Storia degli Italiani, vol. 04 (di 15) - Cesare Cantù

Storia degli Italiani, vol. 04 (di 15)

STORIA DEGLI ITALIANI
PER
CESARE CANTÙ
EDIZIONE POPOLARE RIVEDUTA DALL'AUTORE E PORTATA FINO AGLI ULTIMI EVENTI
TOMO IV.
TORINO UNIONE TIPOGRAFICO-EDITRICE 1875
Di età la più felice del genere umano furono da alcuno qualificati gli ottantaquattro anni dalla morte di Domiziano a quella di Marc'Aurelio; e il nome degli Antonini restò così caro ai Romani, che i successori l'aggiunsero al proprio, sebbene non curassero meritarselo; anzi da quel punto si manifesta più apertamente, e senz'ammanti di giurisdizione civile, il despotismo militare; pessima fra le tirannidi, perchè soffoga le passioni che sono vita della società.
Se la suprema podestà apparteneva alla forza, perchè anche le legioni di provincia non sarebbonsi arrogato di salutare imperatore colui che fossero disposte a sostenere colla spada? Massime dopo il tempo che descrivemmo, essendo gli eletti per lo più stranieri, spesso contendenti un coll'altro, scelti fra soldati, e costretti a vivere nei campi, l'impero vestì sembianze affatto militari, e l'imperatore non fu il primo magistrato di Roma, ma il generale degli eserciti, e sua principale e quasi unica cura il contentar questi o frenarli. Ma attesochè l'estensione dell'impero obbligava a mantenerne molti, l'uno per gelosia chiarivasi nemico all'imperatore che fosse eletto dall'altro esercito. Dopo che, coll'estinguersi la famiglia dei Cesari e le succedutevi de' Flavj e degli Antonini, neppure un'ombra di legittimità sosteneva que' principi di ventura, i soldati sentirono di poterli fare e disfare, alzar sullo scudo o trafiggere colle spade.
L'esercito poi e nel fondo e nelle forme era ben altra cosa da quello che vinse il mondo. Augusto lo ridusse stabile, distribuito nelle provincie di frontiera, di cui egli riservossi il governo, sicchè lo stato civile rimaneva distinto dal militare: supremo difetto della costituzione imperiale. La nobile gioventù di Roma e d'Italia non aprivasi più la via alle magistrature col militare a cavallo, ma coll'amministrar la giustizia e le rendite pubbliche: se si applicasse alle armi, non per merito o per anzianità, ma per denaro o nobiltà otteneva il comando d'un'ala di cavalleria o d'una coorte di pedoni. Già Tiberio si lagnava non vi fossero volontarj, e mal si soffrisse la disciplina. Trajano e Adriano sistemarono la milizia quale si conservò sino alla fine dell'impero; e sui loro regolamenti è fondato il compendio di Vegezio De re militari . Augusto aveva assegnato a ciascun pretoriano due dramme al giorno, cioè ottantadue centesimi; Domiziano portò la paga a novecensessanta dramme l'anno; sotto Comodo ne ricevevano mille ducencinquanta, se ben leggiamo un passo confuso di Dione al libro LXXII, discusso da Valois e Reimar. Le altre truppe, fra il 536 e il 703 di Roma, ebbero venticinque centesimi il giorno, sotto Giulio Cesare cinquantuno, sotto Augusto quarantanove, quarantotto sotto Tiberio, quarantacinque sotto Nerone, quarantaquattro sotto Galba, quarantatre sotto Otone, quarantaquattro sotto Vitellio, Vespasiano e Tito, cinquantasette sotto Domiziano.

Cesare Cantù
О книге

Язык

Итальянский

Год издания

2021-02-21

Темы

Italy -- History

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