LA STELLA DEI RE MAGI.
Oh blest be thine unbroken light!
BYRON.
Luccicava una stella, alta, fulgida, azzurrina. E pareva, come inestinguibile ricordo, mi ammiccasse lontano lontano sulla casa di una fanciulla ch'io avevo amato indarno.
E pensavo…..
Infine mi staccai da quella finestra, ripulii quel vetro, e mi posi a meditare seriamente sul mio avvenire di antiquario patentato.
Avevo dalla parte sinistra del petto una lettera gratulatoria del mio primo maestro di latino e una credenziale amplissima del mio solito padre confessore: cose che mi facevano sognare quanto prima un busto di sasso freddo, cogli occhi senza pupille, col manto sulle spalle, colla civetta al basamento, sotto il portico classico per lo meno di una Accademia di provincia. Avevo torno torno a tutte le pareti, in tanti colombarii, una eccelsa necropoli di libri teologici: spirituale conforto per cui m'ero chiuso lì, in campagna, a prepararmi pel regno dei cieli almanco un volumaccio ed una penna di dottore, giacchè fino alla graticola di san Lorenzo o al sasso di santo Stefano non avevo coraggio di arrivare colla virtù del desiderio.
E dovevo sgobbare….
—Primus dicitur fuisse Melchior, qui, senex et canus, barba prolixa et capillis, aurum obtulit regi Domino. Secundus, nomine Gaspar, juvenis imberbis, rubicundus, thure, quasi Deo oblatione digna, Deum honoravit. Tertius fuscus, integre barbatus, Balthasar nomine, per myrram filium hominis moriturum professus….(13)—Così avevo trovato, giust'in punto a mezzanotte, sfogliando, innanzi a tutti i messali, il Beda. Il Beda! Sapete voi che peso ha il Beda?…. E vi dico la verità che, avendo dovuto pigliarlo da uno scaffalone alto, per la paura che mi scappasse furiosamente dalle mani fracassando i vetri a me e rompendo il sonno del fattore giù al mio pianterreno, e per quel tanto di moto sui venti piuoli della scaletta traballante, vi dico che mi ero sgranchito un po' o un pochino mi era parso d'aver cacciata la pigrizia di Morfeo.
Gli altri libri erano lì, più comodi alla mano, all'occhio. Nientemeno che il French…. Peuh! anche a lume di candela, quando lo si sa, si legge correntemente l'inglese: il French…. Stair of the Mages(14). E il Trübel, De Magis advenientibus, De Stella, De Critica sacra(15)… Che polvere fra quei vecchi amici dello zio canonico!…. E c'era lo Stolberg, Dissertatio de Magis(16): il Rhoden… Che polvere maligna! la si caccia intorno alle pupille e mi fa sentire come delle briciole pungenti!… Lo Stolberg, l'ho già veduto, mi pare: il Rhoden, De primis Salvatoris venerat…(17) Scusate se m'interrompo con uno sbadiglio… veneratoribus, debb'essere: ablativo plurale della III… E c'erano lo Spanheim, Dub. evang.(18): si capisce benissimo, senz'aprirlo, dal solo cartellino del dorso… E perchè sempre le abbreviazioni? Le Thes. Theol. Phil.?…(19) Quando si ha sonno!
E c'erano, c'erano… Ma il Beda mi aveva soddisfatto. Che più? Avevo concesso sfogo ad uno, a due, a tre, a quattro sbadigli, avevo alzato una spalla più dell'altra per sentire accidiosamente il collo sepolto nel bavero, m'ero avvicinato al tavolino, allontanando con prudenza un mozzicone acuto di penna d'oca; e, trascinandomi dietro un seggiolotto, non avevo più sentito la mia zucca che si perdeva nel sonno….
O santi Magi adorati nella mia infanzia! Per la sera dell'Epifania io vi sognavo, esploratori affaticatissimi, che passavate colle barozze dei regali, coi mille moretti, coi settemila cavalli,(20) passavate innanzi al fesso di tutte le imposte da cui vi spiavano i bimbi devoti! Avevate le barbaccie bianche, i pallii di porpora e d'armellino, e l'incesso profetico dei re. V'era apparso su tra i rami delle immense palme il lumicino fumicoso della cometa che guida a Betlemme? Udivate sotto le gronde col miagolìo dei mici anche i nostri sospiri religiosi?
O pallidi miti evocati nelle fredde ore dello studio! Per l'alba dei morti io vi ho sognato, placidi dormenti, forse ridotti ad una sola mascella sdentata, a quattro sfilaccie d'oro di tutta la veste episcopale d'onde vi ammantava il Barbarossa,(21) a un solo mucchietto di polvere immota! Come vi riposavate sotto i fanatici fiori di marmo e le pitture oltremarine(22) della gotica cattedrale di Colonia? E sotto la monastica nudità del macigno e del mattone lombardo(23) del nostro Santo Eustorgio? E tra i musaici d'oro delle cupole bizantine(24) di santa Sofia Costantinopolitana?
E proprio mi pare…. Mi pare, in questo crepuscolo della fantasia che si fonde colle memorie del cuore, in questa tranquilla ora di sonno per i mortali e per gli immortali, in questo soave oblio dei dolori e delle religioni, mi pare di vedervi ancora… Non vi chiamo santi Magi adorati, non vi chiamo pallidi miti dissepolti, ma vi sento placidi custodi della notte e del silenzio e della pace! Siete sorti dalle iridi di quella lagrima che mi trovavo sul ciglio, contemplando una stella? O dalle pagine gialle e allumacate di un vecchio morto che credeva ai morti? Dite perchè l'astro è su nel cielo? Perchè il verme roderà il nostro cuore? Perchè si piange? Perchè si ghigna?
