Cap. XV.
Divisione di quest'Assemblea in Concilio Politico, o Civile, ed in sinodo, o Gran sanhedrim. Origine, e progresso di questo Tribunale presso gli antichi ebrei; quali fossero l'Autorità, la giurisdizione, e i requisiti del Grand Sanhedrim.
L'Alta missione affidata dal magnanimo sovrano delle Gallie, e dell'Italia a questo ragguardevole Consesso, tutto che in superior grado ammirabile per se stessa, nulla di meno acquistata non avrebbe giammai si facilmente presso la totalità dell'Israelismo quella formalità imponente, e religiosa che il bisogno urgente per se stesso esigeva, se fosse stata esaurita solo da quello. Le soluzioni applicate agli articoli indirizzati dalla Cesarea Maestà Reale all'assemblea degl'Israeliti (e di che sarà da noi ragionato quanto è duopo nel progresso di quest'opera) dovevano essere convertite in altrettante decisioni dottrinali, affine di fare elleno prendere il carattere autorevole che era necessario per condurle al proposto disegno salutare, e farne quindi produrre risultati vantaggiosi che l'augusto Protettore si prefiggeva: ciò che non avrebbe potuto per alcun mezzo effettuarsi dalla sola prima assemblea nel modo che allora era la medesima Costituita.
Or per deliberare dunque in un emergenza di tale guisa importante, non vi volea meno di quella previdente saggezza, che è sì omogenea all'acume immutabile di un Napoleone le di cui auguste mire paterne non avendo per oggetto la sola civilizzazione politica dell'immensa famiglia d'Israel (nella guisa ch'egli stesso rese conscia l'Assemblea per l'organo de' Commissari delegati da esso a questo oggetto) ma la perfetta ripristinazione ancora dell'antico suo Culto, alterato enormemente e renduto oggi deforme, siccome ad esuberanza fu da noi opportunamente dimostrato, da tante inutili parafrasi, e allegorie stravaganti; così piacque ad esso risalire fino all'epoca distinta in cui la Nazione tutta d'Israel era diretta onninamente da un tribunale dotto, e venerabile che decideva i suoi destini, che formava il suo più luminoso decoro, e che cadde, e si disciolse insieme col tempo. E questo rinomato Sinedrio che risorgere ei fece con distinta comparsa nel Centro della sua vasta capitale, affine di rendere a quel popolo il servigio importante di migliorare la di lui sorte, illuminarlo intorno i suoi veri interessi, e fissare sopra basi permanenti, ed inconcusse un metodico infallibile nuovo sistema di credenza, sulle traccie medesime uniformi di quella che trasmessa venne da Mosè a' suoi posteri; e sebbene a tanta impresa edificante non siasi tutta via completamente pervenuti (come sarà da noi successivamente rimarcato) nulla ostante non si ommise dalla prima assemblea di esaurire con ogni acume ed esattezza possibile quanto era stato alla medesima richiesto dal Benefico Sovrano che l'avea fatta convocare, dal momento della di lei installazione seguita il 26. Lug. 1806. fino alla sua totale dissoluzione accaduta ne' primi giorni di febb. 1807 colla promozione del Gran sanhedrim che fu a quella immediatamente sostituito, ad oggetto di triturare, e sanzionare più autorevolmente, come si disse, quelle materie le quali erano già state antecedentemente discusse, ed agitate dalla prima assemblea; e in ciò questo pure vi è riuscito mirabilmente; e quanto fu operato da esso, durante la di lui permanenza di un intero bimestre, corrispose in qualche parte l'aspettazione di tutto il mondo, e soddisfece nel ad un tempo medesimo le brame salutari del sensibile Monarca promotore.
Tali sono dunque i fondati motivi di sifatta Divisione in sinodo religioso, ed in Assemblea politica. Ma avanti di passare al detaglio analitico delle operazioni di entrambe queste rispettabili Adunanze, ci veggiamo costretti di arrestarci qualche breve momento sul proposito del Sanhedrim, affine di potere rinvenire colla maggiore chiarezza che ci sarà possibile l'origine sua, e le sue principali attribuzioni per tutta l'estensione della Giudea, essendo questo un tribunale che a molti differenti riguardi, tutti del pari utili, che interessanti, merita di essere ampliamente conosciuto, ed è questo appunto lo scopo nostro del momento.
