La vita nuova
LA VITA NUOVA
DANTE
CON LE ILLUSTRAZIONI DI DANTE GABRIELE ROSSETTI
Casa Editrice Nazionale ROUX e VIARENGO TORINO — ROMA 1903
A NORMA DELLE LEGGI VIGENTI È RISERVATA LA PROPRIETÀ ARTISTICA DELLA PRESENTE EDIZIONE.
Il Rossetti fu il pittore delle anime. Il simbolismo dei suoi quadri è meno evidente nella scelta degli accessorî, di ciò che sia nella posa, nell’azione e nell’espressione delle figure dipinte e disegnate da lui.
I profondi occhi fissano intensamente come interroganti un’impenetrabile mistero, mentre le bocche, sublimi di bellezza, nate al bacio, hanno un qualche cosa di doloroso che sembra dire mille pensieri nascosti, desideri ardentemente perseguiti; paiono ad un tempo sorridere blandamente e dolorosamente socchiudersi, come in quei che scoprono innanzi a sè cose non mai immaginate nè intraviste, e ne sono addolorati e lieti e sorpresi ad un tempo; e dicono parole che l’orecchio mortale non intende, ma che le anime ascoltano e comprendono, dal di là del dominio dei sensi e delle cose materiate nella esistenza:
« Ed avea seco umiltà sì verace
Che parea che dicesse: Io sono in pace ».
Quel vivere di lui solitario, lontano dai tumulti, dalla battaglia aspra che egli e gli amici suoi sollevavano con i loro lavori, gli aveva permesso d’interrogare e di sentire profondamente dentro sè stesso e di rendere poi, in immaginazioni ricche di sentimento, di luce e di colore, quella sua vita spirituale che gli dettava i sonetti della House of life , e gli aveva insegnato a cercare nei trecentisti, poeti e pittori, — a’ quali per l’anima si sentiva tanto vicino — i maestri del dire e del fare nell’opera sua.
Forse a questo suo modo di comprendere e di fare non fu estraneo l’ambiente nel quale si sviluppò e crebbe la sua giovinezza. Forse il pensiero e l’opera di Dante Gabriele Rossetti sono un risultato di più, fra i tanti meravigliosi, della lotta per il risorgimento italiano.
A Londra, nella casa del padre suo — l’esule poeta vastese — s’incontravano i profughi italiani, i fuggiti al capestro o alla galera del Borbone e dell’Austria, e chi sa quante volte correva e ricorreva su le labbra di quei forti, destinati a vivere nel paese umido e nebbioso, il nome della terra ricca di sole e di fiori. E chi sa quante volte sonò alle orecchie del giovine il nome di Dante, benedetto come quello di colui che, primo, aveva detto all’Italia la parola della sua libertà nazionale.