XIII

Vago augelletto che cantando vai,
Ovver piangendo il tuo tempo passato,
Vedendoti la notte e ’l verno a lato,
E ’l dì dopo le spalle e i mesi gai;
Se come i tuoi gravosi affanni sai,
Così sapessi il mio simile stato,
Verresti in grembo a questo sconsolato
A partir seco i dolorosi guai.
I’ non so se le parti sarian pari;
Che quella cui tu piangi è forse in vita,
Di ch’a me Morte e ’l Ciel son tanto avari:
Ma la stagione e l’ora men gradita,
Col membrar de’ dolci anni e degli amari,
A parlar teco con pietà m’invita.