La fantesca
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GIUS. LATERZA & FIGLI TIPOGRAFI-EDITORI-LIBRAI
1910
So ben ch'ogniun di voi che mi vedrá cosí vestita di giallo, con faccia cosí pallida e macilente, con gli occhi sbigottiti e fitti in dentro e co' giri d'intorno lividi, con questi faci, serpi e stimoli in mano, desidererá saper chi sia e a che fin qui comparsa, rappresentandosi agli occhi vostri piú tosto una sembianza tragica e mostruosa che convenevole a' giochi e feste della comedia che aspettavate. Né io arei avuto ardir comparir in questa scena, se anticamente non vi fussero comparsi i Lari, gli Arturi, i Sileni, la Lussuria e la Povertá, e se l'amor che porto a queste mie carissime gentildonne non mi avesse fatto romper tutti gli ordini e le leggi. Dirò chi sia e a che fin qui comparsa. Io son la Gelosia.
Ma oimè! che in sentirmi nominare, tutte queste mie nobilissime signore si sono sbigottite e conturbate e hanno annubilato il sereno di lor begli occhi come avessero inteso qualche cosa orribile e paventosa, chiamandomi tòsco e veleno di cuori, peste infernale e conturbatrice de' piaceri, e che io finalmente impoverisca e conturbi tutto il regno di Amore. Orsú, lasciate l'odio e lo sdegno da parte, ascoltate le mie ragioni, che vedrete che non ha amor cosa né piú soave né piú degna di me. Dite, di grazia, che cosa è amore? Non è altro che desiderio di possedere e di fruire la cosa amata: e che sia vero, non vedete i vostri amanti i quali, per venire a questo ultimo fine, vi amano, vi servono e vi adorano, e per voi spendono la robba, la vita e l'onore? Ma, dopo aver acquistato il vostro amore, non vedete che quel desiderio a poco a poco viene ad intepidirsi, a raffreddarsi, anzi a spegnersi in tutto? Questo è vizio della umana natura: che le cose possedute sogliono rincrescere e le vietate esser desiderate. Agli amanti, dopo conseguito l'effetto, manca l'affetto; in voi, conceduto l'effetto, piú cresce l'affetto. Or considerate, signore mie care—se pur è alcuna fra voi che l'abbia provato,—che dispiacer sente quella poveretta, quando dopo tanti prieghi, o spinta da pari ardore o da vera pietade, gli fa dono dell'amor suo, e quando stima che l'amor debba crescere, quello veggia scemarsi, annullarsi, anzi in odio convertirsi? So che alcuna per non poter soffrir tanto martello, o col veleno o co' ferri o col precipitarsi in un pozzo, ha dato fine a sí acerbi dolori. Or ecco l'arte mia, ecco l'aiuto che vi porgo.
Giambattista della Porta
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GIAMBATTISTA DELLA PORTA
LE COMMEDIE
VOLUME PRIMO
BARI
PROPRIETÀ LETTERARIA
AGOSTO MCMX — 25353
PERSONE DELLA COMEDIA
ATTO I.
SCENA I.
SCENA II.
SCENA III.
SCENA IV.
SCENA V.
ATTO II.
SCENA I.
SCENA II.
SCENA III.
SCENA IV.
SCENA V.
SCENA VI.
SCENA VII.
SCENA VIII.
ATTO III.
SCENA I.
SCENA II.
SCENA III.
SCENA IV.
SCENA V.
SCENA VI.
SCENA VII.
SCENA VIII.
SCENA IX.
SCENA X.
SCENA XI.
SCENA XII.
ATTO IV.
SCENA I.
SCENA II.
SCENA III.
SCENA IV.
SCENA V.
SCENA VI.
SCENA VII.
SCENA VIII.
SCENA IX.
SCENA X.
SCENA XI.
ATTO V.
SCENA I.
SCENA II.
SCENA III.
SCENA IV.
SCENA V.
SCENA VI.
SCENA VII.
SCENA VIII.
SCENA IX.