Racconti umoristici: In cerca di morte; Re per ventiquattrore

L'autore di questi due racconti fu uomo che ebbe lagrime e dolori molti; gioje pochissime; rari sorrisi e fugaci. Nondimeno talvolta fu piacevole, e in queste pagine si è ingegnato di farvi ridere.
Vi è egli riuscito? Forse non ha fatto che ripetere in altra cadenza, con altro ritmo quell'inno di dolore che proruppe così spontaneo e così gagliardo dal suo petto. Forse la sua maschera è sdruscita e sotto il riso del gioviale s'indovina il gemito d'uno che soffre.
Usategli venia, e siategli grati dell'intenzione. Pensate che egli dorme alcune braccia sotterra, e che non raggiunse il ventinovesimo anno.
Questi due racconti, dei primissimi che segnarono la sua carriera letteraria non hanno i pregi d'altri lavori che nacquero più tardi. Sono ad ogni modo dilettevoli. La forma è facile e spontanea; la tela bizzarra ed immaginosa.
La lettura d'essi non farà male a nessuno; potrà far bene a coloro che vogliano conoscere come gl'ingegni sventurati sappiano ridere.
S. F.
Milano, Luglio 1869.

Pochi anni or sono, in un vecchio palazzo della via Recourse a Londra, conosciuto sotto il nome di Game of chance house (casa dei giuochi di rischio), convenivano ogni sera tutti i giovani eleganti del quartiere così detto di Reckless-men , per azzardarvi qualche migliaio di sterline al whist o al tarocco, ma più specialmente al diamonds-game (giuoco dei quadri).
I fashionables , i zerbini di quel quartiere, dopo aver cavalcato lungo i viali di Regent's park, o tirato di sciabola nelle sale di Mr. Wooden, il celebre schermitore, o gareggiato nelle corse dei boats sul Tamigi, provavano spesso degli assalti di spleen tormentosi, degli orribili istanti di noja; di quella noia fredda, piena, profonda, mortale, che non può essere provata che dagli inglesi, e che ha tanta analogia col loro cielo, colle loro pioggie, e colle loro nebbie perenni. Era naturale che essi sentissero quindi il bisogno di scosse più vive, di emozioni più eccitanti, e che non potendo procurarsele altrimenti, venissero a chiederle al giuoco. Il carattere degli inglesi è freddo e pacato, ma nel fondo del loro cuore vi è sempre qualche cosa di palpitante e di vivo; essi lo sentono e subiscono spesso, loro malgrado, il predominio della loro natura lenta e inflessibile: le maggiori eccentricità inglesi non segnano sovente che il limite estremo dei maggiori sforzi che essi hanno fatto per dominarla e per vincerla. E se è vero che l'affetto del danaro costituisce una delle loro passioni più tenaci, il giuoco che uno dei mezzi più solleciti per moltiplicarlo o per perderlo, deve offrir loro naturalmente una fonte di emozioni energiche e grandissime.

Iginio Ugo Tarchetti
О книге

Язык

Итальянский

Год издания

2009-03-25

Темы

Italian fiction -- 19th century

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