NOTE:
[190]. Inventore dei preadamiti fu Isacco de la Peyrère (1594-1676), il quale, fondandosi sopra un passo della Epistola di San Paolo ai Romani, mise fuori la opinione che uomini fossero esistiti prima di Adamo, e la sostenne in un libro stampato la prima volta nel 1653, e intitolato Preadamitae, sive exercitationes super vv. 12, 13 et 14, cap. V, epistolae D. Pauli ad Romanos. Questa opinione suscitò grande scandalo e infinite dispute, e diede materia a numerosi libri, alcuni dei quali scritti in tempi assai prossimi a noi. Eccone alcuni: Filippo Le Prieur (sotto il nome di Eusebio Romano), Animadversiones in librum praeadamitarum, Parigi, 1656; Hilpert, Disquisitio de praeadamitis, Amsterdam, 1656; Hulsius, Non-ens prae-adamiticum, sive confutatio vani cujusdam somnii, quo quidam Anonymus fingit ante Adamum primum homines fuisse in mundo, Lugduni Batavorum, 1656; Gelpke, Ueber die Erde oder das Menschengeschlecht vor Adam, Braunschweig, 1820.
[191]. Das Buch der Jubiläen, trad, dall'etiopico e pubblicato da A. Dillmann, nei Jahrbücher der biblischen Wissenschaft dell'Ewald, voll. II e III, Gottinga, 1849-51 (Lo stesso Dillmann pubblicò poi anche il testo etiopico, Lipsia, 1859). Frammenti di un'antica traduzione latina pubblicò il Ceriani, Monumenta sacra et profana ex codicibus praesertim Bibliothecae Ambrosianae, t. I, Milano, 1861. H. Rönsch ripubblicò i frammenti dell'Ambrosiana unitamente alla versione latina del Dillmann, accompagnandoli di osservazioni e d'indagini: Das Buch der Jubiläen oder die Kleine Genesis, Lipsia, 1874. Dalla Piccola Genesi Sincello e Cedreno attinsero parte dei racconti loro concernenti Adamo ed Eva.
[192]. Das christliche Adambuch des Morgenlandes, tradotto dall'etiopico e pubbl. da A. Dillmann, nei Jahrbücher citati, vol. V, 1853; traduzione francese in Migne, Dictionnaire des apocryphes, Parigi, 1856-8, vol. I. Il testo arabico etiopico fu pubblicato dal Trumpp nelle Abhandl. d. k. bayer. Akad. d. Wiss., I Cl., vol. XV, 1881. Di questo importantissimo apocrifo dice il Renan nello scritto qui sotto citato, p. 470: «C'est une sorte de chronique s'étendant depuis Adam jusqu'à J. C., et où l'on a cherché à grouper toutes les fables répandues en Orient sur Adam, le paradis terrestre et la vie des premiers patriarches».
[193]. Renan, Fragments du livre gnostique intitulé Apocalypse d'Adam, ou Pénitence d'Adam, ou Testament d'Adam, publiés d'après deux versions syriaques, Journal asiatique, serie Vª, vol. II (1853), pp. 427-71; Migne, Dict. des apocr., vol. I. Parti di questo racconto, o di racconti affini, passarono nelle Storie di Sincello e di Cedreno, negli Annali di Eutichio, nelle Istorie di Abû 'l-Faragi e di Dionigi di Telmahar. Di essi dice il Renan (p. 470): «Il faut supposer évidemment que ces traditions apocryphes formaient une sorte de fonds légendaire commun à toutes les chrétientés de l'Orient, sans rédaction bien arrêtée». Che a così fatti racconti abbia attinto anche Elmacin, per la sua Historia saracenica, afferma, forse sulla fede di manoscritti, il Renan. A me non riuscì di trovar nulla nella stampa di Leida, 1625. Nella Historia compendiosa dynastiarum di Abû 'l-Faragi, Oxford, 1663, n'è entrato ben poco.
[194]. Codex Nasaraeus Liber Adami appellatus, ed. da M. Norberg, Hafniae, s. a. Il testo siriaco è accompagnato da una versione latina: una versione francese in Migne, Dict. des. apoc., vol. I.
[195]. Tradotta pressochè per intero da G. Fuerst, nel Literaturblatt des Orients, anno 1850, nn. 45-46; pubblicata integralmente dal Tischendorf, Apocalypses apocryphae, Lipsia, 1866, e scema, di su un codice ambrosiano, dal Ceriani, Monumenta sacra, t. V, 1868.
[196]. W. Meyer, Vita Adae et Evae, Abhandl. d. k. bayer. Akad. d. Wiss. zu München, I Cl., t. XIV, parte 3ª, 1879. Di questa Vita esistono manoscritti del secolo VIII. Il Meyer istituisce un confronto fra essa e la Vita greca, cui serba il nome di Apocalissi. Le due sono dissimili nella prima metà, molto simili nella seconda. L'editore viene a questa conclusione, che entrambe derivano da un testo unico, opera di un Ebreo anteriore a Cristo, e porge una lista delle traduzioni e dei rifacimenti della Vita latina (pp. 25 sgg.). Vedi inoltre: The Lyfe of Adam; The Lyfe of Adam and Eve; Vita prothoplausti (sic) Ade pubbl. da C. Horstmann nell'Archiv für das Studium der neueren Sprachen und Literaturen, vol. LXXIV, pp. 345 sgg., 353 sgg.; vol. LXXIX, pp. 459 sgg. Intorno a racconti francesi, vedi Moland, Origines littéraires de la France, Parigi, 1862, pp. 72 sgg. Una Vie Adam et Eve in prosa, trascritta nel 1576 da un Jehan Carton, si ha nel ms. M, VI, 7 della Nazionale di Torino. Di Adamo ed Eva lungamente si parla in parecchi capitoli del primo titolo della prima parte delle Istorie di Sant'Antonino, arcivescovo di Firenze. Molte favole riferisce il Fabricio, Codex pseudepigraphus Veteris Testamenti, Amburgo, 1722-3.
