Gl'ingannati degli accademici intronati di Siena / Commedie del Cinquecento
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BARI GIUS. LATERZA & FIGLI TIPOGRAFI—EDITORI—LIBRAI 1912
GHERARDO vecchio VIRGINIO vecchio CLEMENZIA balia LELIA fanciulla SPELA servo di Gherardo SCATIZZA servo di Virginio FLAMMINIO innamorato PASQUELLA fante di Gherardo ISABELLA fanciulla GIGLIO spagnuolo CRIVELLO servo di Flamminio Messer PIERO pedante FABRIZIO giovinetto figliuolo di Virginio STRAGUALCIA servo del pedante AGIATO oste FRULLA oste FANCIULLINA figliola della balia.
Io vi veggio fin di qua, nobilissime donne, meravigliare di vedermivi cosí dinanzi in questo abito e, insieme, di questo apparecchio come se noi avessimo a farvi qualche comedia. Comedia non vi dovete pensare: ché, infin l'anno passato, voi poteste conoscere che l'Intronati avevano il capo ad altro che alle comedie; e poi vedeste, l'altro giorno, qual fusse intorno alle cose vostre l'animo loro e che non volevano piú vostra pratica né venirvi piú dietro, come quelli che non gli piaceva piú essere morsi, rimenati per bocca e tocchi fino al vivo da voi. E però abbruciarono, come voi vedeste, quelle cose che gli potevano far drizzare la fantasia e crescer l'appetito di voi e delle cose vostre. Ora vi voglio cacciar questa meraviglia del capo. Questi Intronati, a dirvi 'l vero (e crediatemi, ch'io gli ho sentiti), si dolgono strettamente d'essere entrati in questo farnetico ed hanno una gran paura che voi, come quelle che avete di che, non pigliate quella lor facenda per la punta di modo che, per l'avvenire, voi glie ne teniate la lingua e gli voltiate le spalle ogni volta che gli vedrete. E, per questo, m'hanno spinto qui per imbasciadore, oratore, legato, procuratore o poeta, pigliatel come v'entra meglio nella memoria. Io mi truovo il mandato ampio, in buona forma. Prestatemi la fede vostra; altrimenti gli è forza ch'io vel mostri, ché l'ho portato meco. Dico ch'io so' qui a posta per far questa pace e rappiccarvi insieme con loro, se ne sète contente; ché, a dirvi il vero, le lor facende, senza voi, son fredde e presso che perdute e, se non ci si ripara, se ne vanno in un zero. Fatelo, eh! fatelo, donne; ché ve ne metterá bene. Voi conoscete pur la natura loro: che, se voi gli volgete una volta gli occhi un poco pietosi, e' si lasceranno maneggiare, portar per bocca (da voi, però, non da altri, ché non starebbon forti) e straziare, toccar nel vivo con le parole, coi fatti, star di sopra a ogni cosa e esser sempre le prime voi. O che volete? sète contente? faretelo o no?… Voi non rispondete? Non lo negando, questo è buon segno. Mirate s'elli hanno voglia di farlo, questo accordo! che, quasi in tre dí, hanno fatto una comedia; e oggi ve la voglion far vedere e udire, se voi vorrete. Ecco che voi sapete ora quel che vuol dire questo apparecchio, chi io sono e quello ch'io vi faccio d'intorno. Questa comedia, per quanto io ne abbia inteso, la chiamano L'ingannati : non perché fusseno mai ingannati da voi, no, ché mai non l'ingannaste e vi conoscan pur troppo bene (ma ben gli avete sforzati sempre né se ne son possuti guardar tanto che basti); ma la chiamano cosí perché poche persone intervengono nella favola che, nel compimento, non si trovino ingannate. Ma e' ci son degli inganni, tra gli altri, d'una certa sorte che volesse Iddio, per il mal ch'io vi voglio, che voi fusse ingannate spesso cosí, voi, ed io fussi l'ingannatore! ché io non mi curarei di rimaner sotto all'ingannato. La favola è nuova e non altronde cavata che della loro industriosa zucca onde si cavorno anco, la notte di beffana, le sorti vostre; per le quali vi parve che l'Intronati vi mordesser tanto in su quel fatto del dichiarare e diceste che gli avevan cosí mala lingua. Ma e' si par ben che voi non l'avete assaggiate; ché forse non direste cosí, ma gli difendereste e terreste la parte loro da buone compagne in tutti quei luochi che bisognasse. So ben che non ci mancherá chi dica che questa è una insalata di mescolanza. A questi tali io non voglio, io, rispondere, perché, come ella si sia, gli basta ch'ella piaccia a voi sole: alle quali essi, con ogni loro studio, si sono ingegnati sempre di piacere principalmente; e questo pensano che gli verrá fatto di leggero e maggiormente se ce n'è tra voi delle pregne a cui soglion spesso piacere, non pur di questi cotali spettacoli, ma i carboni pesti, la cocitura dell'accia, la polver dei mattoni, i calcinacci e cosí fatte cose. Agli uomini non importa ch'ella piaccia o no, perché l'Intronati hanno ordinato un modo che nissun di loro la potrá né vedere né udire, se giá non son ciechi. E però, se qualche sacciuto maligno, tirato dal desiderio che gli ha d'apontarci, avesse una gran voglia di vederla o udirla, cavisi gli occhi perché altrimenti non la corrá. Io so che vi parrá strano che i ciechi la vegghino. E pur sarà vero; e intendarete come, se voi arete tanta pazienzia ch'io vel mostri.
Unknown
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GL'INGANNATI
RECITATORI DELLA COMEDIA
PROLOGO
ATTO I
SCENA I
SCENA II
SCENA III
SCENA IV
SCENA V
ATTO II
SCENA I
SCENA II
SCENA III
SCENA IV
SCENA V
SCENA VI
SCENA VII
SCENA VIII
ATTO III
SCENA I
SCENA II
SCENA III
SCENA IV
SCENA V
SCENA VI
SCENA VII
ATTO IV
SCENA I
SCENA II
SCENA III
SCENA IV
SCENA V
SCENA VI
SCENA VII
SCENA VIII
SCENA IX
ATTO V
SCENA I
SCENA II
SCENA III
SCENA IV
SCENA V
SCENA VI
SCENA VII
SCENA VIII
FINE DEL VOLUME PRIMO.
NOTA
AVVERTENZE GENERALI
GL'INGANNATI