Poesie e novelle in versi
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1877.
È ver, talora il genio Ama le forme strane, Ma il pensator sa leggere Nelle sue cifre arcane, E sa discerner l'enfasi Del verso che non crea Dal balenar fantastico D'una sublime idea.
Spesso il cantor d'Ofelia, Col labbro d'uno stolto, Strambi concetti mormora Ed è di nebbie avvolto, Ma sempre, come folgore Che irradia la tempesta, Risplende tra le nebbie L'olimpica sua testa….
Evvia!…. se qualche Bécero, Nelle invalide carte, Pallia coll'artificio La mancanza dell'arte; Se con grottesche immagini Pochi grulli impotenti Cercano un vieto elogio A mal composte menti;
Se nella solitudine Dove ti sei rinchiuso È giunto qualche cantico Di giovinetto illuso. Se un impudente o un ebete Parlando in metro oscuro S'imbranca colle vecchie Che dicono il futuro;
Deh!…. non armar la cetera Colla mordente corda! Carni di imbelli vittime Il verso tuo non morda! Frena, romito Antonio, La beffarda parola; Non dir che pochi stolidi Son la moderna scuola!
Serba ai pedanti, agli arcadi, Lo scherno e l'ironia; Taglia pei dorsi elastici Le vesti in parodia; Non fornir armi ai deboli Che temono di noi E che verranno a irriderci Cantando i versi tuoi.
Pensa che ai pochi giovani, Che vedon l'ardua meta, Il ben d'un raro plauso I grami giorni allieta…. E che il maggior cordoglio Che contristi i gagliardi È di sentirsi mettere Col volgo dei codardi.
Esser pöeti è legger nei futuri Giorni; è spaziar nel cielo delle indagini Condannate dai timidi cervelli; Esser pöeti o sentirsi maturi Quando nel sangue bollono i vent'anmi; È ridere di tutto, esser ribelli Alla gloria e agli affanni.
Esser pöeti è librarsi giganti Sull'universo e, in sè raccolti, vivere Animati da incognita scintilla; È accogliere del par sorrisi e pianti, Inni e bestemmie, rantoli e vagiti; È scrutar con impavida pupilla I misteri infiniti;
Ferdinando Fontana
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FERDINANDO FONTANA
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