I Notai.
I notai sono gente preziosa; sono gli uomini della buona fede in Grecia come nella Svezia. Necessariamente non è ammissibile una buona fede unica; il concetto varia da Atene a Stoccolma come variano il clima, l’indole, le disposizioni, le abilità, le percezioni. Un gesto che potrebbe chiamarsi piacevole e che farebbe sorridere il pubblico di Atene scandalizzerebbe quello di Stoccolma. La buona fede o è troppo buona o non lo è punto, secondo lo spirito che la informa. Ora i notai sono i rappresentanti di codesto spirito. Gente preziosa, comunque sia.
A Tunisi la loro frequenza ne dimostra l’importanza. Hanno certe botteguccie dalle imposte azzurre come le loro buone intenzioni; siedono gravemente dietro il loro banco, uccellando. (Ogni bottega è come una ragna. Vi si potrebbe scrivere sopra: Qui si uccella).
Hanno, posate su la stuoia accanto al sedile, le loro babbucce e hanno a portata di mano una grande giara piena d’acqua. Portano gli occhiali e lunghe barbe e pare meditino sul problema dell’universo.
L’atteggiamento dell’uomo che si dilunga verso le amare conclusioni del pensiero e dell’uomo che gravita in un suo piccolo mondo oscuro, quasi bestiale, è sempre lo stesso: Una maschera uguale per un uguale silenzio.