Gli ebrei, d'accordo uniti a vari critici accreditati (Goesii, Pilatus Judex animadvers. p 4. 6, e 14. Suren. in misnah. Tit. Sanhedrim Pref. Brunus de Bened. XIV XII. Patriar. p. 82. ferrand. Réflex sur la Relig chret T. II. p. 26.) fanno rapportare l'origine del sanhedrim fino a Mosè il quale (siccome abbiamo dalla scrittura) oppresso dall'enorme affluenza delle controversie che erano al medesimo portate incessantemente da tutto il popolo domandò di essere sgravato da una soma che di gran lunga eccedeva le sue forze per sostenerla; fu allora che Dio gli Commise commise di dividere questo peso con 70. Senili scelti dal popolo, e che desso animò del suo Spirito Divino (Exod. C. v. ) ciò che fu dal medesimo tosto eseguito. Ecco infatti il più valido appoggio che produrre si possa in favore dell'antichità del Sanhedrim, senza che altri monumenti ce ne restino per comprovarla.
Or l'inferire dell'esposto l'epoca originaria del Magistrato di cui parliamo, sembrami lo stesso che volersi prefiggere di non provarla, mentre dalla medesima scrittura troppo chiaro si comprende che quello più non esisteva ne' tempi che successero la morte di Mosè, ne' quali essa ci mostra che il popolo era governato allora, e diretto da Jesuè con assoluta autorità, e non accadeva che negli affari della massima urgenza, che questi consultava qualche volta gli anziani del popolo, o i padri delle tribù (Jes. Cap. XXII. v. 14.), i quali non erano già fissati in consiglio permanente, come lo pretendono taluni, ma riserbati, come si disse, per i soli casi d'importanza, ed alle ultimate diffinizioni di questi il ConsiglioConsesso era disciolto, ed i consiglieri congedati.
Però tacendo quì le altre moltiplici opinioni, che cospirano univoche al medesimo disegno, e che non giova quì annoverare, mi sembrerebbe più consentaneo alla ragione di ripetere l'origine del sanhedrim da' tempi di Alessandro il Macedone, e tanto più si ha fondato motivo di presumerlo, se si riflette che il nome stesso che quello porta, è senza contrasto, derivato dalla greca etimologia Zanedron, che significa consesso, cioè a dire, adunanza di persone sedute. E niente di più naturale di ciò che i Greci abbiano potuto dare luogo a sì fatto stabilimento, essendo essi in que' tempi assoluti padroni della Giudea (Suren. Pref. ad Misnah T. IV. Tit. Sanhedrim.). Quindi è che l'assunto si rende molto imbarazzante per coloro che pretendono ritrovare la sorgente certa, e primitiva di sifatto Consiglio ne' primi secoli della chiesa giudaica, in cui il dialetto greco era del tutto sconosciuto [(116)].
Ma non per tante moltissime riprove appariscono concorrere, d'altronde, ad assicurarci che un tale consiglio non possa essere stato istituito che da Giuda, o da Gionata al tempo di Macabei, benchè l'opinione la più generalmente adottata, come l'Istoria de' Macabei chiaro lo significa (Macab. I. Cap. 5. V. 16.) pare che spieghisi per l'ultimo.
Or passando sopra alle varie obbiezioni che si agitano contro i differenti sentimenti riportati sul proposito di questo Magistrato, noi possiamo con qualche fondamento conchiudere che a soli Macabei debbasi l'origine del suo stabilimento, e la nostra asserzione prenderà una maggiore consistenza, se coll'Istoria di questo popolo alla mano ci faremo a ponderare con Basnage, il bisogno urgente in cui esso era in que' tempi di un senato capace di guidarlo, di sostenerlo, e di rappresentarne il corpo in tutta la sua totalità [(117)].
In quanto poi alle qualità che distinguevano i membri componenti questo rinomato consesso, si osserva che il medesimo era composto di ecclesiastici, e di Laici i quali riconoscevano per capo, o presidente il sovrano sacrificatore che era denominato נשיא (Nassì) Principe, a cui sostituivasi un assessore il quale veniva contraddistinto col carattere di —אב בת דין (Av-Bet-Din) Padre della casa di giustizia. Gli scribi tenevano il primo rango nell'Assemblea, come i più versati nell'intelligenza della Legge, il solo requisito necessario per aspirarvi meritamente. Non aggregavasi giammai a questo Corpo venerabile, se non quegl'individui, i costumi de' quali erano esperimentati irreprensibili, e la professione assai onorifica (misn. Tratt. De Syned. Sect. III. p. 221. T. IV.). I giuocatori gli usuraj, gli eunuchi, e coloro che vivevano sulla disgrazia degli altri erano vilmente rigettati, tutto che avessero in gran copia le cognizioni necessarie per esservi aggregati [(118)].
Per ciò che in ultimo riguarda la giurisdizione e l'autorità del sanhedrim, è incontestabile che avanti che la Giudea fosse sottomessa a' Romani, essa avea l'assoluto diritto di vita, e di morte sopra tutto il Popolo, ma questa facoltà gli fu tolta da' medesimi appena che quelli ebbero fatta la conquista di quel paese, mentre l'uso generalmente adottato da' Romani era quello di lasciare a' popoli vinti, o conquistati, i loro Dei, la loro religione, i loro Tempj; ma rapporto al civile, essi gli obbligavano a seguitare le stesse Leggi, ed il medesimo sistema praticato dalla Repubblica. (Jos. De Bel. Lib. 1. Cap. V. pag. 720.). Era parimenti di competenza del Consiglio di regolare la pace colle estere nazioni, ed anche pronunziare i voti suoi sulla dichiarazione di certe guerre che potevano farsi luogo nello stato [(119)].
