IL NATALE

Qual masso[1097] che dal vertice

Di lunga erta montana,

Abbandonato all’impeto[1098]

Di rumorosa[1099] frana,

Per lo scheggiato calle[1100]

Precipitando a valle,

Batte sul fondo e sta;

Là dove cadde, immobile

Giace in sua lenta mole;

Nè, per mutar di secoli,[1101]

Fia che riveda[1102] il sole

Della[1103] sua cima antica,

Se una virtude amica

In alto nol trarrà:

Tal si giaceva il misero

Figliol[1104] del fallo primo,

Dal dì che un’ineffabile[1105]

Ira promessa all’imo[1106]

D’ogni malor gravollo,

Donde[1107] il superbo collo

Più non potea levar.

Qual mai tra[1108] i nati all’odio,[1109]

Quale era mai persona[1110]

Che al Santo inaccessibile

Potesse dir: perdona?

Far novo patto eterno?

Al vincitore inferno

La preda sua strappar?

Ecco ci è nato un Pargolo,[1111][a)]

Ci fu largito un Figlio:

Le avverse forze tremano[1112]

Al mover del suo ciglio:

All’uom[1113] la mano Ei porge,

Che si ravviva, e sorge

Oltre l’antico onor.

Dalle[1114] magioni eteree[1115][b)]

Sgorga una fonte, e scende,[1116]

E nel borron de’[1117] triboli

Vivida si distende:

Stillano mele i tronchi;

Dove copriano i bronchi,

Ivi germoglia il fior.

O Figlio, o Tu cui genera[c)]

L’Eterno,[1118] eterno seco;

Qual ti può dir de’[1119] secoli:

Tu cominciasti meco?

Tu sei: del vasto empiro

Non ti comprende il giro:

La tua parola il fe’.

E Tu degnasti assumere

Questa creata argilla?

Qual merto suo, qual grazia

A tanto onor sortilla?

Se in suo consiglio ascoso

Vince il perdon, pietoso

Immensamente Egli è.

Oggi Egli è nato: ad Efrata,[d)]

Vaticinato ostello,

Ascese un’alma Vergine,

La gloria d’Israello,

Grave di tal portato:

Da cui[1120] promise è nato,

Donde era[1121] atteso uscì.

La mira Madre in poveri[e)]

Panni il Figliol[1122] compose,

E nell’umil[1123] presepio

Soavemente il pose;

E l’adorò: beata!

Innanzi al Dio prostrata,

Che il puro sen le aprì.

L’Angel[1124] del cielo, agli[1125] uomini

Nunzio di tanta sorte,

Non de’[1126] potenti volgesi

Alle[1127] vegliate porte;

Ma tra[1128] i pastor devoti,[f)]

Al duro mondo ignoti,

Subito in luce appar.

E intorno a lui[1129] per l’ampia

Notte calati a stuolo,

Mille celesti strinsero

Il fiammeggiante volo;[1130]

E accesi in dolce zelo,

Come si canta in cielo,

A Dio gloria cantar.

L’allegro inno seguirono,

Tornando al firmamento:

Tra[1131] le varcate nuvole

Allontanossi, e lento

Il suon sacrato ascese,

Fin che più nulla intese

La compagnia fedel.

Senza indugiar, cercarono

L’albergo poveretto

Que’[1132] fortunati, e videro,

Siccome a lor fu detto,

Videro in panni avvolto,

In un presepe accolto,[1133]

Vagire il Re del Ciel.

Dormi, o Fanciul;[1134] non piangere;

Dormi, o Fanciul celeste:

Sovra il tuo capo stridere

Non osin le tempeste,

Use sull’empia[1135] terra,

Come cavalli in guerra,

Correr davanti[1136] a Te.

Dormi, o Celeste: i popoli

Chi nato sia non sanno;

Ma il dì verrà che nobile

Retaggio tuo saranno;

Che in quell’umil riposo,

Che nella[1137] polve ascoso,[1138]

Conosceranno il Re.

[1097] masso,

[1098] a l’impeto

[1099] romorosa

[1100] calle,

[1101] senza le virgole.

[1102] riveggia

[1103] De la

[1104] Figliuol

[1105] una ineffabile

[1106] a l’imo

[1107] Onde

[1108] fra

[1109] a l’odio,

[1110] persona.

[1111] Parvolo,

[1112] tremano,

[1113] A l’uom

[1114] Da le

[1115] eterie

[1116] scende;

[1117] dei

[1118] senza la virgola.

[1119] dei

[1120] Da chi ’l

[1121] Dond’era

[1122] Figliuol

[1123] ne l’umil

[1124] L’Angiol

[1125] a gli

[1126] dei

[1127] A le

[1128] fra

[1129] lui,

[1130] volo,

[1131] Fra

[1132] Quei

[1133] accolto

[1134] Fanciul,

[1135] su l’empia

[1136] dinanzi

[1137] ne la

[1138] ascoso