NOTE

[353]. Boccaccio's Leben und Werke, Lipsia, 1880, p. 371.

[354]. Lezioni di letteratura italiana, 9ª ed., 1883, v. I, p. 167.

[355]. «Dante chiude un mondo: il Boccaccio ne apre un altro.» Storia della letteratura italiana, 3ª ed., 1879, v. I, p. 302.

[356]. Giovanni Boccaccio, sein Leben und seine Werke, Stoccarda, 1877, p. 303.

[357]. Accenni alle scienze naturali nelle opere di Giovanni Boccaccio, Trieste, 1877, pp. 60-1; Studi sulle opere latine del Boccaccio, Trieste, 1879, p. 254.

[358]. De genealogia Deorum, l. I, c. 31; De casibus virorum illustrium, l. II, c. 7.

[359]. Comento sopra la Commedia di Dante, ed. Milanesi, Firenze, 1863, v. II, p. 19.

[360]. De gen., l. I, c. 10; l. III, c. 22; l. IX, c. 4; Com. v. I, p. 480 sgg.

[361]. Com. v. II, p. 56.

[362]. Com. v. II, p. 166.

[363]. Com. v. I, p. 216, 121.

[364]. Com. v. I, p. 278.

[365]. De gen., l. II, c. 52.

[366]. Com. v. II, p. 185.

[367]. De cas., l. VIII, c. 19.

[368]. V. specialmente Com. v. II, p. 69.

[369]. Purgat., c. XVI; Parad., c. XXII.

[370]. C. Geiger, Petrarka, Lipsia, 1874, pp. 87-91; Voigt, Die Wiederbelebung des classischen Alterthums, 2ª ed., Berlino, 1880-81, v. I, pp. 73-4.

[371]. Vedi Burckhardt, Die Cultur der Renaissance in Italien, 3ª ed., Lipsia, 1877-78, v. II, p. 279 sgg., e uno scritto di F. Gabotto, L'astrologia nel Quattrocento, nella Rivista di filosofia scientifica, anno VIII (1889).

[372]. Le lettere edite ed inedite di Giovanni Boccacci tradotte e commentate da F. Corazzini, Firenze, 1877, p. 281.

[373]. Op. cit., v. I, p. 287.

[374]. Se ne può vedere un saggio nella Cronica di Matteo Villani, l. I, c. III, in fine. In molti luoghi fu data colpa del contagio agli Ebrei, che pagarono a caro prezzo, secondo il solito, l'ignoranza e il fanatismo dei loro persecutori. Cf. Hecker, Die grossen Volkskrankheiten des Mittelalters, Berlino, 1865, p. 57 sgg.

[375]. Vol. II, p. 19.

[376]. Historia Neminis, mitgetheilt von W. Wattenbach, Anzeiger für Kunde der deutschen Vorzeit, 1866, col. 381 sgg.

[377]. La novella di Ser Ciappelletto è storica probabilmente; narra cioè un fatto realmente avvenuto, o che si credette avvenuto. Fonti non se ne conoscono: per qualche riscontro vedi Landau, Die Quellen des Dekameron, 2ª ediz., Stoccarda, 1884, p. 250. L'esistenza del buon notajo fu provata da Cesare Paoli, Documenti di Ser Ciappelletto, in Giornale storico della letteratura italiana, vol. V (1885), pp. 329 sgg. Cf. Manni, Istoria del Decamerone, Firenze, 1742, p. 147.

[378]. Più di un santo ebbe a moltiplicarsi, in tutto o in parte, per far contenti coloro che pretendevano essere in possesso dei preziosi avanzi. San Giorgio e San Pancrazio ebbero trenta corpi ciascuno; Santa Giuliana giunse ad averne venti, con ventisei teste. San Gerolamo ebbe due soli corpi, con quattro teste, ma raccolse in compenso sessantatrè dita, ecc., ecc., ecc. Un gesuita savojardo, per nome Giovanni Ferrand, in un suo libraccione sulle reliquie, spiega la cosa dicendo che Dio può bene avere moltiplicato que' capi e quei corpi a dimostrazione della propria potenza e a maggiore edificazion dei credenti. Vedi Lalanne, Curiosités des traditions, des mœurs et des légendes, Parigi, 1847, pp. 117 sgg.

[379]. Di falsi santi, di falsi miracoli e di false reliquie, parla a più riprese Salimbene nella sua Chronica, Parma, 1857, pp. 38-9, 274-6. Egli ricorda, tra l'altro, un Alberto, che ha non poca somiglianza con l'Arrigo del Boccaccio. Stefano di Borbone parla di un ladro venerato per santo, e di un santo il quale fu, in origine, un cane (Anedoctes historiques, légendes et apologues tirés du recueil inédit d'Etienne de Bourbon dominicain du XIIIe siècle, publiés par A. Lecoy de la Marche, Parigi, 1877, pp. 328, 325). Intorno a certe particolarità della credenza religiosa e del culto vedi alcune belle considerazioni di M. Guyau, L'irréligion de l'avenir, Parigi, 1887, pp. 90 sgg.

[380]. Dialogus miraculorum, ediz. Strange, 1851, dist. X, c. 67.

[381]. Vedi in questo volume lo scritto intitolato La leggenda di un filosofo.