Storia degli Italiani, vol. 05 (di 15)
STORIA DEGLI ITALIANI
PER
CESARE CANTÙ
EDIZIONE POPOLARE RIVEDUTA DALL'AUTORE E PORTATA FINO AGLI ULTIMI EVENTI
TOMO V.
TORINO UNIONE TIPOGRAFICO-EDITRICE 1875
Ponete una gente, la quale consideri suprema felicità il riposo, e perciò affidi ogni cura a un ente astratto, chiamato il Governo; che all'unità, alla costituzione, al poter centrale, ad altre formole vaghe immoli la vera libertà, nel mentre a questa tributa un'idolatria, ricalcitrante ad ogni superiorità, fino a quella del merito; che professi principj assolutissimi, poi nell'applicazione li stringa in una mediocrità, rivelante il contrasto fra assiomi che si adorano e conseguenze che si ripudiano; e questa gente creda che ad attuar riforme basti il decretarle; chiami civiltà il sottomettere le idee ai fatti positivi e materiali, e la misuri dalla quantità dello scrivere; e perchè essa scrive assai, abbia di sè una stima così profonda, quanto sogliono essere i sentimenti non ragionati, e un conseguente disprezzo per ciò che a lei non somiglia; e pensando che ciò che le sta sott'occhio sia la natura delle cose, non s'immagini una società senza re, nè un re che non faccia tutto: qual gente meno di questa sarà capace d'intendere quel che chiamiamo il medioevo? Di sentimenti, di idee, di ordinamento politico e sociale tanto diverso, qual meraviglia se, nel secolo passato e dalla nazione legislatrice dell'eleganza e veneratrice della monarchia, fu giudicato con tanta, non dirò ingiustizia, ma leggerezza? Un villano onesto ma incolto, col vestire di cinquant'anni addietro, colla cortesia ingenua ed espansiva, col parlare cordialmente chiassoso, ma che ignori le mille importanze del cinguettìo cittadino, non sfogli gazzette, sappia scrivere a malapena, moverà nausea alla squisita e frivola attillatura della buona compagnia, e la ruvida scorza impedirà di apprezzare e nè tampoco scorgere quell'onestà a tutta prova, quell'inalterabile fedeltà alla parola, quell'effettivo amor del paese, quella limpidezza di buon senso, quella disposizione ai sagrifizj, che nel suo villaggio lo fanno il consigliere dei dubbiosi, il conciliatore dei dissidenti, il padre dei poveri.
Cesare Cantù
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CAPITOLO LIX. Odoacre. Teodorico goto. Ultimo fiore delle lettere latine con Cassiodoro e Boezio.
CAPITOLO LX. Fine del regno ostrogoto. — Belisario. — Narsete. Italia Liberata.
CAPITOLO LXI. I Longobardi.
CAPITOLO LXII. Gl'invasori. Legislazione longobarda. Costumi.
CAPITOLO LXIII. I vinti. Con che legge viveano? Quali la condizione e le arti loro?
CAPITOLO LXIV. La Chiesa in relazione coi popoli e coi nuovi dominj. San Benedetto e i monaci.
CAPITOLO LXV. I papi. Gregorio Magno.
CAPITOLO LXVI. Italia disputata fra Longobardi e Greci.
CAPITOLO LXVII. Gli Iconoclasti. Origine della dominazione temporale dei papi.
CAPITOLO LXVIII. Fine del regno longobardo. Rinnovasi l'impero d'Occidente.
CAPITOLO LXIX. L'impero romano-cristiano. Carlo Magno.
CAPITOLO LXXI. Irruzione dei Saracini. Gl'imperatori Franchi.
CAPITOLO LXXII. Imperatori italiani. Gli Ungheri.
CAPITOLO LXXIII. Età ferrea del Pontificato. Ottone il Grande. La corona imperiale e il regno d'Italia passano ai Tedeschi. Si svolge la nazionalità italiana.
CAPITOLO LXXIV. Il feudalismo.
CAPITOLO LXXV. Il Basso Popolo.
CAPITOLO LXXVI. Il Mille. Corrado Salico. L'arcivescovo Eriberto. Enrico III.
CAPITOLO LXXVII. Bassa Italia. I Normanni.
CAPITOLO LXXVIII. La Chiesa. Simonia e concubinato. Gregorio VII. La contessa Matilde. Guerra delle Investiture.
CAPITOLO LXXIX. Repubbliche marittime.
CAPITOLO LXXX. Crociate. — La Cavalleria.
NOTE: