Istoria civile del Regno di Napoli, v. 9 - Pietro Giannone - Libro

Istoria civile del Regno di Napoli, v. 9

ISTORIA CIVILE DEL REGNO DI NAPOLI
PIETRO GIANNONE
VOLUME NONO
MILANO PER NICOLÒ BETTONI M.DCCC.XXII
STORIA CIVILE DEL REGNO DI NAPOLI
Rimosso, per le cagioni rapportate nel precedente libro, il Conte d'Olivares, fu da Filippo III destinato Vicerè il Conte di Lemos, il quale giunto in Napoli a' 16 di luglio del 1599 insieme con D. Caterina di Zunica sua moglie e D. Francesco di Castro suo figliuolo secondogenito, applicò subito (essendo di spirito grande e magnanimo) a perfezionare ed ingrandire gli Edificj pubblici, che i suoi predecessori aveano lasciati imperfetti. Ma tosto fu richiamato a cose più gravi e serie, per una congiura ordita in Calabria da Tommaso Campanella, della quale bisogna ora far parola.
Costui avendo sofferta lunga prigionia in Roma, dove i suoi difformi costumi e l'aver dato sospetto di miscredenza, l'Inquisizione gli avea fatto soffrire i suoi rigori, ritrattandosi degli errori, e mostrandone pentimento, ottenne d'esser liberato; ma gli fu assegnato per sua dimora un picciol Convento in Stilo sua patria, donde non potesse più vagare. Ma essendo di genio torbido ed inquieto, per vendetta de' rigori sofferti in Roma, cominciò in quell'angolo a tentar nuove cose. Persuase a' Frati di quel Convento, che nell'anno 1600, secondo gli aspetti degli Astri, di cui egli ben s'intendeva, doveano accadere grandi revoluzioni e mutazioni di Stato, e spezialmente nel Regno ed in Calabria: che per ciò bisognava prepararsi e far comitiva di gente armata, perchè a lui gli dava il cuore in quella rivoluzione di mutar le Calabrie, ed il Regno in una ottima Repubblica, con toglierlo dalla tirannide de' Re di Spagna e de' loro Ministri, gridando libertà ; e perch'era un grande imbrogliatore, sovente nelle sue prediche diceva, ch'egli era destinato da Dio a tal impresa, e che di questo suo fatto nelle profezie di S. Brigida, in quelle dell'Abate Gioachimo e di Savonarola, e nell'Apocalissi stessa si faceva memoria, ancorchè ad altri oscura, a lui molto chiara. Che per ciò egli avea eletti due mezzi, cioè la lingua e le armi . Colla lingua bisognava predicar libertà contra la tirannide de' Principi e de' Prelati, per animar i Popoli a scuoter il giogo; e che per ciò egli avrebbe il seguito di molti Religiosi, che avrebbero con lui cooperato a questo fine. Per le armi , egli per terra si credeva facilmente avere quelle de' Banditi e degli altri fuorusciti, e dopo aver mossi costoro, d'aver il concorso della plebe minuta, e con romper le carceri abbruciare i processi e dar libertà a tutti, accrescere le forze: oltre di molti Signori e Prelati, li quali avrebbe tratti a quest'impresa. Per mare e' si fidava aver l'armata del Turco, il quale sarebbe accorso a dargli ajuto.

Pietro Giannone
О книге

Язык

Итальянский

Год издания

2015-12-07

Темы

Italy -- History -- 476-1492; Naples (Kingdom) -- History

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