[197]. Ricorderò, come degne di particolare menzione, le Istorie di Taberi.
[198]. Nella prima Epistola ai Corinzii, XV, 45 sgg., San Paolo oppone all'Adamo terrestre un Adamo celeste.
[199]. Weil, Biblische Legenden der Muselmänner, Francoforte, s. M., 1845, p. 12.
[200]. Giuseppe Flavio, Antiq. jud., l. I, cap. I, 2; Tertulliano, De carne Christi, cap. 17; Ireneo, Adversus haereses, l. III, cap. 32. Cf. Köhler, Die Erde als jungfräuliche Mutter Adams, nella Germania, anno 1862, pp. 476-80.
[201]. Sermo V de Natali Domini.
[202]. Questa enumerazione è data come di Metodio, vescovo di Tiro nel terzo secolo, ma non se ne ha traccia negli scritti suoi, o a lui attribuiti. Vedi P. Paris, Les manuscrits françois de la Bibliothèque du roi, vol. IV, p. 207. Cf. Grimm, Deutsche Mythologie, ediz. cit., vol. I, p. 470; Adam de octo partibus creatus, Zeitschrift für deutsches Alterthum, vol. XXIII, pp. 353-7; Köhler, Adams Erschaffung aus acht Theilen, nella Germania, anno 1862, pp. 350-4. Nel trattato ebraico intitolato Sefer Yesira, si dice che la testa dell'uomo è fuoco, il cuore aria, il ventre acqua. Commentaire sur le Séfer Yesira ou Livre de la création par le Gaon Saadya de Fayyoum, publié et traduit par Mayer Lambert, Bibliothèque de l'École pratique des hautes études, fasc. LXXXV, 1891, p. 7. Ivi stesso le varie parti del corpo sono messe in relazione con le lettere dell'alfabeto, a ciascuna delle quali è attribuita speciale virtù.
[203]. De placitis philosophorum, l. IV, cap. 4.
[204]. In una vita inglese di Adamo, pubblicata dal Horstmann (Archiv für das Studium der neueren Sprachen, vol. LXXIV, pp. 345 sgg.), si dice in principio, che Adamo fu creato dove Cristo nacque, in Betlemme, ch'è nel centro della terra.
[205]. Adversus haereses, l. V, cap. 5. Un racconto molto particolareggiato della creazione di Adamo porge Masûdi, Les prairies d'or, trad. dall'arabico da C. Barbier de Meynard e Pavet de Courteille, Parigi, 1861 sgg., vol. I, pp. 51-4.
[206]. Vedi l'apocrifo evangelo di San Giovanni, nel libro del Benoist, Histoire des Albigeois, Parigi, 1691, vol. I, pp. 283-96. Si nota qualche varietà nelle dottrine dei catari a questo proposito.
[207]. Che in una delle tradizioni entrate a formare il racconto biblico si alluda, conformemente a quanto si vede in altre mitologie, all'androgino, è più che probabile. Cf. Lenormant, Les origines de l'histoire, etc., vol. I, pp. 54-6. Una lunga lista di rabbini che tennero quella opinione reca H. Otho, Lexicon rabbinicum, Ginevra, 1675, p. 176.
[208]. Vedi [Lalanne], Curiosités littéraires, Parigi, 1845, pp. 211-2.
[209]. Matteo, XIII, 43: Fulgebunt justi sicut sol in regno Patris eorum; Cesario, Op. cit., dist. XII, cap. 54.
[210]. Talmud de Jérusalem, tratt. Berakhoth, cap. IX, 9 (ediz. cit., vol. I, pp. 489-90); Talmud de Babylone, tratt. Berakhoth, sez. VIII (ediz. cit., vol. II, pp. 330 sgg.). Per questa, ed altre consimili fantasie dei rabbini, rimando alle già citate opere dell'Eisenmenger e del Bartolocci; al Buxtorf, Lexicon talmudicum, Basilea, 1540; al Bredow, Rabbinische Mythen, Erzählungen und Lügen, Weilburg, 1833.
[211]. Vedi più particolarmente per ciò Castelli, Leggende talmudiche, Pisa, 1869, pp. 197, sgg.
[212]. Nel Contes dou pellicam, di Baldovino da Condé, si legge:
Quant Dieus ot fait Adam no père
Si biel, c'à lui nus ne compere
Qui onques fu de mère nés, —
Tant fu biaus et tant fu senés,
C'après Dieu fu plus biaus que nus,
Selon l'escripture, tenus,
. . . . . . . . . . . . .
