XV
| Voi ch’ascoltate in rime sparse il suono Di quei sospiri ond’io nudriva il core In sul mio primo giovenile errore, Quand’ era in parte altr’uom da quel ch’i’ sono; Del vario stile, in ch’io piango e ragiono Fra le vane speranze e ’l van dolore, Ove sia chi per prova intenda amore, Spero trovar pietà, non che perdono. Ma ben veggi’ or, sì come al popol tutto Favola fui gran tempo: onde sovente Di me medesmo meco mi vergogno: E del mio vaneggiar vergogna è ’l frutto, E ’l pentirsi, e ’l conoscer chiaramente Che quanto piace al mondo è breve sogno. |