Tempeste
ADA NEGRI
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TEMPESTE Sesto migliaio
MILANO
FRATELLI TREVES, EDITORI
1896
PROPRIETÀ LETTERARIA.
Riservati tutti i diritti
Tip. Fratelli Treves.
È ver, son forte.—Per la via sassosa Lasciai brandelli d'anima e di fede; Pur con superbo piede Salgo ancor verso l'alba luminosa. Offersi il petto a tutte le ferite, I più foschi e implacati odii sfidai; E ai torturanti guai Opposi l'energia di cento vite. Dolorando non mossi un sol lamento Nulla piega il mio fronte e il mio pensiero. Io sono forte, è vero, Io son la quercia che non crolla al vento E una legge d'amor rinnovatrice D'uomini e cose ne' miei canti freme, Eterna, come il seme, Come il bacio del Sol fecondatrice. .... Benedicimi, o Madre.—È per te sola Che combatto, che spero e che resisto. Quando, col sangue misto, Il pianto mi fa strozza ne la gola, Quando sento fra orrende, avide spire Nel tenebror dibattersi la mente, E la virtù possente Che m'infiamma le vene è per morire, Ti guardo, o Madre.—E così fiera e grande M'appari, ne l'eretta e statuaria Fronte di solitaria Cinta di bianche ciocche venerande; Così pura mi sembri, ne la calma Intemerata de' tuoi anni estremi, Tu che i mali supremi Provasti un giorno, e l'agonie de l'alma; Tanta luce ti splende ne le chiare Pupille e tanta dignità nel viso, Nel gesto e nel sorriso, Ch'io mi sento per te rinnovellare: Carne de la tua carne io ridivento, Forza de la tua forza, o Santa, o Vera: Rivive in me l'altera Quercia selvaggia che non crolla al vento.—
Miseria.—La pigion non fu pagata.— A rifascio, nel mezzo de la via, La scarsa roba squallida è gettata. Quello sgombero sembra un'agonia. La tenebrosa pioggia insulta e bagna Il carro, i cenci, i mobili corrosi Dal tarlo, denudati, vergognosi. V'è un'anima là dentro che si lagna; E il letto pensa al disgraziato amore Ch'egli protesse, e che le membra grame Di due fanciulli procreò a la fame, O del tugurio maledetto amore!... E scricchiola fra i brividi: Chi il dritto Diede a la donna schiava e mal nudrita Di crear per un bacio un'altra vita D'angosce?... amor pei poveri è delitto.— Sotto la pioggia il carro stride.—Dietro, Un operaio scarno, a fronte bassa, Segue la sua rovina.—Ei muto passa, Ombroso il guardo, e non si volge indietro: E a lui presso è la donna, la piangente Lacera donna, con due figli.—E vanno Senza riposo, e dove essi nol sanno, E la pioggia gli sferza orrendamente: Un austero dolor che par minaccia Per entro ai cenci ammonticchiati freme, Freme nel carro che cigola e geme. Nei quattro erranti da l'emunta faccia: Quella guasta mobilia denudata Che in mezzo al fango a l'avvenir s'avvia. Quella miseria che ingombra la via Sembra il principio d'una barricata.