V.
I demonii avevano due sedi, l'Inferno, per punizione loro e dei dannati, e l'aria, per esercitazione degli uomini, sino al dì del Giudizio[250]. Della sede aerea Dante non dice nulla di proposito; ma la suppone evidentemente quando accenna a tentazioni diaboliche, quando parla della potestà che hanno i demonii di suscitar procelle, o di demonii che contendono agli angeli le anime dei morti.
In Purgatorio Dante non pone demonii: l'antico avversario tenta di penetrarvi in forma di biscia,
Forse qual diede ad Eva il cibo amaro;
ma gli angeli, gli astor celestïali, lo volgono in fuga[251]. I teologi sono comunemente d'accordo nel ritenere che in Purgatorio non ci siano demonii a tormentare le anime; ma moltissime Visioni rappresentano il Purgatorio pieno anch'esso di diavoli, intesi a farvi il consueto officio di tormentatori. La Chiesa, che solo nel 1439, nel concilio di Firenze, fermò il dogma del Purgatorio, la cui dottrina era stata innanzi svolta da S. Gregorio e da S. Tommaso, non si pronunziò sopra questo punto particolare[252]. Dante, che, quanto alla situazione e alla struttura del Purgatorio ha immaginazioni e concetti proprii, quanto alla relazion di esso coi demonii tiene la opinion dei teologi, rifiutando quella dei mistici.
Della situazione dell'Inferno, erano state, ed erano tuttavia, molte svariate opinioni[253]; la più accreditata e diffusa lo poneva nel centro della terra, e questa è appunto l'opinione seguita da Dante. Nell'Inferno dantesco i demonii sono variamente distribuiti, conforme al concetto che il poeta s'era formato della gravità delle colpe e della conseguente gravità dei castighi. Che demonii non debbano essere nel limbo, dove sono gli spiriti magni, solo esclusi dal cielo perchè non ebber battesmo, e i fanciulli morti prima di averlo, s'intende facilmente; e mezzi demonii si possono dire quelli che nel vestibolo scontano lor pena insieme con gli sciaurati che mai non fur vivi. Il primo vero demonio che Dante incontri è Caronte, ed è strano abbastanza che egli non ne abbia posto alcuno a guardia della porta su cui sono le parole di colore oscuro, e che, forzata da Cristo, trovasi ancora, a dir di Virgilio, senza serrame[254]. Nel secondo cerchio è Minosse, solo nominato; ma debbono pure esservi altri demonii esecutori delle sentenze di lui, quelli per le cui mani le anime giudicate son giù vôlte[255].1 diavoli appajono per la prima volta numerosi (più di mille) sulle porte della città di Dite[256]. Possono i diavoli che sono in Inferno, e cui è commesso di tormentare le anime, uscir di là entro? Dante nol dice, ma per alcuni espressamente lo nega. Lucifero è confitto nel ghiaccio, nè si può muovere, suggerita senza dubbio la immaginazione da quel luogo dell'Apocalissi, detta di S. Giovanni, ove si narra che l'arcangelo Michele prese il dragone e lo legò per mille anni[257]. Lucifero legato nell'ultimo fondo dell'Inferno appare anche in alcune Visioni[258]. Efialte è legato[259], mentre Anteo è sciolto[260]. I diavoli della quinta bolgia del cerchio ottavo, non possono uscire di là,
Chè l'alta provvidenza che lor volle
Porre ministri della fossa quinta,
Poder di partirsi indi a tutti tolle[261].
Ed è assai probabile che Dante abbia inteso il medesimo dei diavoli che nell'altre bolge e negli altri cerchi hanno ufficio di punitori.
S. Tommaso, al pari di molti altri teologi, e conformemente a quanto è accennato nel Nuovo Testamento, ammette che fra i demonii come fra gli angeli rimasti fedeli, ci sieno varii ordini e una gerarchia, a capo della quale è Beelzebub[262]. Dante non esprime a tale riguardo una opinione categorica; ma presenta Lucifero quale re dell'Inferno e principe dei demonii[263], cui forse Plutone invoca nel suo inintelligibile linguaggio[264]. Quanto agli altri demonii si può notare qua e là qualche indizio di primazia e di soggezione. Abbiamo già veduto che Minosse deve avere altri demonii sotto di sè, esecutori delle sue sentenze. Chirone sembra essere il duce dei Centauri[265]: Malacoda sembra avere alcuna signoria sui diavoli che tormentano i barattieri[266]. Forse Dante ebbe anche a ricordarsi dell'antica opinione di Erma, di Clemente Alessandrino, di Origene e di altri, che ordinavano i demonii secondo le varie specie di peccati a promuovere i quali più specialmente attendevano: questo dubbio nasce quando si vede l'iracondo Flegias fatto navicellajo della palude degli iracondi[267]; il ladro Caco perseguitare i ladri[268]; Lucifero, il primo traditore, dirompere coi denti i tre grandi traditori[269].
Dante considera l'Inferno quale un regno opposto e contrario al regno de' cieli, e come Dio è l'imperador che lassù regna, l'alto sire del regno della beatitudine, così Lucifero è
Lo imperador del doloroso regno[270],
e le Furie sono
le meschine
Della regina dell'eterno pianto[271].
Questo concetto di un regno satanico si trova già negli Evangeli[272] e in Padri della Chiesa, onde si trasse argomento, nelle rappresentazioni dell'arte, a dare a Lucifero, quali insegne della sua potestà, scettro e corona. Con tali insegne, o seduto sopra un trono, comparve anche Satana fuori dell'Inferno, in molte leggende[273]. Giacomino da Verona chiama anch'egli Lucifero re dell'Inferno[274]; ma, come Dante, gli nega ogni segno e fregio di signoria.