NOTE:
[6] Così nel Cod. Parig. it. 538 (De Batines, N. 414). Il Trivulziano XVI: «Sonectus iste cum divisione predicta missus fuit per Jacobum filium Dantis Allaghierij ad magnificum et sapientem militem Dominum de Polenta, anno domini MCCCXXIJ, indictione die prima mensis Madij», cf. il Cod. Grumelli di Bergamo: «Questo canto fece il figliuolo di Dante, contiene tutta la materia della Commedia e mandato a Messer Matteo da Polenta», e il Cod. Cavriani, (De Batines, 244).
CODICI
1.—Cod. Laurenziano XL. 10, del 300, scritto a 2 colonne. Contiene in principio il testo del Poema, con la rubrica in rosso: «Inchomincia la chomedia di dante allighieri di firenze, nella quale tratta delle peni (sic) e punimenti de vizij e de meriti et premij de la virtu. Comincia il chanto primo de la prima parte, la quale si chiama inferno; nel quale capitolo fa l’autore proemio a tutta l’opera». Finito il Poema, la sottoscrizione: «Qui finisce la chonmedia di dante alleghieri di fiorenza. Lode e grazie n’abbi iddio.» Segue il Capitolo di Busone da Gubbio, e quindi il «Proemio di achopo figluolo di dante aleghieri sopra la Commedia». (È il noto Capitolo, ossia la Divisione).
Finalmente il Commento: «Libro primo. Chiose di achopo figluolo di dante Allighieri sopra alla chommedia». Terminato il Commento: «Conpiute sono le chiose de l’ynferno di achopo di dante». Per essere discretamente corretto, mi sono servito di questo manoscritto per il testo. In caso di lacune o di lezioni evidentemente erronee abbiamo ricorso ai codici che indichiamo, come pure ad altri manoscritti che recano qualche brano delle nostre Chiose, come, per es., il codice Poggiali 313 e l’Ashburnham. 832.
2.—Il Codice Poggiali Vernon, della fine del 300, che oltre ai Commenti di ser Graziolo, Guido da Pisa, Benvenuto da Imola, racchiude anche le Chiose di Jacopo. Esso servì alla prima stampa del Commento, sebbene scorretto per modo che moltissimi passi rimangono a dirittura privi di senso. L’editore aggiunse, a piè di pagina, le varianti del Laurenziano XL, 10, ma con parecchie inesattezze.
3.—Il frammento Barberiniano-Vaticano XLV, 101 (ant. 1729), di sole 4 carte, aggiunte al Commento latino di Pietro di Dante. È anche esso del 300. Lo pubblicò il Crocioni nel Bullettino della Società filologica romana, N.º IIII, p. 70 e sgg., dove si legge pure il testo del
4.—Frammento di una sola carta, inserito nel cod. Riccardiano 1414, e scoperto dal Morpurgo. Contiene pochi passi dei Capit. XIV e XV. È del 300.
Questi codici sono ben diversi l’uno dall’altro, ciascuno di essi offre lacune che non si riscontrano negli altri. Una certa parentela si nota fra il Laur. XL, 10 e il codice Vernon-Poggiali. Rimane però escluso che l’uno possa esser copiato dall’altro.
PROEMIO
D’Jacopo Figliuolo di Dante Aleghieri
sopra la Commedia
O voi che siete nel verace lume
alquanto illuminati nella mente,
ch’è sommo frutto de l’alto volume,
Perchè vostra natura sia possente
più nel veder l’esser dell’universo,
guardate all’alta commedia presente
Ella il dimostra, e ’l simile e ’l diverso
dell’onesto piacere, il nostro oprare
e la cagione che ’l fa o bianco o perso.
Ma perchè più vi debbia dilettare
della sua intenzione entrar nel senso,
come è divisa in sè vi vo mostrare.
Tutta la qualità del suo immenso
o vero intendimento si divide
prima in tre parti senz’altro dispenso.
La prima viziosa dir provide,
però che prima più ci prende e guida,
e già Enea con Sibilla il vide.
E questa i nove gradi fa partida,
sempre di male in peggio, infino al fondo
dov’el maggior peccato si rannida;
Con propria allegoria formata in tondo,
sempre scendendo e menomando il cerchio,
come conviensi all’ordine del mondo.
Sopra da questi nove per soperchio,
sanza trattare di lor, fa dirisione
di que’ che sono nel mondo sanza merchio.