Dits et contes de Baudouin de Condé et de son fils Jean de Condé, pubbl. da A. Scheler, Bruxelles, 1866-7, vol. I, p. 86.
[213]. Questa grave questione fu trattata a fondo da Cristiano, Tobia, Efrem Reinhard, in una dissertazione stampata la prima volta in Amburgo nel 1752, e ripetutamente dipoi, e intitolata Untersuchung der Frage: Ob unsere ersten Urältern, Adam und Eva, einen Nabel gehabt?
[214]. Alberto Dürer ebbe la fantasia di raffigurare Adamo ed Eva come due nani, porgendo argomento ai seguenti versi del Marini:
Stato fostu pur nano,
Come ti finge Alberto,
O ribellante al tuo Fattore ingrato,
Reo del primo peccato,
Chè non saresti certo,
Quando primier la mano
Stendesti audace a l'arboscel vietato,
Per piacer a la credula consorte
Giunto a coglier la morte.
[215]. Un numismatico e orientalista francese, Nicola Henrion, presentò, l'anno 1718, all'Accademia parigina, di cui era socio, uno specchio comparativo delle stature umane, dalla creazione del mondo a Giulio Cesare. Adamo ebbe di altezza 123 piedi e 9 pollici; Eva 118 piedi, 9 pollici e ¾. Noè non ebbe più che 103 piedi; Ercole non passava i 10. Vedi [Lalanne], Op. cit., p. 216. Certo Goetze stampò a Lipsia, nel 1727, una dissertazione intitolata Quanta statura Adam fuit.
[216]. In Joannem, tract. IX, cap. 14; tract. X, cap. 12.
[217]. Cf. Piper, Mythologie der christlichen Kunst, Weimar, 1847-51, vol. II, p. 471. Di quella composizione del nome di Adamo fanno menzione parecchi: Beda, Expositio in Joannem, cap. II, v. 20; Alcuino, Commentarius super Joannem, cap. 4; Papia (Lombardo), Elementarium, s. v. Adam; Pietro di Riga, nell'Aurora, ecc. Si trova pure detto che il nome di Adamo fu composto con le lettere iniziali dei nomi di quattro stelle.
[218]. Vedi Goldzieher, Der Mythos bei den Hebräern, Lipsia, 1876, p. 255. Adamo fu raccostato ad Adar (Ninip), divinità assira, il cui nome sembra abbia significato in origine il fuoco: Burnouf, Commentaire sur le Yaçna, Parigi, 1833, p. 169; Lenormant, Essai de commentaire des fragments cosmogoniques de Bérose, Parigi, 1871, pp. 106-7.
[219]. G. von Leon, Rabbinische Legenden, Vienna, 1821, pp. 11 sgg.; G. Levi, Parabole, leggende e pensieri raccolti dai libri talmudici dei primi cinque secoli dell'E. V., Firenze, 1861, pp. 10 sg.
[220]. Corano, sura II. Questo racconto si trova pure nella Cronaca di Taberi (trad. dello Zotenberg, v. I, p. 77) e altrove. Vedi un racconto della creazione di Adamo e della disobbedienza di Iblîs, tratto da Taberi e da Ibn-Kessir, in Rosenöl, vol. I, pp. 19 sgg.
[221]. Ediz. cit., §§ 12 sgg.
[222]. Tertulliano, De patientia, cap. 5; Sant'Ireneo, Contra haereses, l. IV, cap. 40; Sant'Agostino, De Genesi ad literam, XI, 18. W. Meyer, Op. cit., p. 15.
[223]. Parad., XIII, 43-4. Giacomo Le Fèvre (m. 1537) discusse la questione se Adamo sia stato creato con la scienza infusa. Un certosino del secolo XV, Enrico di Hesse, rettore dell'università di Heidelberg, ebbe a sostenere che Aristotile agguagliò Adamo in sapienza, opinione che parve empia a parecchi. (Lalanne, Op. cit., p. 210).
[224]. Bredow, Op. cit., p. 18.
[225]. Gaffarel, Curiositates inauditae, Amburgo, 1703, vol. II, p. 488.
[226]. Vedi Suida, Lexikon. Se Adamo sia stato inventor delle lettere, e se prima di Adamo vi sieno stati al mondo uomini, lettere, libri, discute Pietro Bang (Bangius) nel Coelum Orientis, Hauniae, 1657. Costui ebbe a sostenere in una sua Historia ecclesiastica che Adamo soggiornò alcun tempo in Isvezia e fu il primo vescovo di quel paese.
[227]. Per le scritture attribuite ad Adamo, a Eva, a Seth, vedi Fabricio, Op. cit.; Ceillier, Histoire générale des auteurs sacrés, vol. I, pp. 464-7; Migne, Dictionnaire des apocryphes, vol. II, coll. 41-2. Nel 1717 fu stampata in Altorf una curiosa dissertazione, opera di non so qual dottore, intitolata Dissertatio de Adami logica, metaphysica, mathesi, philosophia practica et libris. Nel 1722 Daniele Mueller stampò a Chemnitz un Programma de eruditione Adami.
[228]. Parad., XXVI, 124-6.
[229]. L. I, cap. 6.
[230]. Sincello, Chronographia, ediz. di Bonn, 1829, pp. 8-9.
[231]. Homilia 59 in Matheum.