Non rispondete nulla e tacete e camminate; così, sempre così, o viatori di una notte, che non voleste mai lo scampanio dei cuochi sacrestani; che non vi arrestate sulle porte alle chiese barocche delle sette indulgenze: che non avete mai nessun dono eterno per i cori reboanti di voci fratesche e nessuna visione per i silenti corritoi delle monache assopite!
Non rispondete nulla e tacete e camminate: così, sempre così, o viatori di una notte, che passate avanti ai cimiteri, piangendo sui cumuli piccini ove sono le crocette bianche; che entrate giocondamente furtivi nelle casuccie innanzi a cui avete veduto le orme degli zoccolini stampate nella neve, mentre tutto è pace nella campagna; che vi affacciate timidi ai fessi dei balconi, dove vedete spuntare una scarpetta, mentre tanto è il peccato nella città!
O vecchi, vecchioni di mille ottocento ottantadue anni! O amici, amicissimi di tutti i bimbi morti nati, e nascituri! Se vi vedo proprio! se vi voglio vedere!
E camminate, e camminate…. Eccovi! eccovi!… Come siete belli! Come siete grandi! come siete dolci! Gathaspar! Melchior! Bitisarch!(25) O se volete meglio, Magalath! Pangalath! Saracen!(26) O se volete meglio ancora, Appellius! Amerius! Damascus!(27)
Voi! voi! voi! Chi dice che siete venuti per visitare le vostre tombe favoleggiate?
La stella vi accenna la culla di Betlemme!
Un'arca acuta(28) giace sontuoso guadagno di uno scaccino e gloria scetticamente ufficiale di una città ghiacciata; un cenotafio romano(29) è chiuso col vuoto eterno al tardo garrito degli antiquari canonici derubati delle vostre ossa, e non del beneficio: e l'altra tomba…. Dove tripudia di lascivia il Mussulmano vi fu la vostra tomba? Chi ricorda la vecchia regina Elena?(30)
E la culla invece l'abbiamo in tutte le nostre case, dove un grembo di donna accoglie un bambino o il desiderio di un bambino.
Betlemme ha irradiato il mondo!
Voi! voi! voi! Chi dice che siete venuti per la vostra gloria da calendario? La stella vi accenna le nostre gioie!
Voi, ignorantissimi figli dell'Asia, che ascoltavate solo i fatidici echi di Zoroastro(31) e leggevate solo nel cielo veggente dei deserti, voi irridete le laudi gotiche del canto e del marmo alemanno! Voi, alte ed ispirate vedette, sul monte della Vittoria a spiare la luce immortale della stella Nazzarena(32) non vi ingloriate dei grossi ceri che vi smoccolano putolentemente i merciai delle confraternite spagnolesche! Voi, nomi patriarcali delle tre stirpi di Noè(33), che rendeste a Dio i doni che Abramo diede ai figli di Keturah e che la regina Saba diede a Salomone(34) non vi fate superbi, udendo tronfiamente proclamare che alla santa Sofia dell'Islamita(35) rimane ancora il nome e la gloria della vostra Sapienza!
Voi siete venuti per il nostro amore! Vi chiamano i bimbi, vi chiamano le mamme, vi chiamano i vecchi; e quei vagiti e quei sorrisi e quelle preghiere sono i nostri affetti. Chi nasce, chi confida, e chi è vicino a morire!
Betlemme ha irradiato il mondo!
Oh venite! venite! venite anche da me!
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Chi nasce! Sapete com'è bello chi è innocente? Chi ci può far credere a Dio? Chi è la religione purissima dell'anima nostra? Oh come chi nasce ha bisogno d'amore!
Chi confida! Vedete come è santa chi ha nel cuore l'amore! Come ci bacia per farci coraggio! Come sola ci ha data la pace! Oh quanto chi confida ha bisogno di speranza!
Chi muore!… Ah sento d'aver avuto l'amore e la speranza!… Perchè mi è dolce l'ultima luce del crepuscolo?… Perchè è tanto soave l'addio di chi ci ha accompagnato fino ai primi tenebrori?… Come sei cara, tu! Tu, e tu, e tu, figlia, bambino, bambini! Come siete cari, voi che, insieme aggruppati al mio seggiolone, mi dite sorridendo:—Noi continueremo a vivere, ad amarci, e a ricordarti!—Oh quanto chi muore ha bisogno di fede!
Svegliandomi di botto, ho trovato il Beda capitombolato a' miei piedi, e il fattore che ascendeva le scale, domandando:
—Che c'è?
Il Beda giaceva colle pagine sfogliate e aperte contro il suolo, come un uccellaccio della notte caduto sopra una tomba: e il fattore mi diceva:
—Suo zio canonico di quest'ore non li toccava mai certi libroni.
—Ed è morto solo.
—Solissimo.
Cogli occhi sonnacchiosi io guardavo la stella sempre alta, fulgida, azzurrina: e la biblioteca mi pareva più triste, più fredda, più antica.
Oh i Magi non si fermeranno mai a un davanzale tanto deserto!