I “politofilakes„.

I politofilakes di Creta corrisponderebbero ad un di presso alle nostre guardie di pubblica sicurezza.

Magnifico corpo sul quale si può contare come su la famosa fede punica. I cretesi lo sanno, ma chiudono gli occhi, e perchè li chiudano non lo so io.

Disciplinati come le anatre, le quali hanno inventato primamente la fila indiana, ossequenti verso i loro superiori, corretti nella divisa e nei modi, danno un punto ai famosi policemen inglesi.

Li osservo da qualche giorno. Sono vestiti di tela gialla, calzano un berretto a visiera e goffi stivali; passano a due, a tre, a quattro per volta (il numero poco importa), ridendo forte, dandosi di braccio, spassandosela allegramente.

Buoni amiconi, cuori d’oro!

Osservano i forestieri con curiosità infantile e si lasciano andare a commenti più o meno garbati; scherzano col pubblico, si accompagnano alle belle ragazze, e, quando il buon umore soverchia, si rincorrono.

Formano una compagnia istituita per dare un esempio di serenità agli uomini tetri.

Non sono chiamati mai a prestar man forte nei servizi di una certa importanza, perchè non si sa quale partito potrebbero prendere all’improvviso. Essi decidono per conto loro, e il comando di un capo può avere un certo valore se a questa bella società garba l’ubbidire.

Sono giovinetti imberbi e non rappresentano i migliori campioni della razza cretese.

A volte arrestano qualcuno e si abbandonano a piacevoli conversari con l’arrestato stesso; li vedete passare per la via in fraterna comunione, tanto che, fra i tre, non vi spiegate quale possa essere il malvivente.

Qui a Canea tutto ciò non desta stupore; ci si è abituati anche ai politofilakes.

Questa mattina ne ho osservati quattro che seguivano un uomo ubbriaco fradicio. Credevo volessero portarlo in domo petri, ma la mia ingenuità era troppo grande. Dovevo supporlo! I buoni giovinotti volevano divertirsi un poco alle spalle del malcapitato, niente più. E si sono divertiti come quattro monelli che abbiano saltata la scuola.

Nè si può biasimarli se la loro indole li porta a simili manifestazioni.

Essi costituiscono, in verità, la compagnia del buon umore.