[232]. Levi, Op. cit., pp. 886-7.
[233]. Parad., XXVI, 139-42. Questi versi di Dante non sono già così oscuri come ad altri piacque di renderli, speculandovi intorno. Essi diedero luogo, ciò nondimeno, a varie interpretazioni, e chi volle che il poeta facesse rimanere Adamo nel Paradiso solamente cinque ore, e chi sei, e chi sette, e chi non più di un istante. Ma le parole del poeta sono esplicite e chiare abbastanza: Adamo stette nel Paradiso dalla prima alla settima ora del giorno; e chi sappia che una diffusa credenza faceva durare quel soggiorno sett'ore, non istarà più a questionare se l'ora prima, o la settima, o entrambe, debbano considerarsi incluse nel computo, o escluse da esso. Parlando dei primi parenti, dice Pietro Comestore: Quidam tradunt eos fuisse in Paradiso septem horas (Historia scholastica, Libri Genesis, cap. 24); ed erra il Poletto, quando attribuisce a questo autore la opinione che Adamo fosse rimasto nel Paradiso solamente sei ore; Dizionario Dantesco, Siena, 1885-7, s. v. Adamo. Cedreno ricorda la opinione di alcuni, che facevano rimanere Adamo nel Paradiso dall'ora terza alla nona. (Historiarum compendium, ediz. di Bonn, 1838-9, v. I, p. 12).
[234]. Beda, o chi altri possa essere l'autore dell'opuscolo intitolato Collectanea et flores, dice: Adam vixit annos quindecim in paradiso, Eva quatuordecim: alii dicunt septem. Sincello dice la trasgressione avvenuta nel settimo anno, la cacciata nell'ottavo, tenuta occulta la colpa quaranta giorni. (Op. cit., pp. 13-4). Anche Cedreno segue la opinion dei sett'anni. Nel Chronicon di Teodorico Engelhusen (m. 1434) si legge: «Adam et Eva, sicut creditur, die suae creationis, scilicet sexta die mundi, circa meridiem praevaricati, paulo post circa horam nonam ejecti sunt, et exilium projecti. In quadam tamen antiqua Chronica Treverorum, quae et hodie jacet in Ecclesia S. Matthiae ibidem, legitur septies quaternis temporum annis in paradyso fuisse, et post haec expulsos.» (Ap. Leibnitz, Scriptores rerum brunsvicensium, t. II, p. 979). Il soggiorno di un secolo è ricordato da Cedreno e da alcun altro.
[235]. Ciò che la Bibbia narra di Adamo tentato da Eva, si riscontra in qualche parte con quanto il mito indiano narra di Yami, sollecitato dalla sorella Yama ad altro peccato. Il Yami indiano diventa il Yima iranico. Cfr. Kohut, Die talmudischmidraschische Adamssage in ihrer Rückbeziehung auf die persische Yima- und Meshiasage, in Zeitschrift der deutschen Morgenländischen Gesellschaft, vol. XXV, pp. 59-94.
[236]. Purgat., XXXIII, 61-3; Parad., XXVI, 115-7.
[237]. Nel secolo XVI il celebre Cornelio Agrippa la svolse nel suo libro De originali peccato. Nel secolo seguente Adriano Beverland mise fuori una strana dissertazione intitolata: Peccatum originale, κατ’ εξοχὴν sic nuncupatum, philologice elucubratum a Themidis alumno, Eleutheropoli in horto Hesperidum, 1678. Egli sostiene: «primum protoplastorum peccatum in coitu consistere et per arborem scientiae boni et mali intelligi debere truncum illum, quem in meditullio corporis Adami plantaverat naturae auctor, cuiusque florem decerpere vetuerat». L'autore fu, per quella sua opinione, chiuso in un carcere, d'onde trovò modo di fuggire. Morì pazzo molti anni dopo. Quella opinione, del resto, è anche presentemente assai più diffusa che non si creda tra certi cattolici, i quali, essendo digiuni di studii teologici, credono che, per questa parte, il racconto biblico non vada inteso alla lettera. Un recentissimo sognatore, Carlo Schoebel, prese di bel nuovo a propugnarla, in uno scritto intitolato: Le mythe de la femme et du serpent, étude sur les origines d'une évolution psychologique primordiale, Parigi, 1876. Bisogna per altro riconoscere che la dottrina cristiana, coprendo di disprezzo la carne e di vergogna l'atto generativo, legittimò così fatte stranezze. Pei catari, e per altri eretici, la copula fu una frode del diavolo. Cf. Curiosités théologiques, Parigi, 1861, pp. 4-5.
[238]. «Venerunt autem ad illum specum, in quo Adam accepit Evam eamque primo carnaliter cognovit, et ambo hic virginitatem perdiderunt, quam si in paradiso mansissent, nec in conceptione nec in generatione prolis amisissent, nec in carnali illo actu deformitas immoderatae concupiscentiae fuisset, nam naturalia membra, ad hunc usum deputata, sicut inferiores vires, omnino subdita essent rationi». Op. cit., vol. II, p. 347.
[239]. Vedi Beausobre, Dissertation sur les Adamites, nel secondo volume della Histoire du Concile de Bâle et de la guerre des Hussites, del Lenfant, Amsterdam, 1731.
