VIII.

Il mio colloquio con il curatore del fallimento fu breve. Il ragioniere *, a udirmi amico di Moser e a udir il mio nome, ebbe uno scatto che non tentò di reprimere, e un'impressione di piacere che tentò di celare, ma indarno.

In sostanza ecco quel che mi disse:

Il fallimento Moser gli si era presentato in una situazione più che discreta. Strano quindi per lui il fatto che non avesse avuto buon esito la moratoria. Convocati i creditori, si era loro proposto un dividendo del 60 per cento. Ma uno di essi, il signor Learchi, aveva richiesta, come la legge concede, una garanzia, insistendo perchè fosse garante l'ingegner Roveni. Forse lo rendeva dubbioso il troppo lauto dividendo! Poteva, a prima vista, recar meraviglia la pretesa d'aver garante uno dei creditori minori, quale il Roveni; ma questi più d'ogni altro aveva pratica dell'azienda fallita e meritava perciò, più d'ogni altro, la fiducia del Learchi. Se non che il Roveni non aveva accettato subito questa prova di fiducia; aveva voluto tempo a riflettere; ed era stata rimessa a un'altra convocazione dei creditori la sua risposta. Perchè mai?

Il curatore a questo punto sembrò attendere da me la spiegazione. Io, infatti, cominciavo:

— Evidentemente Roveni stesso consigliò Learchi a chiedere la garanzia, e Roveni seppe persuaderlo che egli solo....

Ma il ragioniere, quasi mal pago dell'«evidentemente» con cui era incominciata la mia risposta, m'interruppe:

— Prego! Mi lasci dire.... So di dire una cosa grave.... A lei non chiedo che la sua parola....

In fede del segreto io portai una mano al petto. Egli proseguì risoluto:

— Il contegno dei signori Learchi e Roveni mi insospettì. Avrò torto...., badi; posso aver torto; mai il sospetto si è confermato in me, da ieri. Insomma: io dubito che nella gestione Moser ci siano irregolarità mascherate così bene da esser sfuggite alle mie indagini.

(Era la falsificazione a cui aveva alluso Learchi!)

Nè il curatore esitò ad aggiungere che il giorno innanzi Moser era stato da lui e a certe dimande aveva risposto, confuso, che gli schiarimenti desiderati poteva darli solo il Roveni. A questo, negli ultimi tempi, aveva affidato anche parte dell'amministrazione.

— È la verità, senza dubbio — dissi io.

L'altro non attese al mio asserto; come non m'avesse udito.

— Ho pregato quindi l'ingegner Roveni di venir da me per schiarimenti sui libri dell'azienda. Non è venuto; m'ha scritto che egli nell'amministrazione Moser non ha nulla a vedere, tranne il suo piccolo credito; e riferisce una clausola del contratto da lui conchiuso col Moser quando assunse la direzione della fabbrica. Per quella clausola va esclusa, ogni sua responsabilità amministrativa.

Volendo io di nuovo interloquire, il curatore mi trattenne con un moto d'impazienza.

— Non m'interrompa!... Si dirà che Roveni ha messo le mani avanti per precauzione, per prudenza. Io però voglio le spiegazioni che ho richieste invano! Attendo documenti che dimostreranno meglio i rapporti della ditta Moser con due case commerciali; e se mi convincerò di quel che dubito, non esiterò un istante a compiere il mio dovere.

Io m'alzai d'impeto, esclamando:

— Ma io proverò che una vendetta indegna spinse il Roveni a tradire il suo benefattore! Un'infamia! scoprirò un'infamia!

Il curatore si strinse nelle spalle, quasi ciò importasse poco e punto.

Insistetti:

— Moser è un galantuomo! Ha avuto un solo torto: quello di addossarsi imprese superiori alle forze di un uomo e di aver fiducia illimitata in un birbante! Sopraffatto dal lavoro, lasciò tutto in mano a Roveni, senza pensare che costui si varrebbe di quella tal clausola per tradirlo!

Sdegnato, il curatone oppose:

— E perciò? Se io non m'inganno nei miei sospetti non sarà tutto questo che salverà Moser da un processo per bancarotta!

Finalmente avevo scorto il punto a cui il ragioniere aveva voluto condurmi: dovevo prevenire in lui la certezza che gli darebbero i documenti; se no, Claudio era perduto! Anzi il ragioniere era già certo; ma fingeva dubitare, perchè credeva anche lui nella buona fede di Claudio.

Che cosa dovevo dunque fare io? Che cosa potevo fare?

Rispose:

— Prima che io abbia le spiegazioni che voglio, si potrebbe, per evitarne le conseguenze.... probabili, pareggiare il passivo all'attivo. Non è poi necessaria una gran somma! Calcolando che dalla vendita dei fondi e della villa si ricavino ottomila lire più del prezzo di stima — e ho già una proposta —, basteranno ventimila lire per accomodare ogni cosa.

— Quanto tempo mi concede a trovarle?

— Quarantotto ore.

Misurai nella mente il tempo che bisognava per andar a Molinella, restarvi un po' e tornare; e dissi:

— Amico di Moser, io tenterò di trovane questa somma. Ma...., e se le irregolarità che lei teme non ci fossero?

Il curatore mi tese la mano e disse senza rispondermi:

— L'ingegner Moser, nella sua sventura, ha una grande fortuna: quella di avere un amico come lei....

Quando, giovani, io e Claudio andavamo a caccia in risaia ci accompagnava talvolta il Biondo falegname, divenuto poscia mio fittavolo. Come Claudio faceva ridere quell'omiciattolo, a proposito della mia filosofia! Ma chi avrebbe mai detto allora che un giorno io avrei dovuto ricorrere al Biondo, perchè Claudio scampasse dal Tribunale?