NOTE:
[6]. Così si esprime il testo ebraico. La Vulgata, invece che ad orientem, dice a principio, differenza importante nel fatto della situazione, com'ebbero ad osservare Rabano Mauro, Commentaria in Genesim (Opera, t. I, col. 476, ap. Migne, Patrologia latina, t. CVII), l. I, cap. 12, e altri.
[7]. Antiquitates judaicae, l. I, cap. I, 3.
[8]. De Spiritu sancto, c. 27.
[9]. Nella Bibliotheca orientalis dell'Assemani, t. III, parte Iª. p. 306.
[10]. Pubblicato da C. F. A. Dillmann, sotto il titolo Das christliche Adambuch des Morgenlandes, Gottinga, 1853: cf. Migne, Dictionnaire des apocryphes, Parigi, 1856-8, vol. I, col. 297.
[11]. Vedi la mappa di Torino in un codice del secolo XII; la mappa del Museo Britannico (sec. XIII); quella di Silos; quella contenuta in un manoscritto del Polychronicon di Ranulfo Higden, del secolo XIV; quella inserita in un manoscritto delle Croniche di San Dionigi, dei tempi di Carlo V di Francia; e altre, riprodotte dal Santarem, Atlas composé de mappemondes et de cartes, etc., Parigi, 1842, 1849, e dallo Jomard, Les monuments de la géographie, Parigi, s. a. V. pure Lelewel, Géographie du moyen âge, Atlas. Bruxelles, 1850, e Durazzo, Il Paradiso terrestre nelle carte medioevali, Mantova, 1887.
[12]. Sarebbe inutile qui riferirne i nomi. Vedi l'indice dei tre volumi dell'opera del Santarem intitolata Essai sur l'histoire de la géographie et de la cosmographie pendant le moyen âge, Parigi, 1849-52, s. v. Paradis terrestre.
[13]. The Voiage and Travaile of sir John Maundeville, edizione curata da J. O. Halliwell, Londra, 1839, cap. XXX, p. 303.
[14]. Mirabilia descripta per fratrem Jordanum, ordinis praedicatorum, oriundum de Severaco, in India majori episcopum columbensem, in Recueil de voyages et de mémoires publié par la Société de géographie, t. IV, Parigi, 1839, p. 56.
[15]. Zurla, Il Mappamondo di Fra Mauro Camaldolese descritto ed illustrato, Venezia, 1806, p. 73.
[16]. Ranulphi Higdeni monachi Cestrensis Polychronicon, edito da Churchill Babington nei Rerum Britannicarum medii aevi scriptores, vol. I, l. I, cap. 10, pp. 70-2.
[17]. Walafridi Strabonis Glossa ordinaria, Liber Genesis, cap. 2 (Opera, t. I, col. 86, ap. Migne, Patrologia latina, t. CXIII); Remigii Autissiodorensis Comentarius in Genesim, cap. 2 (Opera, col. 60, ap. Migne, Patr. lat., t. CXXXI): Rhabani Mauri Commentaria in Genesim già citati, l. cit.
[18]. Cf. una lettera del Letronne all'Humboldt nell'opera di questo: Examen critique de l'histoire de la géographie du nouveau continent, Parigi, 1836-9, vol. III, p. 129.
[19]. Historiae sacrae l. I, in principio.
[20]. Vedi Gesenius, Comentar über den Jesaia, Lipsia, 1821, vol. II, p. 525. Il sistema di Cosma presenta anche non poca somiglianza con quello che espone Macrobio, In somnium Scipionis, II, 5.
[21]. Χριστιανικὴ τοπογραφία, l. II, in Bibliotheca veterum patrum del Galland, t. XI, pp. 414, 418-9.
[22]. De Paradiso, parte I, cc. 8-9.
[23]. Inferno, c. XXXIV, vv. 112-7.
[24]. Il De Gubernatis, in uno scritto intitolato Dante e l'India (Giornale della Società asiatica italiana, vol. III, 1889, pp. 3-19) sostiene che per Dante il monte del Purgatorio è l'isola di Ceilan; ma poteva Dante ignorare ciò che tutti sapevano ai suoi tempi, cioè che l'isola di Ceilan era popolata, non di anime purganti, ma di uomini d'ossa e di polpe? che da quell'isola venivano spezie in gran copia? che ad essa approdavano mercatanti e pellegrini in gran numero? Come avrebbe potuto Dante dire il lido di così fatta isola
lito diserto
Che mai non vide navicar sue acque
Uomo che di tornar sia poscia esperto?
E come avrebbe potuto chiamar quell'isola un'isoletta? (Purgatorio, I, 130-2, 100).
[25]. Cf. Reinaud, Géographie d'Aboulfeda, vol. I, Parigi 1848, Introduzione, p. CCCVIII.
[26]. Vedi Shems Ed-Dîn Abu-'Abdallah, Nokhbet eddahr, ecc., trad, da A. F. Mehren, Copenaghen, 1874, pp. 171-2.
