Vita di Guarino Veronese
REMIGIO SABBADINI
VITA DI GUARINO VERONESE
GENOVA TIPOGRAFIA DEL R. ISTITUTO SORDO-MUTI 1891
Estratto dal Giornale Ligustico , anno XVIII.
INDICE
Questa Vita è condotta sull'Epistolario inedito di Guarino. Non vi ho apposto note, perchè ne avrebbero accresciuto smisuratamente il volume; dall'altra parte è stato mio intendimento di dare al racconto biografico una forma, per quanto era in me, artistica, liberandolo da ogni ingombro di citazioni e di discussioni e mantenendolo, possibilmente, sempre oggettivo.
Le molteplici relazioni di Guarino col suo tempo, raccolte in gruppi di maggiore o minor numero di anni, sono state ora intrecciate con la biografia, ora rappresentate separatamente, secondo l'opportunità. Da esse si vedrà come Guarino e il suo secolo si illustrino vicendevolmente, ma senza che la personalità Guariniana ne rimanga scemata o sopraffatta.
Nella storia dell'umanismo Guarino è una delle più grandi e simpatiche figure; se io sia riuscito a ricomporla nella sua nativa interezza, tocca al lettore il dirlo; a me basta la coscienza di avere a questa ricomposizione consacrato non piccola parte della mia vita e sofferto per essa «fami, freddi e vigilie».
Catania 16 ottobre 1890.
R. Sabbadini.
1. Da donna Libera e da mastro Bartolomeo dei Guarini nacque Guarino in Verona nel 1374, l'anno della morte di Francesco Petrarca. Dalla patria egli desunse il soprannome di Veronese . Aveva un fratello, Lorenzo, il quale un bel giorno scomparve da Verona, senza che la famiglia ne avesse poi più notizie. Rimasero i due fratelli sin dai teneri anni orfani del padre. A Guarino l'immagine paterna tornava alla mente come una nebbia e un sogno. Bartolomeo prese parte alla guerra combattuta nel 1386 tra Francesco da Carrara, signore di Padova, e Antonio della Scala, signore di Verona, la quale finì miseramente con la disfatta dei Veronesi nella battaglia del 25 giugno presso a Padova. Le soldatesche veronesi erano guidate da Cortesia Serego, capitano che a dir di Guarino «di battaglie non se ne intendeva se non per quanto le avea lette nei libri o vedute nei quadri». Mastro Bartolomeo fu fatto prigioniero con altri ottomila e morì poco dopo tra i nemici. Allora Guarino era appena dodicenne. I due figli rimasero sotto la cura della madre Libera «il modello delle mogli e delle vedove», la quale da quel dì in poi si consacrò tutta alla loro educazione.