[240]. Vedi Eisenmenger, Op. cit., vol. I, pp. 165, 461; vol. II, p. 413.
[241]. Bartolocci, Op. cit., vol. II, p. 69. Cf. Hamburger, Real-Encyclopädie für Bibel und Talmud, Strelitz, 1883, s. v. Lilith.
[242]. Vedi una finzione, pressochè eguale a questa, riferita da P. Paris, Op. cit., vol. IV, pp. 27-8.
[243]. In una versione inglese della Genesi e dell'Esodo si dice, dietro a non so quale autorità, ch'Eva si chiamò da prima Issa:
Issa was hire firste name.
The Story of Genesis and Exodus, edited by Richard Morris (English Text Society), Londra, 1865, v. 233.
[244]. Varia il numero totale, variano i nomi e altre particolarità di alcuni. Secondo la Piccola Genesi, Adamo ed Eva avrebbero generato in tutto quattordici figliuoli, dodici maschi e due femmine. Nell'Apocalissi greca, e nella Vita latina, è detto che, dopo aver generato Caino, Abele e Seth, Adamo ed Eva generarono ancora trenta figliuoli e trenta figliuole. Stando a Sincello, i figliuoli furono in tutto trentatrè, e ventitrè le figliuole; ma nei Fioretti della Bibbia il numero dei maschi e delle femmine, presi insieme, sale a centoquaranta. Per le prime figliuole generate, sorelle e spose di Caino, di Abele e di Seth, si trovano i nomi di Calmana, Debora, Luva, Leluda o Lebuda, Aklejane, Chinia o Clinia, Ava, Azura o Azrûn, Asua. Secondo una leggenda che appare in Metodio, in Eutichio, in Abû 'l-Faragi, in Vincenzo Bellovacense e in altri cronisti (Renan, Fragments, etc., p. 467, n.), la inimicizia fra Caino e Abele nacque per gelosia amorosa.
[245]. Nel Roman du Renard si narra che Dio diede ad Adamo ed Eva, espulsi dal Paradiso, una verga di tale virtù, che percotendo con essa il mare potevano avere tutto quanto desideravano. Adamo fece uscire dalle acque una pecora, Eva un lupo, che acchiappò la pecora; poi Adamo, di nuovo, un cane che inseguì il lupo, ecc. Tutti gli animali fatti sorgere da Adamo si addomesticarono: tutti quelli fatti sorgere da Eva inselvatichirono. Il poeta cita a tale proposito un libro Aucupre, che non so quale possa essere. Ediz. Méon, Parigi, 1826, vol. I, vv. 41-104; ediz. Martin, Strasburgo e Parigi, 1882-7, vol. I, pp. 336-8.
[246]. Contra haereses, 80.
[247]. Cf. Burnouf, Recherches sur la géographie ancienne de Ceylan dans son rapport avec l'histoire de cette île, Journal asiatique, serie V, vol. IX (1857), pp. 9 sgg.
[248]. «Seilan est une grant ysle ensi con je voz ai devisé en ceste livre en arieres. Or est voir que en ceste ysle a une montagne mout aut si degrat celes rocches, que nul hi puent monter sus se ne en ceste mainere que je voz dirai. Car à ceste montagne pendent maintes chaennes de fer, ordrée en tel mainer que les homes hi puent monter sus par cel chaene jusque sus le montagne. Or voz di qe il dient que sus cel mont est le menument de Adan nostre primer pere, el Sarain dient que celui sepoucre est de Adan, et les idres dient qu'il est le moument de Sergamon Borcam...». Voyages de Marco Polo (Recueil de voyages et mémoires publiés par la Société de géographie), Parigi, 1824, cap. 178.
[249]. Traduzione di A. Jaubert (Recueil de voyages et mémoires, etc.), Parigi, 1836, vol. II, p. 71.
[250]. Traduzione di S. Lee, Londra, 1829, pp. 189-90.
[251]. Contextio gemmarum sive Eutychii Patriarchae Alexandrini Annales, interprete Edwardo Pocockio, Oxoniae, 1658, vol. I, pp. 15 sgg.
[252]. Descriptio de partibus infidelium, cap. 39, ap. Marcellino da Civezza, Storia universale delle missioni francescane, vol. III, Roma, 1859, p. 760. La relazione del viaggio di Odorico si trova con vario titolo nei codici, Peregrinatio, De mirabilibus mundi, De rebus incognitis. Un'antica versione italiana, contenuta nel cod. marciano ital. cl. VI, CCVIII, presenta alcune diversità in confronto del testo latino pubblicato.
[253]. Op. cit., pp. 94-7. Del Monte di Adamo parla anche Fra Mauro. Vedi Zurla, Op. cit., p. 51.
[254]. Isolario, parte II, Venezia, 1697, p. 122. Una lista di scrittori che parlano del Monte di Adamo può vedersi in Fabricio, Cod. pseud., vol. I, p. 30; vol. II, pp. 30-36. Io ne aggiungerò qui alcuni altri. Sketch of a Journey to the Summit of Adam's Peak in the Island of Ceylon, Asiatic Journal, vol. II, 1816; Knox, Historical Relation of the Island of Ceylon, 2ª ediz., Londra, 1817, p. 144; Davy, A description of Adam's Peak, Journal of Science, vol. V. 1818; Notes of an Excursion to Adam's Peak, Colonial Magazine, vol. V, 1845; A Trip to Adam's Peak, Colonial Magazine, voll. XIV e XV, 1848; Skeen, Adam's Peak. Legendary, traditional and historical notices of the Samanala and Sri-Páda, Londra, 1878. Un'apposita dissertazione sulla famosa impronta scrisse J. Low nelle Transactions of the Royal Asiatic Society of Great Britain and Ireland, vol. III, 1835.
