V.

[Pel Conte di Carmagnola].

Lessing (Dramaturgie, t. 2º, pag. 54, a proposito del Riccardo III, tragedia del Weiss)[1085] vuole provare, contro il Corneille, che in ogni caso è vera la massima di Aristotele, che «le malheur, tout-à-fait exempt de faute, d’un homme vertueux, n’est point un sujet pour la tragédie; car cela est odieux». Rivedere accuratamente questo passo sì in Aristotele che in Lessing, e averlo presente nella composizione del carattere e dei patimenti della moglie del Conte.

Esaminare più ponderatamente quel passo del Lessing [pag. 57]: «La pensée qu’il puisse y avoir des hommes malheureux sans la moindre faute de leur part, est en elle-même affreuse. Les Payens avoient cherché à éloigner d’eux cette noire idée autant que possible; et nous voudrions la nourrir, et nous amuser à des spectacles qui la confirment? Nous, à qui la Religion et la raison doivent avoir persuadé qu’elle est aussi fausse que blasphématoire?».—Questo motivo della Religione cristiana, che il Lessing cita per confermare il suo sistema, mi pare anzi che gli faccia contro. Il Cristianesimo,

Venendo in terra a illuminar le carte,

ha talmente cambiate le idee e i sentimenti intorno al bene e al male, all’utile e al dannoso, che mi pare che convenga andar sempre cauti assai nell’applicazione dei principj morali degli scrittori Gentili. Questa vita mortale, che il Gentilesimo rappresentava come avente il principio e il fine in sè stessa, il Cristianesimo ce la fa considerare come vita di preparazione. Quindi gli avvenimenti si riguardano non solo pel diletto o pel dolore che arrecano con sè, ma ancora, anzi principalmente, pei rapporti loro colla vita futura, nella quale sola noi possiamo concepire il compimento d’ogni nostro destino. Quindi quegli accidenti pei quali agli Ateniesi un uomo pareva un homme malheureux, non bastano perchè appaja a noi tale nel più esteso senso: perchè noi sappiamo considerare i dolori presenti come espiazione dei falli, da cui nemmeno i più puri vanno esenti, stromento di perfezionamento in chi soffre, come preparazione a beni futuri, e quindi come veri beneficj della Provvidenza. Questi mali poi, oltre che non sono assoluti perchè compiscono il destino di chi gli sopporta, sono anche temperati assai da due virtù, che sono de’ più bei doni che Dio abbia fatto agli uomini: la speranza, e la rassegnazione che da essa viene.

[1085] Ho tra mani l’edizione di cui si serviva il Manzoni: Dramaturgie ou observations critiques sur plusieurs pièces de théâtre tant anciennes que modernes; ouvrage intéressant, traduit de l’allemand de feu M. Lessing par un François, revu corrigé et publié par M. Junker, premier professeur de droit public à l’Ecole royale militaire et censeur royal. A Paris, 1785; in due parti.—Sch.

VI.[1086]

«Entrambi hanno fatto il loro dovere». Questo si è detto molte volte, e si dice tuttavia in molti casi, nei quali si suppongono a due persone doveri contrarj su uno stesso oggetto. Supposizione assurda. Si osservino tutti questi casi, e si vedrà che i due doveri supposti sono fondati su opinioni speciali e temporanee, su istituzioni ecc., e che si dimentica sempre il fine che si deve cercare nella determinazione da prendersi dalle due persone. Ora, il fine giusto non può essere che uno. Esempio: la scena, per tanti rapporti bellissima, del Tiberio di Chénier, nella quale Cneo implora Agrippina perchè desista dall’accusare Pisone padre di Cneo. Agrippina risponde che il dovere suo è di accusarlo e di perderlo, e il dovere di Cneo di far tutto per salvarlo. Questo sentimento è falso, perchè due tendenze opposte non ponno essere egualmente buone e giuste. Ora, donde viene il falso in questo caso? Dall’essersi il poeta applicato puramente ai rapporti personali delle due parti, alla sorte di Pisone e alla vendetta di Germanico, e dall’aver dimenticato la verità e la giustizia, e il fine per cui sono istituite le accuse, le difese, i tribunali e i giudici: il qual fine è tutt’altro che di dare occasione ai parenti d’un morto di vendicarlo, e di mostrarsi sensibili alla sua perdita, e di dare occasione ad un figlio di salvare suo padre.

Dalla stessa assurda confusione nasce il sentimento, posto sovente in bocca ai personaggi tragici virtuosi: cioè il desiderio di non riuscire in un’impresa alla quale dirigono i loro sforzi.—Contradittorio e falso: sinonimi.

[1086] Questo frammento si trova scritto nella prima pagina d’un mezzo foglio, nella cui seconda è trascritto il seguente passo di Montesquieu, quantunque fra i due non vi sia relazione: «La lecture des ouvrages distingués, écrits dans des époques plus ou moins éloignées de la nôtre, doit souvent faire réfléchir bien tristement sur les bornes et l’incertitude des connaissances humaines. On voit dans un livre le cachet d’un esprit supérieur, on y trouve des idées tres-avancées pour le temps dans lequel elles furent découvertes, et on n’en reconnaît pas moins que ces idées sont legères, superficielles, fausses. On dit: c’était admirable pour le temps. Quoi! il est donc des erreurs inévitables, et qu’il faut traverser pour arriver à la vérité? Et que deviendra un jour cette masse de lumières que nous croyons être le domaine de l’époque actuelle, et dont nous nous glorifions? Peut-être un sujet de pitié pour les générations futures. On pourrait peut-être tirer de ces réflexions un résultat utile, en observant quel est le caractère de ces idées excellentes pour un temps, et qu’on est forcé de rejeter dans un autre: on y trouverait, je crois, quelque chose de local, de spécial; on verrait dans l’esprit de ceux qui les ont mises en avant un défaut de logique et de courage dans l’application rigoureuse et suivie des grands principes qu’ils avaient eux-mêmes reconnus; on y verrait un sacrifice à des opinions dominantes, à des institutions puissantes; une frayeur de paradoxes, frayeur déraisonnable, et qui ne produit rien de bon, et n’empêche rien, puisque ces conséquences qui paraissent hardies seront tirées un jour infailliblement si elles découlent logiquement des principes». V. L’Esprit des Lois, et son commentaire moderne. [Nota del Bonghi].