Io non comprendo per altro in massima con quale solido fondamento vari accreditati soggetti si fecero a sostenere fermamente che la giurisdizione del sanhedrim estendevasi fino ad eleggere, o a deporre gli stessi sovrani della Giudea (Selv. De syned. Lib. II. Cap. 9. p. 434. Grot. De Jure Bel. & pacib. 1 Cap. 3. pag. 141.); quando noi abbiamo d'altronde certi dati positivi che ci assicurano non riconoscersi da questi un tribunale superiore a cui potessero i medesimi essere soggetti [(120)]. E quelli pure che sostengono appartenere al Sanhedrim la nomina de' sovrani, asseriscono che affine di rendere questa nomina grata a Dio, il Consiglio non se ne rapportava già al nitrito di un cavallo, nel modo che praticavano i Persiani; ma esso consultava rispettosamente gli Urim, e Tumim, col mezzo de' quali Dio medesimo comprendere faceva prodigiosamente se spiacevole, o gradita eragli la scelta [(121)].
Del resto veggiamo che questo Magistrato supremo dilatava il suo potere assoluto, per quanto assicura l'Istoria de' suoi atti, sopra tutte le sinagoghe della giudea, sia de' paesi lontani, sia di quelli esistenti nel centro medesimo dello Stato, e di più ci si fa credere che non solo non facevasi luogo a veruna sorta di appello di tutto ciò che desso avea pronunziato; ma che chiunque individuo altresì il quale si fosse opposto alle sue decisioni dovea essere irremissibilmente punito di morte: esso regolava nel tempo medesimo gli affari i più importanti; giudicava anche gli stessi Profeti, e qualunque siasi caso di coscienza non potea essere discusso che da quello; attribuivasi ancora un potere illimitato sulle ordinanze della Religione le quali erano generalmente ricevute colla più sommessa rispettosa venerazione. In somma, esso dominava tutto l'ebreismo intieramente, ed imponeva delle Leggi le quali erano mantenute, ed osservate rigorosamente da un confine all'altro del mondo abitato dalla popolazione d'Israel, la quale per lunghissimo periodo di Anni altre certamente non conobbe fuori di quelle, non fu diretta, e governata che da esse.
Tali sono dunque le nozioni le più verosimili che ci offrono d'accordo tutti i più autorevoli monumenti che l'antichità ci ha trasmessi relativamente al Sanhedrim, la di cui forma in qualche modo somigliante rinnovare si vide oggi solennemente fra noi, benchè di precaria permanenza, con attribuzioni assai differenti da quelle che costituivano il principale carattere di esso, e con una autorità molto più contingente, e circoscritta di quella che osservammo testè esserne l'antico Sinedrio rivestito.
In sequela, per tanto, di simile preallegato confronto, non mi sembra del tutto inopportuno al mio assunto principale di entrare, per quanto ci sarà possibile, a conoscere, e approfondire le dotte ponderate operazioni del sanhedrim de' nostri giorni, affine di potere con esatta cognizione di causa più metodicamente sistemare quelle che da noi si preparano sull'importante proposito medesimo in questione.
[(116)] Tito Livio rimarca (Dec. V. Lib. V. p 508.) che i senatori, che i Macedoni mettevano alla testa del loro governo, si chiamavano Sinedrj da cui gli ebrei debbono probabilmente avere tratto il vocabolo Sanhedrim. Oltre a ciò si potrebbe quì aggiugnere ancora che Aristotile avea chiamato parimenti Sinedrj i giudici ch'esso avea prescelti per andare a prendere il loro luogo respettivo nelle occorrenti sedute del Consiglio. Da ciò si comprende che nuovo non era questo termine fra gli uomini quando gli ebrei denominarono con esso il primo Tribunale della Giudea.
[(117)] Molti scrittori antichi, e recenti, e Basnage fra questi, ritrovando al quanto verosimile questa opinione, dicono che vi era pure in quel tempo una ragione che rendeva questo Stabilimento assai necessario presso i Macabei, atteso che questi cambiando la natura del governo, aveano bisogno del Consenso del popolo, e di determinato Corpo che lo rappresentasse in forma autorevole, e legale e siccome alcuno fra quelli non prendeva giammai verun titolo qualificato di sovranità, era duopo indispensabilmente ch'essi facessero approvare le loro deliberazioni da un senato, od un Consiglio stabilito per tale oggetto (ved. Basn. Hist. des Juifs T. IX. Lib. VI. Cap. 1.)