[255]. Op. cit., pp. 81-2.
[256]. D'Herbelot, Bibl. orient., s. v. Magarat al Conouz.
[257]. Vedi Piper, Adams Grab auf Golgatha, nell'Evangelisches Kalender pel 1861, pp. 17 sgg.
[258]. Di sì fatti collegamenti porgono un esempio, ma scevro di ogni spirito di eresia, alcuni versi, i quali furono già attribuiti a Ildeberto di Lavardin. Eccoli:
Arbore sub quadam dictavit clericus Adam
Quomodo primus Adam peccavit in arbore quadam;
Sed postremus Adam, natus de virgine quadam,
Damna prioris Adam repensat in arbore quadam.
Ni sumpsisset Adam fructus sub arbore quadam,
Non postremus Adam moreretur in arbore quadam.
Li pubblicò P. Meyer nelle Archives des missions scientifiques et littéraires, 2ª serie, vol. V (1868), p. 183. Vedi del resto il poemetto d'Ildeberto, intitolato De ordine mundi, il quale comincia col verso:
Arbore sub quadam protoplastus corruit Adam.
(Opera, ediz. Beaugendre, col. 1179).
[259]. Sermo 71. Abû'l-Faragi si scosta alquanto dal racconto del Combattimento. Egli dice che Noè prese nell'Arca solamente il capo d'Adamo; che poi Sem e Melchisedec trasportarono quel capo sopra un monte, su cui Melchisedec edificò Gerusalemme, e che su quel monte Cristo fu crocifisso. (Op. cit., pp. 8-10). Dionigi di Telmahar, per contro, segue fedelmente il racconto dell'apocrifo.
[260]. Recueil de voyages, etc. vol. IV, p. 849.
[261]. D'Herbelot, Op. cit., pp. 20, 122, 708, 806.
[262]. Ricorderò solo: l'Adamo del grammatico Ignazio (IX secolo) pubbl. prima dal Boissanade, Anecdota graeca, Parigi, 1829 sgg., t. I, pp. 436-44; poi dal Duebner, Christus patiens, etc., Parigi, 1846; Adam, drame anglo-normand du XIIe siècle, publié par V. Luzarche, Tours, 1854; nuova edizione critica a cura di L. Palustre, Parigi, 1877; la Creazione e la Caduta nel Ludus Coventriae, Londra, 1841; The Creation of the World, a cornish Mystery edited with a Translation and Notes by Whitley Stokes, Lipsia, 1863; Der Sündenfall und Marienklage, zwei niederdeutsche Schauspiele herausg. von Dr. O. Schönemann, Annover, 1855; Jacob Ruff, Adam und Heva, Lipsia, 1848. In Italia rappresentazioni di Adamo ed Eva non mancarono: vedi D'ancona, Origini del teatro in Italia, Firenze, 1877, vol. I, pp. 85, 202; 2ª ediz., Torino, 1891, pp. 91, 228; Torraca, Studi di storia letteraria napoletana, Livorno, 1884, p. 20. Il Farsetti (Biblioteca manoscritta, Venezia, 1771-80, vol. II, p. 221) registra una Rappresentazione spirituale di Adamo ed Eva, in verso, manoscritto del secolo XVI. Ricordo, sorpassando, l'Adamo dell'Andreini, quello del Loredano, l'Adamo ed Eva di Troilo Lancetta, l'Abele del Metastasio, l'Abele dell'Alfieri, la Morte d'Adamo del Klopstock, il Caino del Byron.
[263]. Altona, Gebete und Anrufungen in den altfranzösischen Chansons de geste (Ausgaben und Abhandlungen aus dem Gebiete der romanischen Philologie, IX), Marburgo, 1883, p. 14. In una preghiera che si trova nello Chevalier au Cygne (vv. 1771-5), è detto:
Sire Dieu qui fesis mer salée
Et le ciel et la tierre, créature fourmée,
Et Adam à qui fu la pume devée,
Eve l'en fist mengier, qui mal fu enortée,
S'en fu bien Vm ans en prison enfremée.
Qui non si tratta di una leggenda speciale come opina il Reiffenberg (Le Chevalier au Cygne, Bruxelles 1846, Introduzione, pp. XCV-XCVI), ma si allude solo alla dimora di Eva nel Limbo sino alla venuta di Gesù Cristo.
[264]. De rerum humanarum vicissitudine et clade Lindisfarnensis Monasterii, Opera, ediz. Froeben, vol. II, p. 238, col. 2ª. È pur cosa degna di nota che la storia della penitenza di Adamo si legò in Francia al cielo del Santo Graal. V. Le Saint-Graal, ediz. Hucher, Le Mans, 1864-8, vol. I, pp. 452 sgg.
