NOTE:

[1]. Ognun sa che Carlo V. non sapeva scrivere neppure il proprio nome, talché servivasi per firmare d'un sigillo, nel quale l'orefice, sotto la direzione d'un ecclesiastico, avevalo compilato e quindi inciso.

[2]. Parecchi moderni scrittori, propugnatori della redenzione della donna, studiarono anche l'influenza delle istituzioni sul suo carattere, ma le loro idee non sono per anco volgarizzate.

[3]. Mentre la donna riscuote nella cattolica canonizzazione l'onor degli altari, e nella persona della Vergine Maria è divinizzata (Deipara). St. Pier Damiani scrive esser le donne «Pulpamenta diaboli, virus mentium, aconita bibentium, gineceæ hostis antiqui, upupæ, ululæ, sanguisugæ, scorta, prostibula, volutabra porcorum pinguium, cubilia spirituum immundorum, nymphæ, sirenæ, lamiæ, dianæ, ecc., ecc.».

Altri Padri e Dottori, le cui dottrine sono accreditatissime nella Chiesa, non sono per la donna nè meno idrofobi, nè più galanti.

[4]. Discorso pronunciato dal cav. Luigi Montagnini in occasione dell'apertura della corte di Cassazione, l'anno 1863.

[5]. Niuno ignora le furiose fazioni che divisero la chiesa in quei secoli che numerosissime dapprima, si fusero poscia in due denominate bleu e verde. A questo proposito dice De Potter, nella sua Istoire du Christianisme et des Eglises Chretiénnes: «Il fut longtemps difficile de n'ètre ni néstorien ni eutechien.» Secondo questo scrittore le fazioni teologiche e le invasioni barbariche furono i solventi dell'impero Romano.

[6]. Aspasia, Laide, Frine, Glicera sono nomi celebri negli annali della Grecia, e videro prostrati ai loro piedi i Pericli, i Temistocli, gli Alessandri e perfino il severo Socrate ed il cinico Diogene. Le cortigiane erano sacre a Venere e participavano della riverenza e del culto prestato a quella divinità, e si credeva che le loro preci fossero presso di lei efficaci. Le cortigiane erano encomiate dagli scrittori in Atene. Aspasia era l'arbitra della pace e della guerra; e la statua di Frine si ergeva fra l'effigie di due re. Si innalzavano loro magnifiche tombe. Celebri sono i due monumenti che Arpalo fece alzare a Pitionice, sua cortigiana, l'uno in Babilonia e l'altro nell'Attica; onde così scrive Dicearco: «Chi va in Atene per la strada d'Eleusi, quando è presso la città tanto da poterne vedere i templi, trova sulla via un monumento di cui più bello non può vedersi, nè più grande, nè più magnifico. Egli crederà tosto esser questo il monumento di Milziade, di Pericle o di Cimone, eretto a spese pubbliche dalla città. Ma come sappia esser questo consacrato alla cortigiana Pitionice, qual opinione avrà egli degli Ateniesi?» (Ambrogio Levati. Donne Ill.)

[7]. La storia contemporanea ce ne ripete gli esempi. La Civiltà Cattolica chiamava castigo di Dio la morte di Monsignor Bignami; era la voce degli interessi; ma quando taluni del popolo lo ripeterono, allora era la voce della ignoranza.

[8]. Nel XV secolo troviamo stabilite anche in Inghilterra le così dette Messe ghiottone, per cui la voracità e l'ubbriachezza si associarono alle cerimonie religiose. Queste messe venivano celebrate in onore della Vergine nel modo seguente: «All'alba del giorno, si univano nella chiesa gli abitanti della parrocchia, carichi di cibi e bevande d'ogni specie; finita appena la messa, cominciava il banchetto; il clero ed i laici vi si abbandonavano con pari ardore; la chiesa si trasformava in una taverna e diveniva teatro di contese, d'intemperanze e di ferite. Gli ecclesiastici e gli abitanti delle diverse parrocchie si disputavano il vanto a chi avrebbe le più splendide messe ghiottone, o a chi consumerebbe maggior copia di cibi e liquori in onor della Vergine. Allorché i Sinodi Provinciali proscrissero questi scandali vergognosi, ebbero il dispiacere di sentirsi tacciare di voler distruggere la religione». (Melchiorre Gioia. Galat.)

Kotzebne, nell'opera intitolata: La Confraternita del Corno, dice: «Gli abitanti di Strasbourg, uomini e donne, si univano la notte del 29 agosto nella cattedrale per celebrarvi la dedica di questa chiesa, non già con preghiere ma con feste e bagordi. Invece di inni si cantavano canzoni bacchiche. Preti e laici tutti passavano la notte a mangiare e bere; l'altar maggiore serviva di credenza ed appena vi restava posto bastante pel prete che diceva la messa, nel mentre che sui gradini si cantava e si danzava per non dire di più. Gli altri altari erano egualmente ingombri di bottiglie. Era necessario che ciascheduno bevesse; e quegli che sopito dai vapori del vino si addormentava in qualche angolo era svegliato con punture di spille. I Domenicani che servivano la chiesa, trovando il loro conto in queste orgie, si guardavano bene dallo screditarle. Solamente nel 1480 un predicatore intrepido, chiamato Giovanni Geiler, vi si oppose sul pergamo; ma in onta ai suoi sforzi, questa festa popolare si conservò fino al 1549, in cui fu totalmente abolita da un Sinodo tenuto a Saverne».

[9]. Ciò accade tutti gli anni alla presenza d'una folla d'Europei, i quali non hanno mai tentato una parola a favore di quelle infelici.

[10]. Presso gli Schiavati, secondo rapporto d'un missionario, un marito malcontento della scienza culinaria di sua moglie, la uccise e la servì a' suoi amici in un banchetto per compensarsi, diceva, con quella vivanda della noia recatagli dalla sua inabilità per la cucina.

[11]. Roselly de Lorgue. — La Mort avant l'homme, pag. 123, 124, 125, 126, 127, 128.

[12]. Salvatore Morelli. — La Donna e la Scienza, pag. 8, 9, 10 e 11.

[13]. Thòmas nel suo Essay sur les femmes, pagina 196, scrive: «Dans les siècles les plus éclairés on ne pardonnera pas aux femmes de s'instruire. Le gout des lettres a été regardé comme une sorte de mésalliance pour les grands ed un pédantisme pour les femmes. Quelques unes bravèrent ce prejugé, mais on leur en fit un crime.»

[14]. Montesquieu scrive al cap. XVII dello Spirito delle leggi. «Nelle Indie trovasi altri sommamente pago del governo delle femmine; ed è quivi stabilito che i maschi non regnino se non vengono da una madre del sangue medesimo e succedano le fanciulle che hanno madre del sangue reale. Secondo Smith, trovarsi i popoli d'Africa molto contenti del governo femminile. Se si aggiunga l'esempio della Moscovia e dell'Inghilterra si rileverà come riescano esse del pari nel governo moderato e nel governo dispotico».

[15]. A chi sembrassero oscure quelle parole, stato combinato, gioverà accennare che, l'impronta della scuola Falansteriana è la libertà individuale basata sulle seguenti nozioni:

Tutte le nature son buone; esse non si pervertono che funzionando in un cattivo elemento.

Nessun individuo rassomigliando perfettamente agli altri, ciascuno è solo giudice possibile delle proprie attitudini e non deve ricever leggi che da sè stesso.

Le attrazioni sono proporzionate ai destini.

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. Le correzioni indicate a pag. [244] (Errata Corrige) sono state riportate nel testo.

Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.