Poscia nel primo, sanza altra ragione
che d’ordine di fe, mostra dannati
quei ch’ànno la innocente offensione,
E quei che son più dal voler portati
per lor disij che da ragione umana,
son nel secondo per lei giudicati.
Nel terzo quella colpa ci dispiana
con propii segni ch’è del gusto inizio,
da cui ogni misura istà lontana.
E quelle due opposizioni in vizio
nel quarto fa parer per giusto modo,
che rifiutò il buon Roman Fabrizio.
Nel quinto l’altre due che son nel nodo
del mal incontanente, ci fa certi,
con accidioso ed iracondo brodo.
E quei che son dalla malizia esperti
co lor credenze eretiche e fiammace
nel sesto dona lor simili merti.
Seguendo la bestial voglia fallace,
nel settimo la pon, diviso in tree:
la prima violenza in altrui face
E la seconda offende pure a see,
la terza verso Iddio porge dispregio
e Soddoma e usura con essa ee
Nell’ottavo conchiude il gran collegio
della semplice froda, che non taglia
però la carta al fedel privilegio.
E questo in diece parti cerne e vaglia:
ruffiani, lusinghieri e simonia
e chi di far fatture si travaglia,
Barattieri e ipocreta resia,
ladroni e frodolenti consiglieri,
scommetitori di scismatica via,
Con quei che fanno scandal volentieri,
falsator d’ogni cosa in fare e ’n dire,
figurandogli a modo aspri e leggieri,
Nel nono quella froda fa seguire
che rompe fede ed in quattro il diparte:
lo primo chiama Caym a tradire.
Quei che la patria tradiscono o parte,
nel secondo gli mette in Antenora;
e nel terzo chi serve e fa tale arte,
Chiamando Tolomea cotal dimora,
e il quarto Giudecca, che riceve
ciascun che trade chi ’l serve e onora.
Quello il fondo d’ogni vizio greve
de lei, chiamato inferno e figurato;
e qui fo punto per parlar più breve.
Nella seconda parte fa beato,
purgando per salir infino al sito
che fu al nostro antico poco a grato.
Ed à in otto parti ancor sortito
cotal salir in forma d’un bel monte,
ma fuor di loro in cinqu’è dipartito,
Però che cinque cose turba il ponte
over la scala da ire a purgarsi:
cioè diletto, violenza ed onte.
Onde convien di fuor da set[t]e starsi,
con questi infino al termine lor posto
i nigligenti o uffizial trovarsi.
Nel primo ci dimostra esse[r] disposto
prima a purgarsi sotto gravi pesi
quel superbir che ’n noi s’accende tosto.
E propiamente nel secondo à lesi
gl’invidiosi con giusta vendetta,
nel terzo gl’iracondi fa palesi,
Nel quarto ristorar fa con gran fretta
l’amor del bene iscemo, e dentro al quinto
con gran sospiri gli avari saetta.
E l’appetito nostro à si distinto
quel che soperchia dentro al sesto giro,
che ’l vero è quasi da tal forma vinto.
Nell’infiammato settimo martiro
ermafrodito, Sodoma e Gomorra
cantar dimostra il lor aspro disiro.
E poi di sopra, per ch’altri vi corra,
della felicità dimostra segni
a chi la sua scrittura non aborra.
Ma ora, per seguire i suoi contegni
dir mi conviene dell’opera divina,
e voi assottigliate i vostri ingegni.
La terza parte con alta dottrina
in nove parti figurando prende,
simili al ben che da essi declina.
La prima con quella vertù risplende
che con freddezza d’animo a eccellenza,
che carità di spirito s’intende.
E la seconda celestial semenza
al governo del mondo cura e guarda,
secondo il senso de la sua sentenza.
La terza par che in foco d’amore arda
e la quarta risplenda tanta luce
che sapienzia a suo rispetto è tarda.
La quinta che feroce ardire adduce
tanta vertute e forza corporale
che solo il militar prende per duce
D’ogni grandezza e animo reale
La sesta par che al suo parere imprenti
la mente dove sua vertute cale;
E la settima par che si contenti
a castitate in sacerdotal manto;
e ciò dimostran bene suoi argomenti
Diversamente d’ogni abito santo
l’ottava, e d’ogni ben fa esser madre
per la vertù ch’ell’à in sè cotanto;
La nona in sè conchiude come padre
mobile più ciascun moto celeste,
e qui l’enchiude sincere e leggiadre.
