Sola contro tutti!
NICOLA MISASI
Sola contro tutti!
ROMANZO
SÉGUITO DI
CAPITAN RICCARDO
1911 — Dott. RICCARDO QUINTIERI — Editore MILANO — Corso Vittorio Emanuele, 26
Proprietà Letteraria
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SOC. AN. PER LE ARTI GRAFICHE «LA GUTENBERG» — MILANO, Corso Romana, 113
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Sua Maestà il Re Ferdinando IV, per grazia di Dio Re di Napoli e di Sicilia, si annoiava mortalmente nel suo esilio della Ficuzza, la villa che era tutto il suo regno ormai, quantunque anche in essa non fosse libero che di attendere ai prediletti esercizi ginnastici, alla caccia nel parco e ad ascoltar due o tre messe nella cappelluccia. Lord Bentinck l’aveva costretto a nominar Vicario Generale l’erede presuntivo della Corona, che aveva piegato ai suoi voleri e del quale era sicuro, perchè un odio profondo, in cui metteva tutta l’energia della sua anima frolla, lo divideva dalla madre che gl’Inglesi accusavano di aver tentato d’avvelenarlo. Il Re si era acconciato mal volentieri a quella vita che gli divenne insopportabile sol quando il suo caro duca d’Ascoli era stato dagl’Inglesi esiliato in Sardegna. Non gli restava dunque nessuno più dei suoi vecchi amici, chè gli altri, come il conte di S. Marco, il duca di Sangro, i marchesi di Circello erano venduti agl’Inglesi che ne avevano fatto le loro spie. Di una sola cosa il vecchio Re era contento, di viver diviso dalla moglie che era stata relegata a Castelvetrano, la quale però di tanto in tanto, e sovente di nascosto, si recava a visitarlo per non perdere l’ascendente su lui, ascendente che non gl’impediva di confortare i suoi ozii nella compagnia di una bellissima vedovella, Lucia Migliaccio, principessa di Partauna, che doveva poi divenir regina morganatica col titolo di duchessa di Floridia.
Sapeva Carolina d’Austria la senile passioncella del marito? Se la sapeva non era donna da impensierirsi per sì poco: ben altro occupava la sua torbida mente, da ben altra spina erano punti il suo cuore ed il suo orgoglio. L’odio in lei per gl’Inglesi era divenuto assai più rovente di quello che aveva covato per coloro che l’avevano scacciata dal trono di Napoli. Almeno i Francesi avevan combattuto da nemici leali, e solo al valore dovevano la conquista: ella che aveva dello eroico nella sua natura così complessa, così varia, così contradicente, così fluttuante tra il bene ed il male; ella che aveva tutti i grandi vizi e nessuna delle virtù piccine che il volgo apprezza più delle grandi, era fatta per comprendere le ambizioni e gli ambiziosi, ammirava il Bonaparte, e di aver lottato lei sola contro di lui si sentiva ben fiera; ma odiava e sprezzava quegl’Inglesi calcolatori e subdoli, che a poco a poco, freddamente, lentamente, senza venir meno alle convenienze, avevano relegato il marito in una villa, lei in un villaggio e spadroneggiavano crudelmente sulla Sicilia, il cui Parlamento, ossequioso ai voleri di lord Bentinck, emanava leggi in nome di re Ferdinando, leggi nefaste pel popolo siciliano ma che favorivano la non mai appagata ingordigia degli Inglesi. Questo accresceva il suo cruccio; non che a lei importasse del popolo ammiserito, cui era stato tolta ogni libertà; ma poichè è proprio dell’umana natura l’odiar negli altri quei vizi ai quali siamo più inclinati, lor faceva una colpa della crudeltà e della prepotenza, come faceva una colpa al popolo che sopportava senza ribellarsi le angherie e le spoliazioni.