[27]. Una ingegnosa ipotesi sulla origine di essa presso gli antichi espone il Ploix, L'Océan des anciens, Revue archéologique, nuova serie, vol. XXXIII (1877).
[28]. Giuseppe Flavio, Antiq. jud., I, 1; S. Giovanni Damasceno, De fide orthodoxa, l. II, cap. 9.
[29]. Vedi negli atlanti citati pur ora le seguenti mappe: di Enrico, canonico di Magonza (sec. XII); quelle inserite in manoscritti del Liber Floridus di Lamberto, canonico di Saint-Omer (sec. XII); quella inserita in un manoscritto della Imago mundi di Onorio di Autun (sec. XII); di Hereford (sec. XIII); di Marin Sanudo, nel Chronicon a mundi creatione ad annum Christi 1320. Cf. Santarem, Essai etc., vol. III, pp. 477-8, 497; vol. II, pp. 197, 241; vol. III, p. 140.
[30]. P. Meyer, Romania, vol. XIV, p. 62; Parodi, I rifacimenti e le traduzioni italiane dell'Eneide di Virgilio prima del Rinascimento, nel fasc. V (1887) degli Studj di filologia romanza, pubblicati dal Monaci, pp. 166-7. Il ms. A, I, 8 della Casanatense contiene il testo francese. La traduzione italiana, oltre che nel ms. canoniciano indicato dal Meyer, e nel ms. N. 10 di San Pantaleone de Urbe, conservato nella biblioteca Vittorio Emanuele di Roma, indicato dal Parodi, si ha in un altro manoscritto, pure di S. Pantaleone, segnato col numero 30, e conservato nella medesima biblioteca. In questo si leggono, come io le ho trascritte, le parole: è assisa verso Oriente, nel gran mare che tutto il mondo atornea, e non come dall'altro codice le riporta il Parodi: è assisa verso Oriente nel gran mare atornea.
[31]. Il racconto di Giovanni fu ripubblicato, di su un codice di Berlino, da F. Zarncke, Der Priester Johannes, estratto dai volumi VII e VIII delle Memorie della Società Reale delle scienze in Sassonia, Lipsia, 1876-9, parte 2ª pp. 162-71. Il passo da me riferito è a p. 170.
[32]. Ap. Dobner, Monumenta historica Boemiae, t. II, pp. 89-90. Cf. De Gubernatis, Storia dei viaggiatori italiani nelle Indie Orientali, Livorno, 1875, p. 75.
[33]. Ap. Dobner. Op. cit., p. 96.
[34]. Tertulliano, Apolgeticus, cap. 46; Filostorgio, ap. Niceforo, Hist. eccles., l. IX, cap. 19; San Tommaso, Summa theologica, II, 2ª, quaest. 165, art. ult.; San Bonaventura, Sententiarum II, dist. 17. Cf. Alberto Magno, De natura locorum, tratt. I, cap. 6.
[35]. Mosè Bar-Cefa, De Paradiso, parte I, cap. 13.
[36]. Vedi Ugo di San Vittore, Adnotationes in Genesim, c. 2.
[37]. Ad Autolycum, l. II, 24; cf. Sant'Ippolito, vescovo di Roma, In Hexaemeron.
[38]. Quaestiones hebraicae in Genesim, cap. 2.
[39]. Wright, St. Patrick's Purgatory; an Essay on the Legends of Purgatory, Hell, and Paradise, Londra, 1844, p. 25. Per contro, in un codice riccardiano (n. 1717, f. 82 r.), quasi ad assicurar meglio la più comune credenza, si dice: El paradiso delitiano si è in terra, in questo mondo, nelle parti d'oriente, ecc.
[40]. Quaestiones ad Antiochum, quaest. 47.
[41]. Giuseppe Flavio, De bello judaico, l. II, cap. VIII, 11.
[42]. D'Arbois de Jubainville, Le cycle mythologique irlandais et la mythologie celtique, Parigi, 1884, pp. 26-8.
[43]. Etymologiarum, l. XIV, cap. 6: cf. Rabano Mauro (De Universo, l. XII, cap. 5) che qui e altrove copia Isidoro; Pietro d'Ailly, Imago mundi, c. 41. Vedi Beauvois, L'Élysée transatlantique et l'Éden occidental, nella Revue de l'histoire des religions, tt. VII e VIII (1883), pp. 273-318, 672-727.
[44]. Plutarco, frammento di un commentario sopra Esiodo, conservato da Tzetzes, in Oeuvres de Plutarque, ediz. Didot, vol. V, pp. 20-21; Solino, Polyhistor, XXII, 1; Claudiano, In Rufinum, I, vv. 123 sgg.; Procopio, De bello gothico, IV, 20; Lycophronis chalcidensis Alexandra, ediz. di Oxford, 1697, p. 90. Cf. Wackernagel, Das Todtenreich in Britannien, nella Zeitschrift für deutsches Alterthum del Haupt, vol. VI, pp. 191-2; D'Arbois de Jubainville, Op. cit., p. 232. Durante tutto il medio evo l'Irlanda fu creduta paese di meraviglie, come ne fanno fede la Topographia Hiberniae di Giraldo Cambrense, il trattato De rebus Hiberniae admirandis di Patrizio, il già citato Liber Floridus di Lamberto, e altri. Jean de Meung, l'autore della seconda parte del Roman de la Rose, tradusse un'opera che s'intitola in francese Merveilles d'Irlande.
