SCENA PRIMA.

L'interno di una prigione; una porta: una finestra chiusa da inferriate.

(Su una poltrona sta seduto il re Languis; in piedi, presso la porta, Arden, e presso la finestra, Isotta).

ISOTTA.

Oggi come vi pesa la stanchezza, padre?

LANGUIS.

Placidamente: aspettiamo sempre la visita del sole.

ISOTTA.

Che tarda ancòra...

LANGUIS.

Non abbiamo mai vissuto tanti giorni senza la sua tiepida consolazione...

(Una pausa).

E perchè tutta la gente che viene, tu dici, figlia, come in pellegrinaggio qui, è gente silenziosa?

ISOTTA.

Temono d'essere importuni parlando.

ARDEN.

(Contraffacendo voci diverse).

Maestà, vi rendiamo omaggio d'anima... Io non vorrei confondere i pensieri di Vostra Maestà... Io son felice di vedervi... Anch'io...

LANGUIS.

E le nostre terre sono felici?

ARDEN.

(Con la sua voce).

Ecco un vecchio contadino che vi può dire novelle di ciò...

LANGUIS.

Avanti, figlio nostro, vieni avanti.

ARDEN.

(Avvicinandosi, con altra voce).

Mio buon re... son venuto a scaricare la mia felicità ai tuoi piedi: pago così i miei debiti. La terra che tu m'hai dato...

LANGUIS.

L'ami ora di più?

ARDEN.

Eh, signor re, è mia, ora... E amo di più il mio re.

LANGUIS.

Chiamalo padre... Date qua la mano, figlio.

ARDEN.

(Con la sua voce).

Sacra Maestà, ricordatevi di essere re.

LANGUIS.

E se ce ne vogliamo dimenticare, un giorno?

ARDEN.

(Con la sua voce).

Io son qui, per vostro comando, a raccattarvelo in mente.

LANGUIS.

Bene: la mano, contadino!...

(Prende la mano di Arden).

Non è callosa?

ARDEN.

(Contraffacendo la voce).

È poco tempo, Sire, che me la faccio colla terra e i suoi arnesi.

LANGUIS.

E prima?

ARDEN.

Ero servo, in un palazzo...

LANGUIS.

Va... E nell'ampia libertà de' tuoi campi...

ARDEN.

Sì: pregherò per tutti coloro che sono senza libertà!

LANGUIS.

Tutti i cari sudditi venuti a salutarci, noi salutiamo, e ci lascino con nostra figlia.

(Arden imita lo scalpiccìo di molte persone, ed exit).

Isotta, vorremmo anche noi risentire l'odore della terra... E non è mai nato il sole?

ISOTTA.

Sì, ora sta liberandosi dalle nubi, padre.

LANGUIS.

Oh, andiamogli incontro... È un ospite da fargli festa, dopo tanto oblìo. Non è l'ora della nostra passeggiata d'ogni giorno?

ISOTTA.

Sì, padre: venite al mio braccio.

(Languis, al braccio d'Isotta, cammina per dove essa lo conduce: e son giri e rigiri che nella prigione i due fanno. Dalla finestra ora scende un raggio di sole. Rientra Arden, s'inginocchia, e si fingerà mendicante, quando il Re crederà d'incontrarlo).

LANGUIS.

Dove siamo, qui?

ISOTTA.

Nel corridoio che dà sull'androne... Ecco i vostri

arcieri...

LANGUIS.

Buon giorno, brava gente...

ISOTTA.

Ed ecco la porta... Ed ecco il verde, i prati...

LANGUIS.

Vorremmo un poco camminar sull'erba.

ISOTTA.

I contadini dicono che non cresce bene l'erba

calpestata, ma s'avvilisce.

LANGUIS.

Hai ragione... E lì v'è il monte, è vero?

ISOTTA.

Sì, padre... E questa è una pietra ove sedere.

LANGUIS.

No. Andiamo avanti; verso il sole.

ISOTTA.

E qui c'è il faggio che vi piace.

LANGUIS.

Ieri ci pareva più lontano.

ISOTTA.

È che oggi camminate con più fretta.

LANGUIS.

Sì, fretta di sole.

ISOTTA.

Ed ecco il vostro mendicante.

ARDEN.

(Contraffacendo la voce).

Mio benefattore... per carità... non vi dimenticate...

LANGUIS.

Noi non abbiamo niente... Ma tu, figlia...

ISOTTA.

Sì, gli do io.

ARDEN.

Che Iddio vi benedica... e v'aiuti... e vi salvi...

LANGUIS.

Ma il sole...

ISOTTA.

Eccolo.

(Essa ha collocato il padre nel raggio di sole che entra nella prigione).

LANGUIS.

Ah, com'è tiepido... e bello. Ma ce n'è poco, poco. Perchè? Qui non c'è più. Solo qui, su noi.