Poscia di sopra a tutte quante queste
vede l’essenza del primo fattore,
che l’universa macchina si veste.
I’ lei discerne del nostro colore,
per dimostrar che sola nostra vista
sensibil può vedere il suo amore
Però vedete omai quanto s’aquista
studiando l’alta fantasia profonda
dalla qual Dante fu comico artista.
Vedete ben come il suo dir si fonda
nel bene universal per nostro exemplo,
acciò che i’ noi il mal voler confonda.
Mettete l’affezione a tal contemplo,
non vi smarrite per lo mal cammino
che ci distoglie dall’etterno templo,
Nel quale e’ fu smarrito pellegrino,
finchè dal ciel no gli fu dato aita,
la qual gli venne per voler divino
Nel mezzo del camin di nostra vita.
LIBRO PRIMO
Chiose
d’Jacopo, figliuolo di Dante Alighieri
sopra alla “Commedia”
A ciò che del frutto universale novellamente dato al mondo per lo illustre filosofo e poeta Dante Allighieri fiorentino con più agevolezza si possa gustare per coloro in cui il lume naturale alquanto risplende sanza scientifica apprensione, io Iacopo suo figliuolo per maternale prosa dimostrare intendo parte del suo profondo e autentico intendimento, incominciando in prima a quello che ragionevolmente pare che si convegnia, cioè che suo titol sia, e come partito, e la qualità delle parti, procedendo poi ordinatamente la disposizione di lui, secondando il testo. Il cui ordine brievemente così comincio che, secondo quello che ciertamente appare in quattro stili ogni autentico parlare si conchiude, de’ quali: ¶ Il primo tragedia è chiamato, sotto ’l quale, particularmente d’architettoniche magnificenze si tratta, si come Lucano e Virgilio, nell’Eneidos. ¶ Il secondo, commedia, sotto il quale generalmente, e universalmente si tratta di tutte le cose, e quindi il titol del presente volume procede. ¶ Il terzo, satira, sotto il quale si tratta in modo di riprensione, siccome Orazio. ¶ Il quarto, e ultimo, elegia, sotto il quale d’alcuna miseria si tratta, si come Boezio. La cui divisione procedendo in cotale modo permane, che principalmente si divide in tre parti, delle quali la prima figurativamente Inferno si chiama, la seconda Purgatorio, e la terza e l’ultima Paradiso. La prima in nove parti, cioè gradi, si divide, de’ quali il settimo in tre; l’ottavo in diecie e ’l nono in quattro. ¶ Ancor si divide la seconda in sette gradi ordinati, e in due extraordinati, l’uno superiore, e l’altro inferiore si divide. Il quale inferiore in cinque parti ancora è diviso. La terza e l’ultima in due[7] sanz’altra divisione si divide, delle quali generalmente l’allegorica qualità avegniachè per più propio secondo l’ordine del volume recitare si convegna, non di meno quì per questo proemio dichiarerò parte de’ suoi principii per abbreviarmi più nelle seguenti cose, dicendo ch’el principio delle intenzioni del presente autore è di dimostrare di sotto alegorico colore le tre qualitadi dell’umana generazione. ¶ Delle quali la prima considera de’ viziosi mortali, chiamandola Inferno, a dimostrare che ’l mortale vizio opposito alla altezza della vertù siccome suo contrario sia. Onde chiaramente s’intende che il luogo determinato de’ rei è detto Inferno, per lo più basso luogo e rimosso[8] dal cielo. ¶ La seconda considera di quegli che si partono da’ vizi per procedere nelle virtudi, chiamandola Purgatorio, a mostrare la passione dell’animo che si purga nel tempo ch’è mezzo dall’uno operare all’altro. E perchè dal partirsi dalle vertù a l’entrar ne’ vizî spazio non ha di tempo, però no gli si oppone opposita qualità, chè sanza mezzo di tempo è fatto vizioso chi si parte da virtù per procedere ne’ vizij, chè dove non è tempo non è passione. ¶ La terza e l’ultima considera degli uomini perfetti, chiamandola Paradiso, a dimostrare la beatitudine loro, e l’altezza dell’animo congiunto con la felicità, sanza la quale non si discerne il Sommo Bene. E così figurando per le parti sopradette, come conviensi, sua intenzione procede, la quale per più chiarezza simigliantemente mi conviene seguitare, dichiarando, dove bisognia quella parte del libro prendendo per titolo che a ciò si conviene. Nel quale incominciando così procedo: