NOTE

[407]. Vedile notate dal Landau, Beiträge zur Geschichte der italienischen Novelle, Vienna, 1875, pp. 29-30. Cfr. Gorra, Studi di storia letteraria, Bologna, 1892, Il Pecorone.

[408]. Ed. dei Classici italiani, vol. I, p. 255.

[409]. Il Doellinger non ne parla nel suo libro Die Papst-Fabeln des Mittelalters, Monaco, 1863; seconda edizione, accresciuta di note da J. Friedrich, Stoccarda, 1890.

[410]. Tosti, Storia di Bonifazio VIII e de' suoi tempi, vol. I, pp. 231 sgg.: Gregorovius, Geschichte der Stadt Rom im Mittelalter, vol. V, p. 515. Non e esatto il Drumann quando, non conoscendo la fonte di cui si dirà più oltre, afferma la storiella essere già narrata da contemporanei, Geschichte des Bonifacius des Achten, Königsberg, 1852, parte I, p. 11.

[411]. Lo ripubblicò il Tosti, Op. cit., vol. I, Documento (P), pp. 275-8.

[412]. Nella famosa invettiva che comincia:

O papa Bonifatio,

Molto hai jocato al mondo.

[413]. Vedi Selmi, Chiose anonime alla prima Cantica della Divina Commedia, Torino, 1865, p. 107.

[414]. Quellen und Forschungen zur ältesten Geschichte der Stadt Florenz, parte II, Halle, 1880, pp. 221 sgg.

[415]. Ibid., p. 217.

[416]. Ibid., p. 235.

[417]. Così l'Hartwig: l. che llo.

[418]. D'incanto?

[419]. Acta Sanctorum, t. IV di maggio (1685), p. 523.

[420]. Historia, l. II, ap. Muratori, Scriptores, t. IX, coi. 966: «Ferunt etiam et hunc virum dolosum (sc. Bonifacium) quatenus ad hoc illum (sc. Coelestinum) flagrantius incitaret, dum somno excitatus noctu Deum contenplaretur, per foramen, quod arte fabricaverat, voce tenui saepe dixisse etc.». Francesco Pipino, contemporaneo di Ferreto, non parla (Chronicon, ap. Muratori, t. cit., col. 735) se non di persuasioni fraudolente usate da alcuni cardinali e in ispecie da Benedetto.

[421]. Ap. Böhmer, Fontes rerum germanicarum, t. I, p. 334: «Celestinus... resignavit per hunc modum: dum enim quiesceret, vox ad eum facta est per tubam, quasi esset angelus domini, per tres vices, ut quantocitius propter mundiales occupationes contemplationi insisteret, curam deponeret. Quo facto Bonifacius octavus succedit eodem anno in vigilia nativitatis domini electus, qui hanc fraudolentiam dicitur procurasse».

[422]. Chronicon, ap. Urstisius, Germaniae historicorum p. altera, p. 111: «Hic est Bonifacius, de quo dicitur, quod Caelestino praedecessori suo, viro utique sancto, de quo Curia doluit se in lucris non proficere, per longam cannam loquebatur ad lectum Caelestine cede, Caelestine cede».

[423]. Chronographia, Parigi, 1585, l. IV, p. 659: «Per cannam deceptus est (sc. Coelestinus) voce tanquam coelitus missa insonantem, ut deseret Pontificatum et Bonifacium institueret».

[424]. Chiose anonime, ecc., pp. 18-9. Il Selmi le stimò scritte mentre il poeta era ancora in vita; ma vedi, a questo proposito, Rocca, Di alcuni commenti della Divina Commedia composti nei primi vent'anni dopo la morte di Dante, Firenze, 1891, pp. 108 sgg.

[425]. «E ingegnonno certi cannoni, li quali rispondeano nella sua camera, e per quelli li parlavano di notte, dicendo com'elli erano angeli da Dio messi; e che nel conspetto di Dio era ch'elli non era sufficiente a tanto offizio, e però ch'elli dovesse rifiutare». Jacopo riferisce il dantesco tôrre a inganno notato di sopra, così alla simonia come alla frode usata a Celestino.

[426]. «..... alcuni voglion dire che esso usò con alcuni suoi segreti servidori, che la notte voci s'udivano nella camera del predetto papa» ecc.

[427]. «Et oltre a questo ordinò un buco, che veniva sopra lo letto del papa, avendosi fatto dare una camera a lato a quella del papa, abitando di dì e di notte con lui, perchè il papa sopradetto si fidava molto di lui, et a certe ore della notte metteva uno cannone per questo buco e diceva al papa ch'elli era l'agnolo mandato da Dio, e comandavali» ecc.

[428]. «Dice ancora alcuno che messer Benedetto Gaetani, essendo papa Cilestrino ancora nella sedia apostolica, per farlo rinunziare, veggendo ch'egli n'avea voglia, misse alcuno fanciullo di notte segretamente nella camera sua, dicendogli la notte ch'egli rinunziasse al papato, et simili inganni facendogli; ma come che le favole si dicano, la verità fu che per consiglio di Papa Bonifazio et per sua arte et inganno et sagacità papa Cilestrino rinunziò il papato».

[429]. De vita solitaria, II, 18.

[430]. Islendzk Aeventyri. Isländische Legenden Novellen und Märchen herausgegeben von Hugo Gering, Halle a. S., 1882-4, vol. I, pp. 77-80; vol. II, pp. 65-6.

[431]. Vedi intorno a questi racconti Benfey, Pantschatantra, vol. I, § 56, pp. 159-63; G. Paris, Le récit Roma dans les Sept Sages, Romania, vol. IV, pp. 125 sgg. A questo gruppo appartengono, un racconto di Cesario di Heisterbach (Dialog. mirac., dist. II, cap. 24), la novella 2ª, giorn. IV del Decamerone, la 69ª del Morlini, la 2ª di Masuccio Salernitano e altre.