ISOTTA.

È tutto annuvolato il cielo, con piccoli spiragli.

LANGUIS.

Ma questo che muro è?

ISOTTA.

È...

ARDEN.

Mio Sire!

LANGUIS.

(Toccando l'inferriata).

E questi ferri? Isotta! Isotta!

(Grida e tumulto di dentro).

E questo tumulto? Dove siamo?

ISOTTA.

Non so... Dio!

LANGUIS.

Si grida... Si combatte... E noi chiusi forse... Isotta va, corri...

(Entra Tristano seguito da una banda di briganti vocianti e rissosi).

I BRIGANTI.

Largo! Siamo noi! La difesa del re! Ferro e fuoco! Evviva la libertà!

TRISTANO.

Fermi e silenzio!

Non paura, voi. Siamo gente poverissima

ed abbiamo una sola regina, l'amicizia,

ed un vecchio re, il dolore.

Tu gli somigli, e siamo venuti, re.

LANGUIS.

Chi sei che parli?

TRISTANO

Anche tu? Volete tutti sapere chi sono? Un pazzo, un morto, un vagabondo. E se dico Tristano, che sapete? Tristano significa forse onesto? O buono? O caro? Posso aver nome Tristano ed essere principe ed essere ladro ed aver violata una sorella ieri, e portare oggi le mani in croce e parlare di preghiere e di bestemmie! Al cavallo che nuovo trovate non domandate chi sia, ma gli salite in groppa e se ubbidisce e vola siete contenti. E coll'uomo anche fate così: le parole son chiavi false per tutte le porte ma i fatti son d'oro e di ferro. Vorreste vedere la mia faccia? Il suo colore? Maschera, maschera è la carne: l'anima dovreste volere, e non si vede. E allora, per gli altri, e per me lasciami tutto nero, mio bianco re. Ti servo con la spada che non porto più, col cuore che non porto più e con la morte che sempre mi accompagna.

CARIADO.

Amen.

LANGUIS.

Ma che vieni a far qui? E dove siamo qui?

TRISTANO.

Eh, sul mondo siamo, e fra gli uomini!

E questa che reggia credevi, è prigione!

Una figlia con voce di menzogna,

ti scaldava di luce, la tenebra.

Eri chiuso, vigilato, illuso.

Non sapevi? Bene. Non eri più re.

Sì: l'anima tua era sempre re!

Ma ti libero; ed io che non possiedo nulla

ti dono il cielo colle sue nuvole e il vento,

e la corona che t'aspetta,

e l'amore. E il popolo tuo

questa prigione non riconosce,

che tu non conoscevi. Fuori! Fuori!

Ed obbedisci al tuo dovere, anche tu, re! !

(Una pausa. Il re piange in silenzio. — I briganti gli si avvicinano, bruschi e commossi, ma reverenti).

ELINER.

Guarda: non parla perchè piange, povero re!

ONINONI.

No, no, non bisogna. Un re, piangere, cuore di Dio!

CARIADO.

Dopo tutto, siete ancora re!

ELINER.

E, che diamine, molta gente vi vuol bene.

ONINONI.

Noi, perdio: abbiamo molto pelo sul petto e pochi stracci indosso, ma una parola sola in bocca.

CARIADO.

E siamo uno stormo.

ELINER.

Eh, capisco: è stata una solenne porcheria, di vostro fratello canaglia...

ONINONI.

Ma ora l'avranno a che fare con noi, quei malandrini vestiti di broccato!

ELINER.

E rideremo. Hanno da ballare, hanno...

ONINONI.

Accidenti, se rideremo! Su, ridete, bravo re, sarà una festa, per tutti i cristiani, e lo giuro sulla mia miseria e su Sant'Agostino, mio protettore!

ELINER.

E voi, principessa, un giro di furlana: c'è la reggia vera per lui, e per voi... abbiamo un capitano mascherato...

ONINONI.

Sangue nelle vene, ce n'ha... Com'è buon capitano, può diventare ottimo consorte...

TRISTANO.

Ciarloni, che fate qui? il parlamento?

A palazzo, a palazzo! Questa torre

è caduta come pomo maturo,

ed ora la capitale! Il re con noi,

e per istrada cresceremo gente

come la valanga. Principessa,

la mano vi porgo in pegno della voce

che v'ha giurato per un nome, libertà:

oggi venite al sole.

LANGUIS.

Il sole?

TRISTANO.

Oh splende, buono. E splende per tutti, il sole.

Ma per me, no.

Solo me non posso liberare!

Ed amo le spade, i colpi, e l'andare,

e il fracasso del mare

per disperdere un poco i miei pensieri

che sono, sì, catene e prigionia...

Ma sù, ragazzi, per me e per il re!

I BRIGANTI.

(Con un urlo).

Per te e per il re!

(Exeunt omnes).