«IL CAVALIERE»
Mio carissimo Pipetto!.....
Già lo sai, mio gran difetto
Sta nel fare il beccafico
Sulle cose della gente,
Schiettamente te la dico,
Sono alquanto impertinente,
Ma che vuoi? tacer non posso
In veder certi asinoni
Animali fino all’osso
Che la fanno da padroni!
Dimmi tu come ho da fare
La mia tempra a raffrenare,
Tu m’insegna a darvi passo
Ed a starmene sul duro,
Se m’incontro ad ogni passo
Con quei ceffi da figuro. —
Uno poi mi dà sui piedi,
Cavalier de’ miei... stivali,
E tu amico deh concedi
Che con te la stizza esali.
Se lo vedi andare a spasso
Con quell’aria da gradasso,
Tu lo pigli in buona fede
Per un uomo d’importanza;
Tutto serio e grave incede
Pien di boria e tracotanza;
Per costume veste in nero
Porta guanti ed occhialino,
E a vederlo sembra invero
Alcunchè di sopraffino.
Affettando negligenza
Della croce ei ne fa senza,
E portar si degna appena
All’occhiello un picciol nastro.
Tiene al collo gran catena.
Un baston da borgomastro,
Con sussiego guarda attorno,
E si gonfia dal piacere,
Se si sente dire intorno
«Riverito, Cavaliere!»
D’una bestia al paragone
Nulla vale quel bestione,
Ed andando a vero onore,
S’egli è stato decorato,
Si può far commendatore
Anche un asino calzato.
Consiglier municipale
Ei fu eletto da diec’anni,
Ma sua cura principale
È dormire sugli scanni.
Quando schiude quella bocca
La sciocchezza vi trabocca,
Dà consigli, dà sentenze
Quello stolto babbuino,
Dice tante incongruenze
Da sgradarne Bertoldino.
Sa poi leggere, ma come
Nel latin di sacristia,
E per scrivere il suo nome
Fa un error d’ortografia.
Ignorante consigliere,
Petulante cavaliere
Pien di fumo, pien di boria,
Asinone in quintessenza,
Star coi nobili si fa gloria
Giacchè, a dirla in confidenza,
Questo stolido baggeo
Vero tipo dei COLOMBI
Sdegna il sangue di plebeo
Che gli scorre dentro ai lombi.
Ei passeggia lungo i viali
Pien di carte e di giornali,
Sbircia attorno colle lenti,
E se degna d’un saluto
Crede far tutti contenti;
Se poi sa d’esser veduto
Atteggiandosi a sussiego,
Tira fuori di scarsella
Qualche carta qualche piego,
Qualche lettera o parcella.
Entra in casa gravemente,
E ’l portiere immantinente;
— Ben tornato Cavaliere!
Batte all’uscio e il servo lesto:
— Riverisco Cavaliere,
Di ritorno così presto?
Forse l’aria è troppo fresca?
Ei si stempra pel piacere,
Ed il servo alla fantesca;
— Colazione al Cavaliere!
Cavalier dovunque suona
E per l’aria ognor risuona,
Te lo abbaja la cagnina,
E lo canta in grotta il gallo;
Nelle sale ed in cucina
Lo ripete il pappagallo,
Ed ovunque ti rivolga
Di scappar non hai potere,
Non c’è santo che ti tolga,
Suona sempre — Cavaliere. —
Ha una faccia che dà ai nervi,
Guarda tutti come servi
Dir che è un asino, un villano
Dir che è sciocco, è poco o niente;
Egli è un fior di ciarlatano
Ignorante impertinente.
— S’è la polvere inventata
Che distrugge insetti e bruchi,
Oh perchè non fu trovata
Polve tal per questi ciuchi?
E di simil raffataglia
Tanto è zeppa quest’Italia
Che ne incontri ad ogni istante
In ogni angolo di via,
E in tal modo andando avante,
Stammi a udir la profezia,
Si faranno cavalieri
Truffatori e burattini
Gabbamondi, barattieri
Stenterelli ed Arlecchini.