Garibaldi
FRANCESCO CRISPI
Garibaldi
ROMA
STABILIMENTO TIPOGRAFICO ITALIANO
diretto da L. Perelli
1884.
tratto dalla Nuova Antologia, giugno 1882
La Nuova Antologia vuol rendere anch'essa il suo tributo alla memoria di Giuseppe Garibaldi. Ed il suo direttore, con una squisita cortesia, della quale gli son grato, ha invitato me, che non sono redattore della rinomata effemeride, per adempiere tale ufficio.
La biografia di un uomo—sia pure un grande statista od uno scienziato—è subito fatta. Ma non si può tesser la vita di Garibaldi senza fare la storia italiana degli ultimi 50 anni. E non basta!
Se Garibaldi, sin dalla prima sua giovinezza, ebbe un culto per la patria, se i suoi pensieri, i suoi studî, le sue cure, le sue opere non ebbero altro scopo—l'anima sua generosa spaziava nell'infinito; il dovere per lui non aveva limiti di territorio, egli era il cavaliere dell'umanità. Ed allora come ricordare questa parte della sua vita senza toccare il problema ancora insoluto delle nazionalità, senza parlare dei popoli, che lo invocarono nei momenti del pericolo, che sperarono in lui, ed alla difesa dei quali egli concorse colla spada o con la parola?
Garibaldi al contrario trovava ad armonizzare nella sua mente questi due estremi, Popolo e Re. Laonde egli non credeva tradire la sua coscienza quando al 1859 ed al 1860 scriveva nella sua bandiera il motto: Italia e Vittorio Emanuele . Molto meno credeva poter offendere il Re, quando parlava della republica italiana e del suo avvenire. S'illudeva intanto, quando, pei loro fini particolari, i monarchici al 1859 si vantavano di aver conquistato Garibaldi; e più tardi, al 1879, i republicani s'illusero sperando che Garibaldi fosse ritornato a loro e ch'essi avrebbero potuto valersi di lui per la distruzione della monarchia.
Fin qui ho definito, senza volerlo, la mente politica del nostro eroe; ma ciò non basta, perchè il quadro sarebbe incompleto, se non delineassi l'uomo nella società. Noi siamo nel secolo delle plebi, e nessuno più di Garibaldi ne presentì il prossimo avvenimento e ne patrocinò la redenzione. Ma anche in questo s'ingannarono quei socialisti, i quali avendolo attirato nei congressi internazionali, credettero valersi del suo nome per legittimare le loro teorie.