Memorie della vita di Giosue Carducci (1835-1907)

MEMORIE DELLA VITA DI GIOSUE CARDUCCI
(1835-1907)
RACCOLTE DA UN AMICO
(GIUSEPPE CHIARINI).
Seconda edizione corretta e accresciuta.
FIRENZE, G. BARBÈRA, EDITORE. 1907.
FIRENZE, 706-1907. — Tipografia Barbèra Alfani e Venturi proprietari.
Compiute le formalità prescritte dalla Legge, i diritti di riproduzione e traduzione sono riservati.
ALLA MEMORIA
ADRIANO LEMMI.
Feci la conoscenza personale del Carducci nell’estate del 1855. Lo avea veduto tre anni avanti a San Giovannino delle Scuole Pie alle lezioni di filosofia, dove andavo qualche volta benchè avessi terminati l’anno innanzi gli studi. Egli entrò ch’era già cominciata la lezione, entrò con passo ardito e franco e con la testa alta, e andò a mettersi al suo posto nei gradi più bassi dell’anfiteatro. Io aveva sentito parlare di lui con ammirazione dai suoi compagni di scuola, da alcuno dei quali ebbi copia di qualche sua poesia, che mi parve molto bella. Più tardi uno di quelli stessi compagni mi diede a leggere manoscritta la canzone su Dante che il Carducci aveva composta nel 1854 per una Accademia delle Scuole Pie, della quale dovrò parlare più avanti. La canzone avea fatto un po’ di chiasso, specie fra i giovani, e ne corsero delle copie manoscritte, una delle quali appunto fu data a me. Io ne restai vivamente ammirato, e me ne crebbe il desiderio, che già avevo, di conoscere di persona l’autore. Avevo fatta da poco la conoscenza di Enrico Nencioni, stato condiscepolo del Carducci alla scuola di retorica del Padre Barsottini, e suo amicissimo. Esposi a lui il mio desiderio, ch’egli fu lieto di sodisfare. Il Carducci faceva allora il secondo anno di studi alla Scuola Normale Superiore di Pisa; ma veniva spesso nei giorni di vacanza a Firenze, dove aveva parenti, presso alcuno dei quali andava ad alloggiare. Quando lo andai a trovare in compagnia del Nencioni, egli abitava presso una zia, in via Borgognissanti. Andammo di mattina (era di domenica) fra le nove e le dieci. Egli era prevenuto, sapeva che io era un grande ammiratore, anzi adoratore, del Leopardi, che amavo i classici, che facevo dei versi, che ammiravo grandemente i suoi. Ci venne incontro in maniche di camicia; ci demmo subito del tu, come s’usa fra giovani, si cominciò a parlare di letteratura, si parlò del Leopardi, del Giordani; io gli chiesi qualche cosa di suo, egli mi trascrisse lì per lì sopra un grande foglio di carta gli ultimi due sonetti da lui composti, quello che comincia Poi che mal questa sonnacchiosa etade e l’altro Ai sepolcri dei grandi italiani in Santa Croce ; dopo di che ci lasciammo, ed io me ne tornai lieto e contento come se portassi meco un tesoro.

Giuseppe Chiarini
О книге

Язык

Итальянский

Год издания

2024-06-23

Темы

Carducci, Giosuè, 1835-1907

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