FIABA.

A volte mi sento piccino, buono, umile, senza più una frasca d'osteriaccia alla fronte che di me faccia la parodia di un poeta, senza più i miei vocabolarioni da cui combino le parole per bruttare la carta, senza più quelle vane vesciche che mi appiccico per galleggiare. Mi sento piccino: mi basterebbe un gusciolo di conchiglia, color madreperla, coi bordi occhiuti, per nicchiarmi e fluttuare…. senza abbattermi nella cassa, e nella tartana dell'amore…. Va e va e va!… Addio!… Nessuno risponderebbe. Oh quale felicità! Il nulla, il deserto, l'infecondità.

Se mi cambiassi in una perla! Se venissi a posare sul seno di una dama, non al collo dell'ondina che non c'è….—Ecco un pensiero che ci tenta anche moribondi! Poserei pure…. T'amo! T'amo!… Nessuno risponderebbe. Sentirei i palpiti di quel cuore:—i fiotti del nulla, del deserto, dell'infecondità.