Maternità
ADA NEGRI
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MATERNITÀ MILANO Fratelli Treves, Editori PROPRIETÀ LETTERARIA. I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per tutti i paesi, compresi la Svezia, la Norvegia e l'Olanda. Si riterrà contraffatto qualunque esemplare di quest'opera che non porti il timbro a secco della Società Italiana degli Autori.
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Milano, Tip. Treves--1922
Io sento, dal profondo, un'esile voce chiamarmi: sei tu, non nato ancora, che vieni nel sonno a destarmi? O vita, o vita nova!... le viscere mie palpitanti trasalgono in sussulti che sono i tuoi baci, i tuoi pianti. Tu sei l'Ignoto.—Forse pel tuo disperato dolore ti nutro col mio sangue, e formo il tuo cor col mio core; pure io stendo le mani con gesto di lenta carezza, io rido, ebra di vita, a un sogno di forza e bellezza: t'amo e t'invoco, o figlio, in nome del bene e del male, poi che ti chiama al mondo la sacra Natura immortale. E penso a quante donne, ne l'ora che trepida avanza, sale dal grembo al core la stessa devota speranza!... Han tutte ne lo sguardo la gioia e il tremor del mistero ch'apre il lor seno a un essere novello di carne e pensiero; urne d'amore, in alto su l'uomo e la fredda scïenza, come su altar, le pone del germe l'inconscia potenza. È sacro il germe: è tutto: la forza, la luce, l'amore: sia benedetto il ventre che il partorirà con dolore. Oh, per le bianche mani cucenti le fascie ed i veli mentre ne gli occhi splende un calmo riflesso de i cieli: pei palpiti che scuoton da l'imo le viscere oscure ove, anelando al sole, respiran le vite future: per l'ultimo martirio, per l'urlo de l'ultimo istante, quando il materno corpo si sfascia, di sangue grondante pel roseo bimbo ignudo, che nasce—miserrima sorte!...— su letto di tortura, talvolta su letto di morte: uomini de la terra, che pure affilate coltelli l'un contro l'altro, udite, udite!... noi siamo fratelli. In verità vi dico, poichè voi l'avete scordato: noi tutti uscimmo ignudi da un grembo di madre squarciato. In verità vi dico, le supplici braccia tendendo: non vi rendete indegni del seno che apriste nascendo. Gettate in pace il seme ne i solchi del campo comune mentre le forti mogli sorridon, cantando, a le cune: nel sole e ne la gioia mietete la spica matura, grazie rendendo in pace a l'inclita Madre, Natura.