SONNETS

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XXXI. A che più debb’io mai l’intensa voglia[72]
XVIII. Al cor di zolfo, alla carne di stoppa[74]
XLI. Colui che fece, e non di cosa alcuna[83]
XVII. Com’esser, donna, può quel ch’alcun vede[7]
XIV. Da che concetto ha l’arte intera e diva[5]
I. Dal ciel discese, e col mortal suo, poi[3]
XXI. D’altrui pietoso e sol di sè spietato[68]
XXV. Dimmi di grazia, amor, se gli occhi mei[11]
XXIX. I’ mi credetti, il primo giorno ch’io[15]
XIX. Io mi son caro assai più ch’io non soglio[7]
XXXIX. La ragion meco si lamenta e dole[19]
XXVIII. La vita dal mie amor non è ’l cor mio[13]
XV. Non ha l’ottimo artista alcun concetto[5]
XXVI. Non men gran grazia, donna, che gran doglia[79]
XXVII. Non posso altra figura immaginarmi[13]
XL. Non so se s’è la desiata luce[19]
LII. Non vider gli occhi miei cosa mortale[23]
XLIV. O nott’, o dolce tempo benchè nero[21]
XLIII. Perchè Febo non torc’e non distende[21]
XXXIII. Perchè tuo gran bellezze al mondo sieno[17]
LVI. Per ritornar là donde venne fora[23]
LXII. Quand’el ministro de’ sospir me’ tanti[86]
II. Quante dirne si de’ non si può dire[108][63]
XX. Quanto si gode lieta e ben contesta[9]
XXXVIII. Rendete a gli occhi miei, o fonte o fiume[80]
LXI. Se ’l mie rozzo martello i duri sassi[25]
XXII. Se nel volto per gli occhi il cor si vede[9]
XXXV. Sento d’un foco un freddo aspetto acceso[79]
L. S’i’ avessi creduto al primo sguardo[81]
XXIV. Spirto ben nato, in cui si specchia e vede[11]
XXXII. S’un casto amor, s’una pietà superna[17]
LI. Tornami al tempo allor che lenta e sciolta[87]
XXX. Veggio co’ bei vostri occhi un dolce lume[15]