Il libro di Sidrach: testo inedito del secolo XIV / pubblicato da Adolfo Bartoli
TESTO INEDITO DEL SECOLO XIV
PUBBLICATO DA ADOLFO BARTOLI
GIÀ COMPILATORE DELL'ARCHIVO STORICO ITALIANO SOCIO DELLA DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA TOSCANA, L'UMBRIA E LA MARCHE
PARTE PRIMA (TESTO)
BOLOGNA Presso Gaetano Romagnoli 1868.
ALL'ECCELLENZA DEL SIGNOR COMMENDATORE CONTE LUIGI CIBRARIO MINISTRO DI STATO, SENATORE DEL REGNO PRIMO SEGRETARIO DI S. M. PEL GRAN MAGISTERO DELL'ORDINE MAURIZIANO EC. EC. EC.
Eccellenza ,
Mi tengo ad onore che possa venire intitolato a Vostra Eccellenza questo volume, il quale, come documento di molte opinioni popolari del medio evo, sarà forse da considerare non affatto inutile alle discipline storiche, e riuscirà, spero, bene accetto agli studiosi della lingua italiana.
So di offerire cosa troppo men che proporzionata al merito della Eccellenza Vostra; ma siami scusa presso a Lei il desiderio che ebbi di dare il Sidrach in custodia ad un nome illustre, e di attestare publicamente la mia riverenza allo scrittore che gli italiani da molti anni amano e venerano.
Della E. V.
Devotissimo Servitore ADOLFO BARTOLI.
Noi stiamo in isperanza che questo Libro di Sidrach non vorrà parere indegno di comparire tra le pubblicazioni a cui dà opera la nostra Commissione pe' Testi di lingua , sia come scrittura del secolo decimoquarto, sia come opera ch'ebbe ad essere nei tempi di mezzo ricercata e letta avidamente in Francia, in Italia ed in altre parti di Europa. Forse questo nome di Sidrach, sotto il quale amò di nascondersi lo scrittore, potrebbe ricordarci quel Sirach, padre di Gesù, reputato autore dell' Ecclesiastico , che i Greci chiamarono Sapienza o Panaretos di Gesù figliuolo di Sirach . Infatti noi troviamo che al nostro libro, in molti codici e in istampe del quattrocento, fu dato il titolo di Fontana di tutte le Scenze ; e un manoscritto dell'Ambrosiana ne chiama l'autore Iesu Sidracho (1) . Ma che che di ciò possa credersi, è fuori di ogni dubbio che lo scrittore di esso libro sperò, con impostura forse non rara a' suoi tempi, nome ed onore di profeta nel mondo; e facendo fascio di ogni erba, pur di darsi per illuminato da sapienza divina, compose una di quelle enciclopedie, ch'erano al medioevo in ammirazione e in amore, e che a noi rimangono come viva e parlante effige di esso. Sidrach di tutto parla, ogni questione risolve, dà a ogni domanda, come che sia, una risposta, facendo mescolanza continua delle cose più diverse, passando da un capitolo di misticismo illibato ad un altro di oscenità stravagante, insegnando al suo re una sapienza, ch'è a noi spesso documento irrecusabile della grossezza di quei tempi. Il libro di questo profeta contiene molto di teologia e di asceticismo: nè mancagli assai di politica, di storia, di medicina, di fisica, di cosmografia; nè un trattato dell'arte astrologica e delle virtù miracolose delle pietre e dell'erbe: imbandigione sontuosa degli errori e dei pregiudizi del medioevo. Quando ai secoli XII e XIII si cominciò a sentire il desiderio e il bisogno di divulgare quelle cognizioni, le quali erano state fino a quel tempo privilegio di pochissimi, vennero composti certi libri, quasi enciclopedie, dove, con più o meno di chiarezza e d'ordine, si raccolse tutto ciò che sapevasi intorno a Dio, alla natura ed all'uomo. La Francia ebbe così l'Imagine del Mondo, il Lucidario, il Breviario d'amore, e, massima fra tutte, l'opera famosa del Bellovacense; l'Inghilterra, i due poemi di Filippo di Thaun e il trattato di Alessandro di Neckam; l'Italia, il Tesoro di Brunetto Latini. Ma pochi tra questi si paiono tanto popolarmente divulgati quanto il Sidrach, del quale esistono codici francesi, provenzali, italiani ed inglesi; e parecchie edizioni fatte in Francia ed in Inghilterra nei secoli quindicesimo e sedicesimo; di maniera che non sono molte le biblioteche d'Europa a cui manchi o un manoscritto o una stampa di esso. Che significa ciò? Perchè ebbero a dilettarsi così nella lettura di questo libro, non solamente l'età di mezzo, ma i secoli posteriori? Come degnò appressare le labbra a questa fontana di acque torbide e lotose il dotto cinquecento? Una delle ragioni che possono spiegare un tal fatto ci pare che sia l'essere stato il libro di Sidrach tenuto quasi come un manuale dell'arte astrologica e dell'arte magica. Non è alcuno che ignori