Storia dei musulmani di Sicilia, vol. III, parte I
STORIA DEI MUSULMANI DI SICILIA
SCRITTA DA MICHELE AMARI.
VOLUME TERZO Parte Prima.
FIRENZE. SUCCESSORI LE MONNIER. — 1868.
Proprietà letteraria.
Facendomi a pubblicare questo mio IIIº volume dieci anni dopo il IIº e non presentandolo pur compiuto, debbo scolparmi di un ritardo che parrebbe tanto meno perdonabile, quanto egli è noto che da lungo tempo aveva io, in Parigi, raccolti i materiali tutti e abbozzata l’opera da un capo all’altro. In fatti, uscito il Iº volume nel 1854, lo segui il IIº nel 1858; e nello stesso anno erano già composte in caratteri da stampa 54 pagine del presente volume. Ma ritornato in Italia per causa de’ grandi avvenimenti del 1859, io non mi chiusi in uno scrittoio. Qualche ufficio pubblico esercitato, qualche altro lavoro dato alla luce, mi distoglieano sì fattamente dalla Storia dei Musulmani di Sicilia, che ho potuto appena, un po’ nel 1862 e un po’ dal 1865 in qua, scrivere il rimanente del quinto libro; il quale termina con l’assetto della dominazione normanna, e compone questa prima parte del IIIº volume. La seconda parte, ossia il sesto libro, toccherà le vicende dei Musulmani che mano mano si dileguarono dall’isola. Ho cagione di sperare che cotesta parte finale del volume e dell’opera sia presto compiuta; sì ch’io possa nel corso dell’anno vegnente dar opera alla traduzione de’ testi arabici, che stampai a Lipsia il 1857; i quali sono la fonte principale di queste istorie.
Nè sembri smentita la buona intenzione dal fatto che, dopo avere differito per dieci anni, io non voglia or aspettare una diecina di mesi per compiere il presente volume. Io ho richiesto l’editore di pubblicarne la prima parte senza altro indugio, perchè in oggi i libri invecchian presto: e già è uscito in Italia e oltremonti qualche lavoro su periodi istorici confinanti da un lato o da un altro con quello ch’io presi a trattare. Altri lavori so che si preparano. Ragion vuole che le mie fatiche, quali che si fossero, non rimangano inutili ad altrui; e che intanto ciascun s’abbia il merito delle idee proprie e delle proprie ricerche.