Storia delle repubbliche italiane dei secoli di mezzo, v. 08 (of 16)
J. C. L. SIMONDO SISMONDI
delle Accademie italiana, di Wilna, di Cagliari, dei Georgofili, di Ginevra ec.
Traduzione dal francese.
TOMO VIII.
ITALIA 1818.
STORIA DELLE REPUBBLICHE ITALIANE
Considerazioni intorno al carattere ed alle rivoluzioni del quattordicesimo secolo.
Abbiamo guidati i nostri lettori fino alla fine dei XIV secolo, in quest'importante periodo facendoci una costante legge di tener dietro non solo alle rivoluzioni dei diversi popoli dell'Italia, ma ancora alla generale politica dell'Europa, ed ai rapporti di tutte le nazioni d'oltremonti cogl'Italiani. Chiederemo adesso licenza ai lettori, come abbiamo chiesto in fine del precedente secolo, di trattenerci alquanto con noi per dare un'occhiata allo spazio percorso.
Queste considerazioni sui decorsi tempi non ci saranno cagione di perfetta soddisfazione. Grandi imprese si condussero a fine in questo secolo da uomini sommi che si presentano sulla scena; grandi virtù, grandi delitti, ed in particolar modo un grande sviluppamento dell'umano ingegno occuparono alternativamente la nostra attenzione. Per altro un solo pensiero non si vede riempire ed animare tutti gli spiriti; nè si sente che le rivoluzioni degli stati e le passioni degli uomini tendano verso un solo scopo; ed il secolo per avventura più ricco d'Italia in grandi scrittori, in pensatori profondi, in uomini d'ogni maniera grandissimi, non ha un determinato carattere. Non è già così che si presentano alla nostra memoria gli uomini del secolo dodicesimo e tredicesimo, con quella loro energia di libertà, con quell'ardente desiderio di possanza e di gloria. La storia di tutte le città era in allora quasi la medesima, la vita d'ogni uomo rassomigliava in allora alla vita del suo concittadino, non per un eguale riposo, ma per una attività della stessa natura; tutti tendevano con forza allo stesso scopo, tutti rapidamente avanzavano sulla stessa via, e l'intera nazione aveva un grande carattere, non già solamente perchè contava molti egregi uomini, ma perchè ogni uomo, dal più grande fino al più oscuro, aveva ricevuto dalla natura una doviziosa eredità.