Istoria civile del Regno di Napoli, v. 4 - Pietro Giannone - Libro

Istoria civile del Regno di Napoli, v. 4

ISTORIA CIVILE DEL REGNO DI NAPOLI
PIETRO GIANNONE
VOLUME QUARTO
MILANO PER NICOLÒ BETTONI M.DCCC.XXI
STORIA CIVILE DEL REGNO DI NAPOLI
Il Regno di Guglielmo I non tanto per le forze d'esterior nemico, quanto per l'interne rivoluzioni dei suoi Baroni, fu tutto perturbato e sconvolto, e si rese memorabile più per le congiure e sedizioni contro la sua persona, e de' maggiori personaggi della sua Corte, che per guerre e battaglie. Cagione di tanti mali fu l'aver voluto questo Principe dispregiare le azioni dell'ottimo padre, e permettere che lo stato della Corte, con tanta industria da colui riformato in meglio, andasse in ruina, avendo egli que' personaggi, che Ruggiero avea tenuti per suoi famigliari, parte condennati in esilio, e parte imprigionati. Ma assai più che conveniva, avendo innalzato Majone di Bari a' primi onori del Regno, e fattolo suo Grand'Ammiraglio, pose anche in sua mano tutto il governo del Regno: e gli fu sì caro, che dove agli altri era cupo ed austero, a costui solo era aperto e trattabile: di che offesi i principali Baroni s'alienarono da lui in maniera, che gli posero sossopra il Regno, come di qui a poco diremo.
Vedutosi perciò in tanta sublimità vennegli pensiero, come finalmente potesse giungere al disegno di usurpare il Regno; e scorgendo non restargli ora altro che fare, se non torsi dinanzi tutti coloro, che potevano impedire il suo disegno, a questo solo drizzò tutti i suoi talenti ed i suoi pensieri.
Temea egli più degli altri in tal impresa Simone Conte di Policastro figliuolo bastardo, come si disse, del Re Ruggiero, Roberto di Bassavilla Conte di Loritello consobrino di Guglielmo, ed Eberardo Conte di Squillace, la cui virtù era assai nota a ciascuno, e sapea certo non potersi nè con premio, nè con fraude corrompere la lor fede, e conoscea, che salvi costoro, egli s'affaticava indarno. Incominciò adunque a maneggiar la lor ruina, e conoscendo essergli mestiere aver per compagno de' suoi consigli Ugone Arcivescovo di Palermo, acciocchè col suo ajuto potesse recar più agevolmente a fine il suo intendimento, essendo l'Arcivescovo uomo avveduto e di grande animo, ed atto a qualsivoglia grande affare, ed anch'egli avido di comandare: cominciò primieramente l'Ammiraglio, a scoprirgli pian piano il suo pensiere, dandogli a vedere, che tolta la vita al Re, come uomo non atto al governo e malvagio, sarebbe poscia agevolmente venuta in lor potere la cura de' piccioli figliuoli, per la qual cosa sarebbero essi stati Signori del tutto, insin che que' fanciulli fossero a perfetta età pervenuti. Non volle scoprirgli l'animo, ch'egli avea di usurparsi il Regno, acciocchè colui non si smarrisse per la grandezza della malvagità, sperando, se potesse divenir Tutore de' figliuoli del Re, non potergli niuna cosa più impedire il suo desiderio. Strinse per tanto l'amistà con l'Arcivescovo con strettissimo giuramento d'ajutarsi l'un l'altro egualmente in ogni fortuna, e fece sì che egli divenne prestamente amico e famigliare del Re, acciocchè approvasse, e difendesse appo lui qualunque cosa, ancorchè scellerata, ch'ei facesse.

Pietro Giannone
О книге

Язык

Итальянский

Год издания

2015-12-07

Темы

Italy -- History -- 476-1492; Naples (Kingdom) -- History

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