III.

Il sole stava per nascondersi dietro le montagne, quando dall'alto della diligenza vidi fumare le tettoie di Nyon. Domandai al conduttore di por piede a terra, onde fare modestamente il mio ingresso.

L'aria spirava dolcissima—sereno il cielo, le collinette d'un bel verde azzurro; gli augelletti svolazzavano fra gli alberi cinguettando; ond'io fui tosto commosso da voluttuosa melanconia. E tutti sanno come la melanconia disponga soavemente all'amore.

Eccomi alle porte di Nyon—ho attraversato la contrada principale—le case sono belle e paiono appartenere a persone agiate; ma dove sono le dodici ragazze? Non un bel visetto che sporga dalle finestre, non una voce flautata che si parta dalle abitazioni. L'amico mi avrebbe ingannato?—Ma ecco che egli mi viene incontro e con poche parole mi leva ogni dubbio.

—Io era ben certo di vederti a Nyon!

—Ti giuro che l'intenzione di prender moglie...

—Fermo là coi giuramenti! tu ignori la gravezza del pericolo...

Nel mentre abbracciavo l'amico e mi intratteneva con lui, mi accorsi che, dalla casa vicina, due grandi occhioni, stupidi e gonfi d'acquavite, due occhi da servitore mi stavano squadrando dal capo al piede.

Quell'uomo, appena fummo entrati nella locanda, venne nel mezzo della piazza, e facendo i più strani gesti, si chiamò intorno gli abitatori del paese.—Che è? che non è? La folla circonda il banditore con rispettoso silenzio, finchè questi con grande solennità annunzia ai circostanti che:

Un giovane civilmente vestito è entrato in Nyon!!!

La novella percorre in breve ora tutte le case, e dalle cantine ai granai passa rapida come baleno.—Tutti parlano del giovine civilmente vestito—Chi è? Donde viene? Cur? quomodo? quando?

Ciascuno fa i suoi commenti; vengono in campo le induzioni più strane, il rumore cresce a dismisura.

Io ceno di buon appetito; do un colpo di spazzetta al mio soprabito, quindi a braccio dell'amico scendo a passeggiare sulla spianata che costeggia il lago. La luna splende bellissima in un cielo di zaffiro. Appena mossi alcuni passi, noi ci troviamo al cospetto di due bellissime fanciulle, vestite in bianco. Esse procedono l'una al braccio dell'altra; il papà e la mamma le seguono a poca distanza, siccome vuole la prudente costumatezza dei tempi nostri.

Ecco il giovine civilmente vestito!—Queste parole furono scambiate sommessamente fra quella piccola comitiva, e le ragazze abbassarono modestamente gli occhi, dopo avermi ben ben squadrato dalla testa ai piedi.—È inutile aggiungere che il papà e la mamma con moto simultaneo appuntarono contro di me il naso e gli occhiali.—Nello stesso modo io dovetti subire l'esame di altre dieci ragazze, e di non so quanti padri, zii e tutori; perocchè, lode alla sincerità del mio Francesco, le belle ragazze di Nyon erano dodici appunto. E debbo ancora aggiungere per debito di verità, che ciascheduna di esse porgeva un tipo di sì perfetta bellezza, che nè io, nè Francesco, nè Paride redivivo, avremmo saputo a cui dare il pomo di preferenza.

Stature alte e mezzane; capelli biondi, neri, castani; occhi neri, azzurri, bigi; fisonomie melanconiche e gioconde, modeste e procaci, ingenue e voluttuose.—Io credo che mai in un serraglio dell'Oriente si adunassero ad un tempo tante beltà femminine.

La toilette era però uniforme; il vestito bianco parve fosse adottato quella sera ad unanime voto; forse perchè il candore più si convenga ad oneste fanciulle, o forse ancora perchè nel fondo bruno della sera facesse meglio spiccare le forme bellissime di quei bellissimi corpicciuoli.

Io passeggiava come assorto in estasi divina; parevami essere nel giardino delle fate, e confesso di aver provato in quel punto un vago desiderio di prender moglie... Le avrei sposate tutte dodici, senza scrupolo di sorta.

Verso le 9 ore, l'aria che dapprima era fresca, divenne a poco a poco freschissima, quindi fredda; e come per segreta convenzione, le bellissime fanciulle si allontanarono silenziosamente, ed entrarono ciascuna nella propria casa.—Ed ecco, non appena trascorsi due minuti, rischiararsi d'improvviso le finestre, ed uscirne i più deliziosi suoni che io mai avessi udito. Di là una fantasia di Thalberg, di qua una melodia Belliniana, più avanti una grande sinfonia a quattro mani, insomma una vera inondazione di musica in tutti i toni e in tutte le misure.

—Che significano questi suoni? Che vogliono esprimere queste melodie ora languide, ora concitate, che dal villaggio di Nyon si inalzano al cielo?

—Te lo dirò io, rispose il grande filosofo che mi dava di braccio.—Le dodici ragazze di Nyon, in tutti i toni, in tutti metri, in tutte le misure, non esprimono che un solo pensiero: Abbiamo bisogno di marito!!!