Canea.

Quale è l’anima riposta di questo popolo? Quali ne sono le sfumature, le ebbrezze, gli abbandoni? Quale il pensiero che regge la loro vita? Tante volte mi sono rivolto tale domanda e ho atteso, ho interrogato, ho scrutato per sapere se oltre la scorza si celava qualche luce che mi sfuggisse, qualche vita misteriosa e dimenticata, qualche concezione nuova ed inattesa. E mi è parso, o mi inganno forte, che null’altro trasparisse dalle parole e dagli atti se non un profondo cinismo.

Orgogliosi anzi tronfii di un passato col quale non hanno niente a che fare, vani ed ignoranti in gran parte, presuntuosi fino al punto da credersi capaci di guidare il mondo, imbevuti nel pettegolezzo quotidiano di una politica parolaia della quale si compiace e si inebbria la loro superficialità, appariscono a tutta prima all’occhio dell’osservatore, in una luce antipatica, che una più lunga conoscenza può attenuare.

La colpa non è tutta loro. Il giorno in cui avranno maggior contatto col mondo esterno e con la grande onda di idee che agita l’età moderna, la loro psiche dovrà forzatamente modificarsi, e se ne attenueranno le asprezze e le manchevolezze pur rimanendo satura di quel cinismo che fu sempre una prerogativa della razza.

Per ora essi non hanno una vera e propria idealità altamente intesa. La stessa lotta per l’annessione alla Grecia si riduce e si immiserisce in una guerricciuola di parti, nel prevalere di un uomo, in un giuoco di scaramucce. Il loro interesse è sempre in ballo. Ora a Canea vedono di buon occhio l’intervento delle Potenze, perchè la permanenza di otto navi nelle acque di Creta significa per i commercianti un’entrata quotidiana di parecchie migliaia di lire.

V’è chi dice, e sono i vecchi del luogo, che se domani avvenisse l’annessione alla Grecia la contentezza non sarebbe di lunga durata. Già gli ufficiali greci che hanno sostituito gli italiani nel comando della gendarmeria hanno destato frequenti malumori. Si dice manchino di camaraderie, siano prepotenti, intransigenti e villani.

Per quanto abbia accostato persone di ogni condizione, non una volta mi si è comunicato quel brivido di entusiasmo, quell’alata poesia che accende tutta quanta l’anima ed arde per gli occhi e trascina. L’idea pura, l’amore profondo per il quale fiorisce l’immagine della patria non l’ho conosciuto quaggiù. Forse esisterà nella massa, ma per quanto abbia fatto e mi sia indugiato cercando ridestarlo, non mi è balzato mai d’innanzi radioso e bello.

Mai! Un sorriso, un freddo acconsentimento, una parola glaciale furono le risposte e molto più spesso l’indifferenza.

Mi dicono che gli sfakioti, che gli abitanti dell’interno, siano differenti, e lo credo perchè conosco i loro eroismi. Qui, a Canea, il cinismo è legge.