quanto cara fosse al medioevo quella scenza che le leggende narravano insegnata a Cam dagli angeli ribelli. Ma che meraviglia non ebbero dunque a provare le genti, quando nel Sidrach, operatore di prodigi, convertitore di miscredenti, profeta ispirato da celeste virtù, lessero che un angiolo stesso di Dio erasi fatto maestro in astrologia al prediletto Jafet? Questo dovea certo parere come una santificazione della scenza degli astri, la quale era posta così accanto alla teologia; ed anche quasi una canonizzazione della magia, se ne facea professione e ne dava insegnamenti un tale uomo, il quale abbondava in ogni maniera di sapienza più che umana. Tutto il medioevo farneticò dietro gli astrologi e i magi; perchè ogni cosa che avesse del meraviglioso, del fantastico, del soprannaturale, dell'impossibile piacque a quelle immaginazioni ardenti, a quei fervidi cuori; e non il volgo solo, ma anco gli uomini grandi parteciparono fatalmente all'indole morale di quei secoli, ai quali pareva sola ricchezza desiderabile e sola non colpevole sapienza, la fede. Inutile sarebbe parlar qui dell'astrologia, insegnata dal Sidrach chiaramente ed apertamente. Ma questo profeta ed astrologo fece egli veramente anco professione di magia? Di ciò ne è diviso non possa dubitarsi da chi legga i capitoli che discorrono le virtù prodigiose delle pietre e dell'erbe, le quali danno ai muti la favella, la vista ai cechi, fanno vedere le stelle di giorno; obbligano a dire in sogno i propri fatti più riposti e segreti; procacciano odio od amore; sono buone a guarire de' farnetichi, a non annegare nell'acqua, e via discorrendo. Quanto poi non avanzano ed eccedono le pietre in miracolosa virtù! Con lo zaffiro, ad esempio, può l'uomo uscire dalla prigione più vigilantemente guardata; e colla amatista otterrà dal proprio signore tutto che gli piaccia di chiedere. L'onice darà sogni che dicano ciò onde i morti abbisognano; chi abbia sopra di sè calcedonia, sarà parlatore di grande eloquenza; chi dal lato sinistro porti diamante, non potrà, cadendo da cavallo, farsi alcun male, e non commetterà peccato nè d'ira nè di lussuria. Altre pietre ti salveranno da morte subitanea, e se vecchio, ti renderanno forza vigorosa di giovinezza, e ti saranno rimedio ad ogni veleno. Preziosissime notizie dovevano invero esser queste agli uomini de' secoli medioevali; e se i dotti potevano leggere alcune di queste favole o in Dioscoride o in Teofrasto o in Plinio o in Alberto Magno od in altri, chi non sapesse di greco e di latino, nel Sidrach trovava quanto gli bisognasse; e leggendo in un libro di tanta santità era sicuro dalla paventata dannazione dell'anima. Perchè è bene da ricordare come due magie avesse il medioevo: una puramente diabolica, nella quale agli dei del paganesimo si sostituirono i demoni; l'altra, quasi una medicina ed una chimica magica, la quale deriva dalla forza delle piante, degli animali, delle pietre e dei corpi celesti. Chi ignora quello che fossero all'arte magica le erbe, i beveraggi e gli unguenti? Già, per tacere d'altri più antichi, Plinio, pur dichiarando la sua dotta incredulità, parlò dell'erbe buone ad avere figliuoli di bellezza e bontà singolari, a rendersi invisibili, a vincere i nemici, e ad ottenere altri effetti stupendissimi. Anche oggi gli arabi dicono di avere bevande che fanno cantare e ballare ed essere eloquenti; e gli indiani credono che un'erba possa farli mutare in figura di bestia, e che un'altra insegni a scoprire i tesori nascosti (2) . Tutti ci ricordiamo di quel filtro magico o beveraggio d'amore de' romanzi cavallereschi. Questa medicina magica, che è tuttora in uso presso alcuni popoli barbari, fu nel medioevo tenuta in altissima venerazione. E per essa forse acquistarono fama di negromanti Gerberto (il quale in progresso fu fatto volare in aria in compagnia del diavolo), Ruggero Bacone ed Alberto Magno, a cui si attribuirono i curiosi libri de virtutibus herbarum e de virtutibus lapidum , che possono essere considerati appunto come trattati di questa magia naturale di cui parliamo, e che è professata dal Sidrach. Innocua magia, la quale anco delle cose sante fece spesso suo strumento, confondendosi col misticismo, di modo che fabbricò, non solamente unguenti, ma anco orazioni buone ad effetti molto miracolosi (3) ; e che durò lungamente, come può vedersi dalla Physognomonica e da altri libri del Porta.