Una croce in uno scoglio.

Atene è dileguata fra il fulgore violaceo de’ suoi monti dispogli. Visione indimenticabile, ebbrezza senza pari!

L’Acropoli, a somiglianza di una enorme torre mozza elevata a prodigio in queste terre d’oro, è scomparsa. Passano le ombre delle nubi su le montagne.

Navighiamo verso il canale di Corinto.

In quale diafana chiarità, sotto il fumo del vapore, si perde Atene!... Naviga, sopra di noi, nel cielo, un velario di nubi bianche. E tanto sono belli il cielo ed il mare e l’oro del sole è sì vivo, che gli scogli lontani sembrano gemme.

Di sopra le basse colline spuntano strani profili di nubi; piccole barche con due vele rosse trascorrono silenziose.

Ecco Helena dal colorito di ambre; Helena, la piccola ateniese mi ritorna alla memoria.

Ricordi, piccina, le belle meduse nel golfo di Corinto? Navigavano su le acque chiare, simili a sugheri, le meduse rotonde, e tu le indicavi col braccio ignudo, con piccole grida.

C’erano due inglesi che andavano in viaggio d’amore e sorridevano alla tua fanciullezza pensosa come io ti sorridevo; io che pensai in te il destino della tua patria.

Poi Atene spuntò e tu stavi raccolta su la prora, immersa nella magnifica chiarità orientale e avevi negli occhi il cuore, il cuore della tua terra che si affissa verso l’avvenire.

Passammo vicino a uno scoglio. C’era una croce bianca. Non so perchè una nube di tristezza ti passò sul chiaro volto di bambina e non ti interrogai: vidi, nel segno, il dolore della tua terra.

Un raccoglimento ed una fede.

E ti benedissi in cuor mio, piccola ignara, che impersonavi un destino tragico e stupendo. Adesso, come allora, appare lo scoglio dalla croce bianca, ma tu sei lontana.

Prima che la gran terra dilegui, a te viene il mio cuore benedicendo, poi che tu mi sei la giovine Grecia che attende.