Il secolo che muore, vol. I
F. D. GUERRAZZI
VOLUME Iº
ROMA Casa Editrice Carlo Verdesi e C. Via del Mortaro, 17 — 1885
PROPRIETÀ LETTERARIA
Roma, Tipografia Nazionale.
INDICE DEL PRIMO VOLUME.
ALLA MEMORIA DI GIORGIO PALLAVICINI
Trent'anni fa gli editori italiani, i quali avessero saputo che il Guerrazzi aveva un libro nuovo da pubblicare, avrebbero fatto a gara a presentargli le loro offerte; e la pubblicazione di quel libro sarebbe stata un avvenimento. Quand'io penso a ciò, mi pare un sogno che quest'opera postuma, che è forse letterariamente la migliore, certo una delle migliori del Guerrazzi, veda la luce soltanto oggi, dopo dodici anni ch'egli è morto. E sì che nell'ultimo periodo della vita di lui si parlò molto di questo nuovo romanzo ch'egli stava allora componendo; e il titolo di esso e ciò che si sapeva o supponeva degli sdegni che l'autore vi avrebbe sfogati contro le istituzioni, i costumi e gli uomini del suo tempo, e l'umore sarcastico di lui dovevano naturalmente accendere la curiosità dei lettori. E la curiosità, almeno per un momento, fu accesa: ma la pubblicazione che di lì a poco, molto improvvidamente, e con poco rispetto verso l'autore, s'incominciò a fare del romanzo a pezzi e bocconi sopra un giornale, bastò subito a spengerla. Varie le cagioni di ciò; politiche e letterarie; ma cagione, forse non ultima, anche il modo poco conveniente di quella pubblicazione, che fu presto troncata.
Il Guerrazzi, che tanto contribuì co' suoi scritti a fare l'Italia, si trovò nel regno d'Italia fra gli spostati e gli scontenti. Certo, a chi non sa scompagnare dal bene della patria le idee di grandezza, di forza e di dignità nazionale, non mancarono cagioni di dolore e di sdegno in quelli anni dal 1859 al '70. Se ne togli i piccoli ma gloriosi fatti d'arme del 1859 e la mirabile epopea garibaldina nelle provincie del mezzogiorno, i fasti della nostra unità sono abbastanza dolorosi, e non tutti molto onorevoli; la cessione di Nizza e Savoia, le battaglie di Custoza e di Lissa, Aspromonte, Mentana, e la presa di Roma (quando, abbandonata dai Francesi, non rimanevano a difenderla che i soldati del Papa). Con tutto ciò chi vorrebbe, piuttosto che averla avuta a questo patto, rinunciare all'unità della patria? Ma il Guerrazzi vide tutto più in nero che realmente non fosse, e fu, finchè gli durò la vita, continuo profeta di sciagure, le quali per fortuna non si avverarono. La miseria pubblica, il fallimento, il disonore nazionale, la perpetuità della dominazione francese e del Papa a Roma, erano gli spettri che assediavano la sua mente, ed erano, per lui, come tutti gli altri malanni della patria, le conseguenze inevitabili, fatali, del governo dei moderati.