VI.
Lettrici e lettori, qui la mia storia sarebbe finita; ma perchè non abbiate a dire che io vi ho piantati sul più bello, aggiungerò ancora poche note, a guisa di epilogo.
E in primis vi dirò che, quaranta giorni appresso, Laura Moneglia, la leggiadra vedova (vedova di due mesi di matrimonio con un decrepito zio) andava a seconde nozze, anzi a prime, coll'avvocato Roberto Fenoglio.
La cerimonia fu fatta nella aristocratica chiesa della Maddalena. C'erano parecchi amici, e tra essi Felicino Magnasco, il quale aveva finalmente saputo tutti i particolari di quella notte bizzarra, e ancora non potea darsene pace.
Gli sposi, appena ebbero detto il dolcissimo sì, partirono alla volta della campagna. Non talentava loro di andare a Parigi, nè a Londra, nè cullare i primi giorni di amore tra la polvere delle strade maestre, l'ingombro delle valigie e la inevitabile filatessa prosaica delle mille necessità di viaggio, nè far confidente di susurrati discorsi leggiadri il cortinaggio ristucco di un letto di locanda.
Se ne andarono in quella vece ad una villeggiatura di Roberto, posta mirabilmente su di una collina, di rincontro al mare, graziosa palazzina di due piani, contornata di fiori, con due falde di vigneti e di boscaglie, i vigneti a solatìo, le boscaglie a bacìo. I primi tepori della primavera rinverdivano la natura, smaltando di gaie tinte il fondo del più bel quadro d'amore che mai potesse immaginare una mente d'artista.
Colassù non vedevano alcuno, nè d'alcuno avevano, o cercavano, notizia. Giungevano lettere e le lasciavano chiuse nella sopraccarta; i giornali s'affastellavano sui canterani, accanto alla parete, colla fascia intatta.
Come fu passato un mese di quella vita, si ricordarono un giorno che avevano promesso di tornare a Genova: ma se ne ricordarono per guardarsi in viso, ridendo, e dirsi a vicenda che amici e congiunti potevano aspettarli ancora un bel pezzo.
Insomma, ve l'ho a dire? non si mossero per tutta l'estate, e sarebbero anco rimasti fino a tardo autunno, se la signora Laura non avesse proprio dovuto andare in città, per certi apprestamenti che l'accorta lettrice indovina….
Il dì della partenza, scesero la collina a passi lenti…. Ella non era così leggiadra come il primo giorno che era salita lassù, e aveva bisogno d'un saldo appoggio al braccio di Roberto.
Ella e lui, si voltavano indietro ad ogni passo, per guardare il loro bel nido, che splendeva di rincontro al sole, e andavano ripetendo a vicenda: «Torneremo? torneremo questa primavera. Oh come ci parrà lungo il tempo!»
E tornarono; ci tornarono tutti gli anni seguenti, e ci torneranno quest'altro, innamorati come prima, circondati dalla più vispa, dalla più ricciuta e dalla più leggiadra famigliuola, che abbia mai potuto desiderare, nei suoi sogni di paternità, il vostro umilissimo servo.
FINE.
End of Project Gutenberg's Una notte bizzarra, by Anton Giulio Barrili