III.
Ma i cartoncini crescevano; mensole, scaffali e cantoniere, tutto era ingombro di quei ninnoli graziosi. Khia-fu-ssè fu costretta a pensare dell’altro. La eccelsa donna inventò allora i paraventi di biglietti di visita: una vera trovata, che fece andare in visibilio tutta la corte e crescere nel cuore di Khi-hoang-ti la venerazione e l’affetto per la sua divina compagna.
E i cartoncini crescevano, crescevano ancora, crescevano a migliaia ogni giorno; sicchè in breve spazio di tempo tutto il palazzo della Luna piena altro non fu che un laberinto di paraventi. Commossa, maravigliata, ma non ancora confusa, la bella Khia-fu-ssè smise di fax paraventi, e pensò di tappezzar le pareti. N’ebbero le sale, n’ebbero i corridoi, n’ebbero le scale, n’ebbero i porticati. Ma continuavano a venire i biglietti di visita: venivano a sporte, a sacca, a carrettate, d’ora in ora, quante erano le distribuzioni quotidiane delle poste imperiali. Non c’era più modo di collocarli al coperto: se ne fecero mucchi nei cortili del Palazzo. Per fortuna, la stagione piovosa non era ancora incominciata: altrimenti quelle montagne di carta si sarebbero convertite in poltiglia.
L’imperatore guardava, e batteva le labbra. Ma di tanto in tanto esciva in esclamazioni, suggerite da quel continuo rovesciarsi di cartoncini e di augurii. «Il troppo stroppia» diceva egli, sospirando; «s’intende acqua e non tempesta». Queste ed altrettali massime, ugualmente profonde, uscivano dalle labbra del Figlio del cielo.
Nè solamente sul palazzo imperiale si rovesciava tutta quella grazia di Dio. La moda della carta a fiori d’oro inondava d’ogni parte la capitale e le provincie tutte dell’impero. Tutti mandavano, tutti si ricambiavano il saluto del nome e l’augurio del cartoncino, con grande soddisfazione dei mercanti di carta e della nobilissima classe dei letterati, industri e solleciti pennelleggiatori dei nomi.
Ma un giorno capitò a palazzo il gran maestro delle poste imperiali.
— Figlio del cielo, — diss’egli a Khi-hoang-ti, dopo le genuflessioni di rito, — i tuoi cinquantamila ufficiali di posta non bastano più a tanta fatica. Una strana manìa ha colto i tuoi sudditi. Essi mandano biglietti di visita, a centinaia di migliaia, in tutte le direzioni. Sono vere montagne di carta che bisogna far viaggiare. I mezzi di trasporto non sono sufficienti, e quelli che abbiamo non reggono più. Ieri due giunche, cariche di cartoncini, si sono affondate nel fiume giallo. Cinque carri di bambù sono andati in pezzi, sotto il gran peso, ed ingombrano coi loro frantumi la strada. —