[(118)] V'ha inoltre chi pretende che rigettati fossero ancora i vetusti decrepiti, e quegli uomini giovani pure che non aveano prole vivente per che si supponevano crudeli, ed inflessibili a' clamori della umanità supplicante. Tre segretarj erano destinati per questo Magistrato, l'uno scriveva le sentenze di coloro che erano assolti; l'altro i decreti di Condanna, e l'ultimo registrava le vertenze delle parti querelanti; oltre a questi vi erano tre ordini di Candidati per instruirsi, ed il più anziano fra questi era chiamato a compiere le ingerenze del primo impiego vacante: alcuni assicurano, per tanto, che i giudici erano tratti da' tribunali inferiori, per che allora si supponevano periti nella difficile arte di amministrare la giustizia (mis. Tract. De Syned. T. IV. p. 228.)
[(119)] La Scrittura pare che distingua due sorte di guerre, le une erano ordinate dalla Legge, e le altre non servivano che ad aumentare la gloria del Principe, e a dilatare i Confini dello stato. Il suffragio del Consiglio era indispensabilmente necessario per le ultime, ma in quanto alle altre, siccome quelle altro non erano che un evasione precisa de' Cenni dell'Eterno, colui che era alla testa del popolo, potea prendere le armi a suo migliore piacere, fare delle leve quante sembrate gli fossero a proposito, e ciò ancora senza assoggettarsi ad altra deliberazione che a quella unicamente del suo Consiglio.
[(120)] Per viemaggiormente provare che il sanhedrim non ebbe giammai la benchè minima influenza sull'elezione de' Principi ebrei, alcuni critici rimarcano 4. maniere differenti di cui si sono serviti i Re di Giuda per montare sopra il trono della Casa d'Israel in tutto il tempo della durazione della Repubblica; cioè gli uni erano eletti immediatamente da Dio, come lo furono Saulle, e David; gli altri succedevano a' loro predecessori, come Salomone, Roboamo, e presso che tutti i Re di Giuda; i terzi usurparono lo scettro coll'intrigo, colla violenza, e colla frode, come fecero appunto Attalia e i Macabei; finalmente gli ultimi erano eletti, ed installati da Pagani nella guisa medesima che lo furono Sedacia da Nabuccodonosor, ed Erode da' Romani, senza fare detagliata menzione di tanti altri che le sacre pagine ci additano (ved. Basn. T. 2. L. I. C. 15. Becan. analog. vet. & nov. Test. C. 16. Quæst. E. opus. T. 3. p. 365.)
[(121)] Questi due vocaboli significano alla Lettera, lumi, e perfezioni, ovvero, nella guisa che gli spiegano i Settanta manifestazioni e verità; alcuni gli credono di etimologia ebraica, altri Egiziana; ma comunque sieno questi erano gli epiteti delle pietre del Razionale, che per cenno di Dio il sommo Pontefice degli ebrei dovea esserne ornato (Exo. cap. 28. v. 30.) allorquando emergeva di consultare l'oracolo Divino intorno qualche soggetto rilevante concernente l'interesse pubblico della Sinagoga giudaica, e dello Stato. Allorchè trattavasi dunque di consultare l'Urim, e Tumim, il Pontefice abigliato delle sue sfarzose vestimenta di Cerimonia, presentavasi non già nel Santuario, dove non gli era permesso di entrare che una sola volta l'anno, e questo era il giorno di Espiazione (ved. Maimon Cale Amikdash C. 10. & Jalkut fol. 248.) colà essendo in piede col volto diretto alla parte dell'arca dell'Alleanza, sula quale risedeva la presenza ineffabile dell'Essere Supremo, esso proponeva il soggetto per il quale era esso consultato. Dietro di lui, e sulla medesima Linea a qualche distanza di là, e fuori del luogo Santo eravi la persona per cui si consultava, che rispettosa, ed umile attendeva la Risposta dell'Eterno. I Rabbini tutti sono di fermo pensiero che allora il Pontefice avendo gli occhi fissi sulle pietre del razionale che portava davanti vi leggeva la Risposta dell'Eterno. Le Lettere che si elevavano fuori del loro rango, e che gettavano uno splendore Straordinario, formavano la Risposta desiderata (ved. Zohar in Exod. Jalkut ex Lib Siffrè R. Behai in Deut. C. 33. v.8.). Per esempio, David avendo ricercato a Dio, col mezzo degli Urim, & Tumim s'egli ascenderebbe con successo, in una delle Città di Giuda, esso gli rispose עלה (nghalè) ascendi; le tre Lettere ה-ל-ע di cui si compone il termine suddetto sortirono dal loro luogo, sollevandosi al di sopra delle altre per formare la parola che marcava la Risposta domandata (2. Reg. C. II. v. 1.)