Annali d'Italia, vol. 6 / dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750
ANNALI D'ITALIA 6
DAL PRINCIPIO DELL'ERA VOLGARE SINO ALL'ANNO 1750 COMPILATI DA L. ANTONIO MURATORI E CONTINUATI SINO A' GIORNI NOSTRI Quinta Edizione Veneta
VOLUME SESTO
VENEZIA
DAL PREMIATO STAB. DI G. ANTONELLI ED. 1846
ANNALI D'ITALIA
DAL PRINCIPIO DELL'ERA VOLGARE FINO ALL'ANNO 1500
Roberto io son, che venni, vidi e vinsi , ec.
Chi teneva e chi tien tuttavia il Savonarola per uomo di santa vita, e che egli ispirato da Dio predicesse le cose avvenire, fra non molti anni trovò il tutto avverato. Altre simili predizioni fatte da lui, e nominatamente a Carlo VIII re di Francia, ebbero il loro effetto. Si esibì ancora frate Francesco di confermare alla pruova del fuoco la falsità delle proposizioni suddette; E all'incontro fra Domenico da Pescia domenicano accettò di sostener giuste e verificabili le medesime, con esibirsi di entrar anch'egli nel fuoco. Perchè il frate minore trovò maniera di sottrarsi all'impegno preso, per lui sottentrò un frate Andrea Rondinelli. Adunque, nel dì 17 d'aprile per ordine de' magistrati acceso un gran fuoco, vennero alla presenza d'innumerabil popolo i due contradditori, per provare, se in quella avvampata catasta si sentisse fresco o caldo. Ma non volendo comportare i frati minori che fra Domenico vi entrasse vestito con gli abiti sacerdotali, nè che egli portasse in mano il Sacramento dell'altare, in sole contese terminò tutto quell'apparato, e nulla si fece. Scapitò molto per questo del suo buon concetto il Savonarola, e crescendo l'ardire della fazione a lui contraria, e massimamente degli scapestrati, nella seguente domenica dell'Olivo si alzò contra di lui gran rumore, in guisa che i magistrati, timorosi ancora delle tante minaccie del papa, fecero prendere e menar nelle carceri il Savonarola. Allora fu che infierì contra di lui chi gli volea male. Corse tosto a Firenze un commessario del papa per accendere maggiormente il fuoco, ed accelerar la morte dell'infelice. Si adoperarono i tormenti per fargli confessare ciò che vero non era; e si pubblicò poi un processo contenente la confessione di molti reati, che agevolmente ognun riconobbe per inventati e calunniosi. Venuto dunque il dì 23 di maggio, vigilia dell'Ascensione, alzato un palco nella piazza, quivi il Savonarola degradato insieme con due frati suoi compagni, cioè Silvestro e Domenico, fu impiccato, i loro corpi dipoi bruciati, e le ceneri gittate in Arno, per timore che tanti divoti di questo religioso le tenessero per sante reliquie. Restò appresso involta in molte dispute la di lui fama, riguardandolo gran copia di gente, cioè tutti i buoni, qual santo e qual martire del Signore; ed all'incontro tutti i cattivi per uomo ambizioso e seduttore. Dio ne sarà stato buon giudice. Certo è ch'egli mancò al suo dovere, dispregiando gli ordini del papa, i cui perversi costumi non estinguevano già in lui l'autorità delle chiavi. Parimente lodevole non fu nel Savonarola il cotanto mischiarsi nel governo secolare della repubblica fiorentina: cosa poco conveniente al sacro suo abito e ministero. Per altro, ch'egli fosse d'illibati costumi, di singolar pietà e zelo, tutto volto al bene spirituale del popolo, con altre rarissime doti, indicanti un vero servo di Dio, le cui opere stampate contengono una mirabil unzione e odore di santità, non si può già negare. Ma di questo avendo pienamente trattato Gian-Francesco Pico conte della Mirandola, dottissimo scrittore suo contemporaneo, nella Vita ed Apologia del medesimo Savonarola, e Jacopo Nardi Fiorentino, anch'esso allora vivente, nella sua Storia di Firenze, senza che io osi di far qui da giudice, rimetto ai loro scritti il lettore che più copiosamente desideri d'essere informato di quella lagrimevol tragedia.
Lodovico Antonio Muratori
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