[265]. Vedi Thilo, Codex apocryphus Novi Testamenti, volume I, Lipsia, 1832, pp. 756-68; Ittameier, Die Eliassage, in Zeitschrift für kirchliche Wissenschaft und kirchliches Leben, anno 1883, pp. 416-30, 476-93.
[266]. Ediz. cit., cap. 12, p. 6.
[267]. Opera moralia, paraenetica et polemica, Anversa, 1654, pp. 164-5, 231.
[268]. Nella Istoria di cose memorabili della città di Bologna per uno della famiglia de' Ramponi (ms. della Biblioteca Universitaria di Bologna) Enoch ed Elia diventano a dirittura i custodi del Paradiso: «Et est (paradisus) in Orientis partibus constitutus, quem propter peccatum primorum parentum Helyas et Enoch pro ligno vite cum versatili gladio custodiunt ante fores».
[269]. La identificazione di Elia col misterioso Khidr non è sicura. L'autore del Tarikh montekheb li distingue, e così fanno altri. Khidr fu pure identificato con Enoch.
[270]. D'Herbelot, Op. cit., t. II, p. 435; t. III, p. 118; Reinaud, Description des monuments musulmans du cabinet de M. le duc de Blacas, Parigi, 1828, t. I, p. 169. Un racconto diverso intorno ad Enoch in Rosenöl, vol. I, pp. 30-2. In leggende orientali si vede Khidr far da guida ad Alessandro Magno, che muove in cerca della fontana di giovinezza, ed è curioso notare come nel Romans d'Alixandre Enoch diventi un semplice seguace di Alessandro, seguace che trova la fonte, vi si bagna, ed è per ciò severamente punito. Ed. cit. p. 335.
[271]. Les mille et un jours, gg. 186-7.
[272]. Fazio degli Uberti dice, per altro, parlando della condizione del Paradiso (Dittam., l. I, cap. 11):
Vecchiezza e infermità non sa che sia
Giammai colui che dentro ivi giunge:
E questo prova Enoc ed Elia.
[273]. Cap. XI, 3 sgg.
[274]. Vedi intorno a questo argomento Zarncke, Ueber das althochdeutsche Gedicht vom Muspilli, in Berichte über die Verhandlungen der k. sächsischen Gesellschaft der Wissenschaften, Lipsia, vol. XVIII (1866), pp. 213-25.
[275]. Grimm, Deutsche Mythologie, ediz. cit., vol. II, pp. 794 sgg.; III, pp. 284 sgg. Gli eroi rimossi ritornano spesso per difendere una giusta causa, appunto come Enoch ed Elia.
[276]. Cap. 25.
[277]. Epistolarum l. I, CCLXXXII, Maxima Bibliotheca veterum Patrum, t. VII, p. 562.
[278]. Cf. quanto è detto nel cap. 19 dell'Evangelo di Nicodemo.
[279]. Ediz. cit., cap. 60.
[280]. Come fu già notato, gli Esseni credettero che le anime pie, sciolte dai vincoli della carne, avessero un soggiorno felice di là dall'oceano.
[281]. Vedi per le varie opinioni in proposito: Bellarmino, De sanctorum beatitudine, cap. 1; Renaudot, Liturgia orientalis, Parigi, 1716, vol. II, pp. 332-3; Assemani, Bibliotheca orientalis, t. II, pp. 130, 165, 294-5; t. III, parte 1ª, p. 312; parte 2ª, p. CCCXLII; Thilo, Op. cit., pp. 749-55; Alexandre, Oracula Sibyllina, 2ª edizione, Parigi, 1869, vol. II, exc. VI.
[282]. Historia ecclesiastica, l. V, cap. 12.
[283]. Otia imperialia, decis. III, cap. 103.
[284]. Historia major, ad. a. 1196.
[285]. Visio Tnugdali, ediz. Schade, capp. 16, 28.
[286]. Cf. Brandes, Visio S. Pauli, ein Beitrag zur Visionslitteratur, Halle, 1885, pp. 8-9, 18; Fritzsche, Die lateinischen Visionen des Mittelalters bis zur Mitte des 12. Jahrhunderts, Halle. 1885, pp. 18-9.
[287]. Vedi Wright, St. Patrick's Purgatory, p. 26; Fritzsche, Op. cit., pp. 36-7. Altre credenze pure ebbero corso. In alcune redazioni della leggenda di San Brandano si dice che i cristiani troveranno ricetto nel Paradiso terrestre quando ricominceranno le persecuzioni. Abû 'l-Faragi credette che il Limbo dei patriarchi fosse appunto il Paradiso terrestre, e che in esso dovessero essere trattenute perpetuamente le anime di coloro che non si mostrarono meritevoli nè del cielo, nè dell'inferno. Dice Fra Mauro nella scritta che accompagna sulla sua mappa l'immagine del Paradiso, che le anime dei giusti, liberate da Cristo, furono introdotte nel giardino, e quivi rimasero sino al giorno dell'Ascensione, in cui, seguendo Cristo, salirono al Paradiso celeste. (Vedi Zurla, Op. cit., p. 74). Non so ond'egli abbia potuto trarre così curiosa opinione. È pur qui da ricordare una credenza espressa nell'Elucidarium di Onorio d'Autun, secondo la quale gli uomini, se Adamo non avesse peccato, sarebbero moltiplicati nel Paradiso terrestre fino a raggiungere il numero degli angeli caduti, e di mano in mano avrebbero sciamato dal Paradiso terrestre al celeste per lasciar luogo alle nuove generazioni.
