RITRATTO DI SÈ STESSO
SONETTO.
Capel bruno, alta fronte, occhio loquace,
Naso non grande e non soverchio umile,
Tonda la gota e di color vivace,
Stretto labbro e vermiglio, e bocca esile;
Lingua or spedita, or tarda, e non mai vile,
Che il ver favella apertamente, o tace;
Giovin d’anni e di senno, non audace;
Duro di modi, ma di cor gentile.
La gloria amo e le selve e il biondo Iddio[1300];
Spregio, non odio mai; m’attristo spesso;
Buono al buon, buono al tristo, a me sol rio.
A l’ira presto, e più presto al perdono;
Poco noto ad altrui, poco a me stesso:
Gli uomini e gli anni mi diran chi sono.
[1300] Di riposo e di gloria insiem desio.
A FRANCESCO LOMONACO
PER LA VITA DI DANTE
Come il divo Alighier l’ingrata Flora
Errar fea, per civil rabbia sanguigna,
Pel suol, cui liberal natura infiora,
Ove spesso il buon nasce e rado alligna,
Esule egregio, narri; e Tu pur ora
Duro esempio ne dai, Tu, cui maligna
Sorte sospinse, e tiene incerto ancora
In questa di gentili alme madrigna.
Tal premj, Italia, i tuoi migliori, e poi
Che pro se piangi, e ’l cener freddo adori,
E al nome voto onor divini fai?
Sì da’ barbari oppressa opprimi i tuoi,
E ognor tuoi danni e tue colpe deplori,
Pentita sempre, e non cangiata mai.