Storia dei musulmani di Sicilia, vol. III, parte II

STORIA DEI MUSULMANI DI SICILIA
SCRITTA DA MICHELE AMARI.
VOLUME TERZO Parte Seconda.
FIRENZE. SUCCESSORI LE MONNIER. — 1872.
Proprietà letteraria.
Trapasserei di molto i limiti ch’io mi proposi mettendo mano a quest’opera, s’io continuassi a trattare per filo e per segno la storia della Sicilia fino al tempo che vi rimasero abitatori musulmani. Nel presente libro io dunque toccherò per sommi capi le vicende della corte e de’ popoli cristiani, quanto basti a rischiarar quelle de’ Musulmani, delle quali noterò ben tutti i particolari che siano pervenuti infino a noi. Aggiugnerò le relazioni del principato co’ Musulmani di fuori; sì per la connessione del subietto, e sì per la novità dei fatti che, la più parte, si raccolgon ora per la prima volta negli scritti arabici.
Entrando la state, Giorgio salpò dai porti di Sicilia, con dugencinquanta legni carichi di uomini, d’armi e di vittuaglie. Approdato alla Pantellaria, fece prendere improvvisamente una barca mandata da Mehdia a sopravvedere le sue mosse; vi trovò le gabbie de’ colombi messaggeri; giuratogli dall’ufiziale di Hasan non essere stato spacciato altro avviso, costrinselo a scrivere di propria mano, come de’ legni testè arrivati di Sicilia portavano che l’armata degli Infedeli fosse partita per l’Arcipelago. Grande allegrezza destò in Mehdia cotesto annunzio; ma non durò oltre l’alba del lunedì, due sefer del cinquecenquarantatrè (22 giugno 1148) quando comparve all’orizzonte tutto il navilio siciliano, che a forza di remi penosamente s’avvicinava, contrastato da un gagliardo vento. Avea Giorgio misurato il cammino in guisa da por la gente su l’istmo innanzi giorno; talchè all’aprir le porte della città, le si trovassero guardate di fuori ed anima viva non ne scampasse. Ma fallito, per cagion del vento, cotesto disegno, l’Antiocheno cercò di tener a bada i cittadini finchè tutta l’armata potesse arrivare a terra. Gittata l’àncora lungi dal porto, mandò per un suo legnetto veloce a dire ad Hasan, non temesse; ei veniva amico e leale osservatore de’ trattati; chiedea soltanto gli desse in mano gli uccisori di Jûsuf e, non potendo, inviasse le sue genti per combattere insieme con quelle del re contro gli occupatori di Kâbes. Convocati dal principe i dottori della legge e gli ottimati, non era chi non capisse che suonava l’ultim’ora di casa Zirita: nondimeno i più animosi consigliarono la difesa. Hasan, fosse abnegazione o sgomento, e ch’e’ si vedesse intorno visacci da traditori, troncò la disputa. Ricordò le milizie poche e lontane, a campo a Tunis; la città aver appena vivande per un mese; circonderebbela il nemico per mare e per terra e la prenderebbe inevitabilmente per battaglia o per fame: ed allor che avverrebbe? Più che il regno, più che i suoi palagi, egli amava i Musulmani; volea camparli dalle uccisioni, dal saccheggio, dalla cattività. “Io non manderò mai, conchiuse, i miei insieme coi Cristiani a combattere Musulmani: nè a prezzo di tanta infamia pur salverei la città, sol darei tempo al nemico di coglierci tutti alla rete. Non v’ha scampo che nella fuga. Io monto a cavallo e chi vuole mi segua.” E fatto un fascio delle cose più preziose e manesche, andò via in fretta, con la famiglia e gli intimi suoi. Molti cittadini gli tenner dietro; portando seco le donne, i figliuoli, il danaro e la roba di pregio, come ciascun potea. Molti si nascosero nelle case de’ Cristiani e nelle chiese.

Michele Amari
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О книге

Язык

Итальянский

Год издания

2019-11-26

Темы

Muslims -- Italy -- Sicily; Sicily (Italy) -- History -- 800-1016

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