Le nostalgie
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1883
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Invitte stanno le superne cime Ancor dal genio umano inesplorate; Noi, nell'ore moderne scolorate, Dimentichiamo i mali della vita Cercando intorno le dorate rime.
Le cerchiamo nell'anima ferita E nell'azzurra terra ove si sogna, Le cerchiamo nel ver, nella menzogna, Nella brama d'un'estasi incompita, Nel rimpianto dell'uomo, in quel che agogna.
Facciamo scaturire una fontana Dalla sabbia—e dal mal la Poesia, Poichè l'evocatrice fantasia Che non ha culla e che non ha confine, Dovunque regna e da ogni cosa emàna.
E nel suo regno non vi son più spine, Non v'è di luce un troppo caldo raggio… Spira sempre una blanda aura di maggio, Simile a un soffio di spiaggie divine Che spande oblìo sovra il terren viaggio.
E là talor dell'immenso poema Qualche verso ne dice il rio, lo stelo; Sorge dal suolo una nota di cielo, Un lampo guizza allo sguardo abbagliato E intravediam la verità suprema.
Nell'oscuro desir del nostro fato, Cui sol misterïoso Amore schiara, Invan cerca lo spirito assetato Il ver celato dalla sorte avara. —E forse il nostro sogno è il meno errato.
È il metro stesso che la mente ispira, E quando in noi sentiam lo sconosciuto Poter, che tutto intorno a noi fa muto, Oh l'ascoltiam! Che forse s'ode il vero Da una corda ancor muta della Lira.
Forse nel ritmo è chiuso ogni mistero E nella Forma è la suprema legge, Forse un concerto l'universo regge, E nelle norme d'un divin pensiero Ogni stella pel ritmo si sorregge.