[45]. Le opinioni degli antichi circa gl'Iperborei sono raccolte dall'Ukert, Geographie der Griechen und Römer, vol. III, parte 2ª, pp. 393-406.
[46]. Preller, Griechische Mythologie, 2ª ediz., Berlino, 1860-1, vol. I, p. 442.
[47]. Libellus de situ Daniae, unito alla sua Historia ecclesiastica, Lugduni Batavorum, 1595, cc. 228 e 232.
[48]. Abulfeda le confonde insieme; Ibn-Sayd le distingue, intendendo probabilmente per Isole Eterne le isole del Capo Verde e per Isole della Felicità le Canarie. Crf. Renaud, Géographie d'Aboulfeda, già cit., vol. I, Introduzione, pp. CCXXXIV-CCXXXV.
[49]. Humboldt, Op. cit., vol. II, p. 159. Degli antichi, alcuni noveravano sei Isole Fortunate; altri due solamente.
[50]. Le livre du chemin de long estude, edito da R. Püschel, Berlino e Parigi, s. a., ma 1881, vv. 1534-56. Che il Paradiso terrestre non fosse nelle Isole Fortunate prova, con molti argomenti il Tostato, Commentaria in Genesim, cap. XIII, qu. XCI, Opera omnia, Venezia 1727 sgg., t. I, p. 219.
[51]. Orlando Furioso, c. XXXIII, vv. 109-110; Paradise Lost, I, IV, vv. 281-3:
Paradise under the Aethiop line,
By Nilus' head, inclosed with shining rock,
A whole day's journey high.
È difficile dire se fosse il Prete Gianni che si traeva dietro in Etiopia il Paradiso terrestre, o questo che si traeva dietro quello, o se ciascuno vi migrasse da sè per proprio conto. Come abbiam già veduto, e come vedremo anche meglio più innanzi, il meraviglioso paese del Prete Gianni, o Presto Giovanni, era in istretta relazione col Paradiso; ma quella opinione intorno al Nilo, e il mistero che circondava le fonti di esso fiume dovevano agevolare a ogni modo il trapasso del Paradiso in Africa. Non è facile intendere dove situasse il Paradiso (sebbene paja non fosse lungi dall'Africa), Francesco Rinuccini, il quale nella Invettiva contro a certi caluniatori di Dante e di messer Francesco Petrarca e di messer Giovanni Boccacci, dice che per fuggir quella brigata di garulli, dopo molto correre il mondo riparò nel Paradiso terrestre: «di poi per non poter passar più oltre sotto l'austro pell'oceano, ripasso il principio del Mare rosso, andando in alto al paradiso terrestre, confinato da l'ocieano di levante e da l'ocieano australe». L'Invettiva fu pubblicata dal Wesselofsky, Paradiso degli Alberti, vol. I, parte 2ª pp. 303-16, Scelta di curiosità letterarie, disp. LXXXVI2 (1867).
[52]. In una lettera dell'ottobre 1498, egli scrive al re e alla regina di Spagna: «Yo no hallo, ni jamas he hallado excriptura de Latinos ni de Griegos que certificadamente diga el sitio en este mundo del Paraiso terrenal, ni visto en ningun mapamondo, salvo, situado con autoridad de argumento. Algunos le ponian allí donde son las fuentes del Nilo en Etiopia; mas otros anduvieron todas estas tierras y no hallaron conformidad dello en la temperancia del cielo, en la altura hacia el cielo, porque se pudiese comprender que el era allí... Yo dije lo que yo hallaba deste emisferio y de la hechura, y creo que si yo pasara por debajo de la linea equinocial que en llegando allí en esto mas alto que fallara muy mayor temperancia, y diversidad en las estrellas y en las aguas, no porque yo crea que allí donde es el altura del extremo sea navegable ni agua, ni que se pueda subir allá porque creo que allí es el Paraiso terrenal...». Ap. Navarrete, Viages y descubremientos de los Españoles desde fines del siglo XV, Madrid, 1835-9, vol. I, p. 258. Di ciò parlano anche parecchi biografi del Colombo.
[53]. Mariner, Tonga Island, II, 107-9, citato dal Gerland, Altgriechische Märchen in der Odissee. Magdeburgo, 1869, p. 41. Cf. Wilford, An Essay on the sacred Isles in the West, nelle Asiatic Researches, vol. XI (1812), p. 91.
[54]. Si può chiedere, del resto, se nell'interno del pianeta non lo pongano anche alcune Visioni e leggende, come, per esempio, la leggenda del Pozzo di San Patrizio.