NOTE

ALLA BIOGRAFIA DI G. PACINI

[1] Dei giornalisti non è a far meraviglia; a certe epoche costoro si rimbalzano l'uno all'altro delle frasi, senza darsi la pena di riflettere un istante per vedere quanto vi sia in esse di vero o di assurdo. È piuttosto a stupire che i giovani maestri, e fra questi anche i più colti ed esperti dell'effetto teatrale, mostrino tanto abborrimento per la cabaletta; la quale non è, in ultima analisi, che un ritmo musicale molto atto ad esprimere le concitazioni ed i sussulti della passione. Si pretende da certi barbassori della critica che la cabaletta ripugni al gusto odierno del pubblico. Nulla di più falso. Nelle due opere più fortunate del Gomes, Guarany e Salvator Rosa, i punti più culminanti del successo furono segnati dalle cabalette dei duetti a soprano e tenore. Alla prima rappresentazione della Fosca, il pubblico della Scala cominciò a riscuotersi e ad applaudire con entusiasmo ai primi accenni della cabaletta: Cara città natia. Qualche cosa che arieggia la cabaletta è il canto. O dolce voluttà, del Marchetti; ed è là che gli spettatori paiono elettrizzarsi, e in ogni teatro dove si rappresenta il Ruy Blas, quel frammento lirico lo si vuol ripetuto. Dove fu dato il Papà Martin del Cagnoni, la cabaletta a tenore e soprano ottenne sempre gli onori della replica, E quanti esempi potremmo accumulare! Non è egli vero che alla riproduzione di molte opere antiche e troppo spesso riprodotte in ogni città, avviene spesso che il pubblico dia una solenne smentita ai sistematici denigratori della cabaletta? Sovveniamoci dei Puritani e dell'Anna Bolena, ricomparsi alla Scala recentemente. Nell'antica e troppo obliata opera del Donizetti, il tenore Gayarre trovò il suo punto di successo nel brillante ritmo dell'aria: Ah! così nei dì ridenti, tanto da doverlo ripetere ogni sera fra le ovazioni più clamorose. Malgrado questi fatti, i giornalisti non cesseranno di ripetere la loro frase, e i maestri sapienti, per rispetto all'assurda diceria, si guarderanno bene dal solleticare l'orecchio del volgo idiota con un ritmo che indubbiamente suol colorire di tanta luce il melodramma. Così avverrà che molte opere non prive di pregi sprofonderanno per omnia sæcula nella dissolvente ammirazione dei dotti.

[2] Qui si allude alle antiche carceri attigue al Palazzo di Polizia in contrada di Santa Margherita.

[3] Si vuole che una nordica principessa, la quale a Milano si rese celebre per la sua avvenenza, pel suo spirito, per le sue profusioni, per molte belle doti di mente e di cuore, nel copioso elenco de' suoi amanti fortunati inscrivesse anche il Pacini. Sarebbe vano indagare quanto vi sia stato di vero in tale diceria; pure da essa ebbe origine quella specie di animosità che il pubblico milanese dimostrò al Pacini in più occasioni, fischiando con irriverenza spietata parecchie sue opere ben riuscite altrove e non vuote di pregi. Non è raro il caso che un pettegolezzo da salotto od una indiscrezione da alcova influiscano sovra un successo teatrale. Giovò a taluni artisti, ad altri nocque la fama di stalloni valenti; la bestia pubblico ha degli strani, inesplicabili capricci.

[4] La Saffo non ottenne mai a Parigi un successo completo. La egregia Sannazzaro volle farsene interprete al teatro degli Italiani verso l'anno 1853, ma anche quest'ultima prova noa valse a rendere accetto lo spartito al pubblico francese. Vuolsi avvertire che la bella e appassionata interprete del capolavoro di Pacini accusava fino d'allora un sensibile deperimento de' suoi mezzi vocali. Le prime opere del Pacini ebbero all'estero miglior fortuna. Gli Arabi nelle Gallie e Gli ultimi giorni di Pompei ottennero al loro apparire una voga mondiale. Pure, Gli Arabi nelle Gallie, riprodotti a Parigi verso l'anno 1868 per ordine di Napoleone III, parvero una cosa sbiadita, e la famosa aria Di quelle trombe al suono, che al giovane Bonaparte esulante era apparsa anni addietro piena di fuoco marziale, alla vigilia di Sédan produsse l'effetto di una nenia funebre.

[5] Salvatore Cammarano fu, dopo il Romani, il più abile poeta librettista dell'epoca che trascorse dal Rossini al Verdi. Era napolitano; la sua fervida fantasia, l'ottimo cuore esuberante di affetti, la varia coltura, l'innato buon gusto, erano doti più che sufficienti per fare di lui uno splendido poeta lirico, da mettersi a paro coi più illustri d'Italia. Dovette darsi al libretto per musica, tanto da campare la vita; ciò che vuol dire abdicazione completa della propria individualità, sacrifizio, suicidio. Ne' suoi melodrammi rifulgono a tratti i raggi della sua bella intelligenza. Fu superiore al Romani nella potenza creatrice, e lo vinse altresì nella varietà degli intrecci drammatici e nella concitazione degli effetti scenici; qualche volta gli si accostò nella fluidezza del verso e nella espressiva chiarezza dello stile. La Saffo, la Lucia, la Maria di Rohan, la Luisa Miller, la Vestale, gli Orazi e Curiazî, la Battaglia di Legnano, vanno annoverate fra i suoi migliori libretti. Soggiacque anch'egli alla sorte comune a tutti i poeti del melodramma; si bisticciò coi maestri, vide i suoi versi deturpati e sconciati da mani sacrileghe. Visse povero, melanconico, infelice; non raccogliendo dal suo ingegno subordinato e manomesso, che la critica acerba degli invidiosi e le ingiuste recriminazioni dei musicisti fischiati. (Veggasi il Libro azzurro, di prossima pubblicazione).

[6] Nella solenne commemorazione funebre celebratasi a Lucca in onore del defunto maestro, si eseguirono i seguenti pezzi:

1.° Gran marcia a banda ed orchestra, sopra motivi tratti dalle
composizioni di Pacini.

2.° Messa da Requiem a quattro voci e grande orchestra scritta dall'illustre defunto.

3.° Altra marcia a banda ed orchestra.

4.° Elogio funebre letto dall'illustre signor Vincenzo Sartini, professore di filosofia al R. Liceo di Lucca.

5.° Assoluzione a quattro voci ed orchestra, composta dallo stesso Pacini.

Il servizio musicale era affidato alla Cappella del Municipio e diretta dal maestro Fortunato Maggi. Varî altri professori e dilettanti del paese e delle vicine città di Pisa e di Pescia si prestarono gratuitamente alla solenne cerimonia musicale.