[288]. Historia major, ad a. 1206.
[289]. Speculum historiale, l. XXX, capp. 6-10. L'arcangelo Raffaele guida il novizio prima al Paradiso e poi all'Inferno. Cap. 8: «Et cum appropinquaret vidit novicius civitatem quandam ex auro, cujus porta immense pulcritudinis erat. Quam cum miratur, angelus misit eum intra portam, et vidit intra paradisum herbas et arbores pulcerrimas et aves cantantes. Sub una arbore erat fons limpidissimus cujus rivi per mediam civitatem fluebant. Cumque novicius vellet pausare iuxta fontem, duxit eum angelus ad aliam arborem mire altitudinis et pulcritudinis, super quam erat homo pulcerrimus et pregrandis stature, quasi gigas, vestitus vestis diversorum colorum a pedibus usque ad pectus. Hic est, inquit angelus, pater humani generis protoplastus Adam per sanguinem Jhesu Christi filii Dei redemptus».
[290]. Cap. 26. Fu molto disputato da antichi e moderni teologi se, conformemente alle note parole di promessa pronunziate da Cristo in croce, il buon ladrone fosse introdotto nel Paradiso terrestre o nel celeste. Cf. Thilo, Op. cit., pp. 768-79.
[291]. Nel terzo cantare del poema del Pucci, Historia della Reina d'Oriente, la figliuola di questa Reina, mutata di femmina in maschio, dice all'imperatore di Roma d'essere stata portata da Enoch ed Elia nel Paradiso terrestre (st. 39):
i' fu preso
Nella foresta da Enoc e Elia,
Che con certi altri mi portàr di peso
Dove si sta con gioia tuttavia,
Ciò fu nel Paradiso Luciano
Dov'era Salamone allegro e sano.
[292]. Giovanni, XXI, 21; Matteo, XVI, 28.
[293]. De gloria martyrum, l. I, cap. 30.
[294]. Vedi varie testimonianze recate dal Thilo, Op. cit., pp. 764-5.
[295]. Orl. Fur., XXXIV, 54-9.
[296]. San Teofilo, Ad Autolycum, l. II, cap. 26; Prudenzio, Cathemerinon, inno X. Mario Vittore pone le Virtù a soggiornare nel Paradiso terrestre, e nel Paradiso terrestre finge Metodio che abbia luogo il suo Convivium decem virginum. Uno dei sette paradisi dei Maomettani si chiama Eden.
[297]. Una reminiscenza di sì fatta mansuetudine si ha nella leggenda rabbinica della veste di Adamo. Bredow, Op. cit., p. 50.
[298]. Bechstein, Mythe, Sage, Märe und Fabel im Leben und Bewusstsein des deutschen Volkes, Lipsia, 1854, vol. II, p. 21.
[299]. Dice il Pigafetta (ap. Ramusio, Navigationi et viaggi, vol. I, p. 367): Hanno opinione i Mori che questo uccello venga del Paradiso terrestre. Cf. Denis, Le monde enchanté, già cit., pp. 150-1.
[300]. Del reggimento e de' costumi delle donne, parte XVI.
[301]. Thévenot, Relation d'un voyage fait au Levant, Parigi, 1665, p. 502.
[302]. Eisenmenger, Op. cit., vol. I, pp. 868-9; Levi, Op. cit., p. 218.
[303]. Vedi intorno al mito della Fenice, prima nell'antichità, poi nella sua notabilissima prosecuzione per entro al mondo cristiano: Heinrichsen, De Phoenicis fabula apud Graecos, Romanos et populos orientales, Hauniae, 1825-7: Leopardi, Saggio sopra gli errori popolari degli antichi, Firenze, 1848, cap. 17; Piper, Op. cit., vol. I. pp. 446-71; Graesse, Beiträge zur Literatur und Sage des Mittelalters, Dresda, 1850, pp. 71-9. Per quanto concerne il carattere astronomico della Fenice, e l'era di felicità che ad essa si collegava, vedi Lepsius, Die Chronologie der Aegypter, Berlino, 1849, l. II, cap. 73; Seyffarth, Die Phoenixperiode, Zeitschrift der deutschen morgenländischen Gesellschaft, vol. III (1849), pp. 63-89. Alla Fenice corrisponde, per questo e per altri rispetti, il Fong-hoang dei Cinesi, che torna a intervalli, e il cui ritorno segna il principio di un'era di felicità.
[304]. Canz.: Standomi un giorno, solo, alla fenestra. Nell'atto II, sc. 4, dell'Ipocrito dell'Aretino, Prelio racconta come sia andato a prendere alcune penne d'oro e di porpora della Fenice per farne presente all'amata.
[305]. Non so che descrizione ne faccia Tito Giovanni Scandianese in un suo poema intitolato La Fenice, che io non conosco se non di nome. Ho già ricordato altrove il poemetto attribuito a Lattanzio e quello di Cinevulfo.
[306]. Vedi p. 32 e la nota 69 al cap. II.
[307]. Du Méril, Études sur quelques points d'archéologie et d'histoire littéraire, Parigi e Lipsia, 1862, p. 454, n. 3.