Scena V.

Turiddu.

(Entrando.)
Tu qui Santuzza?

Santuzza. Qui t'aspettavo.

Turiddu. È Pasqua in chiesa non vai?

Santuzza. Non vo. Debbo parlarti.

Turiddu. Mamma cercavo.

Santuzza. Debbo parlarti.

Turiddu. Qui no! qui no!

Santuzza.
(Parlato.)
Dove sei stato?

Turiddu.
(Parlato.)
Che vuoi tu dire? A Francofonte.

Santuzza. No, non è ver.

Turiddu. Santuzza credimi.

Santuzza. No, non mentire
Ti vidi volgere giù dal sentir.
E stamattina all' alba t'hanno
Scorto presso l'uscio di Lola.

Turiddu. Ah! mi hai spiato!

Santuzza. No! te lo giuro, a noi l'ha raccontato
Campar Alfio il marito poco fa.

Turiddu. Così ricambi l'amor che ti porto?
Vuoi che m'uccida?

Santuzza. Oh! questo non lo dire.

Turiddu. Lasciami dunque, lasciami invantenti sopire
Il giusto sdegno colla tua pietà.

Santuzza. Tu l'ami dunque?

Turiddu. No!

Santuzza. Assai più bella è Lola!

Turiddu. Taci, non l'amo.

Santuzza. L'ami, l'ami, Oh! maledetto!

Turiddu. Santuzza!

Santuzza. Quella cattiva femmina ti tolse a me!

Turiddu. Bada, Santuzza, schiavo non sono
Di questa vana tua gelosia.

Santuzza.
(Con angoscia.)
Battimi, insultami, t'amo e perdono
Ma è troppo forte l'angoscia mia.
(Troncando nel sentire avvicinarsi Lola.)